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L'ALTA TECNOLOGIA CHE AIUTA I TRAPIANTI

Una serie di recenti scoperte scientifiche ha permesso di dare una svolta alla strada aperta da Christian Barnard negli anni ’60: dai nuovi farmaci antirigetto che rendono possibili innesti impensabili ai progressi nella robotica, nell’endoscopia, nella telematica

15/11/2005
Il trapianto d'organo rappresenta un polo d’eccellenza italiana: parametri quali numero e complessità degli interventi effettuati, età dei donatori, sopravvivenza del paziente e dell’organo, mostrano trend in continua crescita e ottime performance per il nostro paese. Dal 1992 il numero dei donatori in Italia è aumentato del 271%, determinando un incremento complessivo del numero dei trapianti pari al 247,6% .Tale aumento conferma che il nostro paese, che solo nel 1994 era fanalino di coda per trapianti di organo, è oggi avanti a Francia, Germania e Regno Unito. Per superare i divari fra le regioni in termini di procurement, il ministero della Salute ha attivato un portale Internet per la promozione delle donazioni, dove è attivo il collegamento con il Sistema Informativo dei Trapianti che fornisce in tempo reale il numero dei donatori, dei trapianti effettuati, dei pazienti in lista di attesa ed dei cittadini che hanno espresso la volontà di donazione degli organi. In Italia sono circa 4.400 i trapiantati d’organo candidati ad assumere per tutta la vita una terapia antirigetto. I pazienti debbono pertanto assumere anche antipertensivi e regolatori di metabolismo lipidico per contrastare gli effetti collaterali indesiderati. Malgrado le numerose opzioni terapeutiche disponibili per la profilassi del rigetto e per il trattamento delle malattie autoimmuni, rimane forte la richiesta di farmaci immunosoppressori più efficaci, sicuri ma soprattutto atossici. I farmaci attualmente utilizzati infatti, sopprimono tutte le reazioni immunologiche rendendo le infezioni a decorso rapidamente ingravescente la principale causa di decesso nei riceventi di trapianto. Tra questi farmaci, vi è la azatioprina, che sopprime la produzione di alcuni tipi di globuli bianchi, attivi nel processo di rigetto. Sfortunatamente però, l'azione soppressiva può inibire anche la produzione di altre cellule formate nel midollo osseo, quali globuli rossi e piastrine, responsabili della coagulazione del sangue. Altro immunosoppressore largamente usato è la ciclosporina: il farmaco, in commercio dal 1983, è stato adoperato negli ultimi decenni in trapiantologia come il principale immunosoppressore al posto degli antimetaboliti. Al contrario di questi ultimi, la ciclosporina risparmia il midollo osseo agendo in maniera più selettiva, ma il contraltare della sua grande efficacia è l’elevata tossicità. Novartis, l’azienda farmaceutica che mise in commercio la ciclosporina, attualmente produce una vasta gamma di farmaci innovativi per i trapianti, comprendente tra l’altro il Neoral ( ciclosporina in microemulsione), il Certican (everolimus) che nel dicembre 2003 ha ricevuto il mutuo riconoscimento di 15 Paesi europei, tra i quali l’Italia, ed il Myfortic ( micofenolato sodico a lento rilascio) che, approvato nel marzo 2004 dalla Food and Drug Administration, ha ottenuto l’approvazione in diversi Paesi europei tra i quali l’Italia. Altri farmaci adottati nelle terapie antirigetto sono il Tacrolimus (chiamato anche FK506), un immunosoppressore simile alla ciclosporina ed il Prednisone, uno steroide che riduce le infiammazioni. Una nuova molecola antirigetto, risultata promettente nel migliorare il funzionamento dell’organo trapiantato, si chiama betalacept ed è sviluppata dalla Bristol Myers Squibb. La molecola è stata osservata in uno studio clinico comparativo internazionale pubblicato sul New England Journal of Medicine, lo scorso agosto. I risultati hanno dimostrato che la funzione renale dei malati era significativamente migliore nel gruppo trattato con il betalacept ed è stata osservata una riduzione della frequenza di nefropatie croniche. Sul fronte delle tecniche trapiantologiche, innovative sono lo splitliver nell’ambito dei trapianti di fegato, una tecnica che consiste nella divisione dell’organo in due unità funzionalmente autonome da trapiantare in due riceventi diversi; e la laparoscopia, una innovativa metodica applicata al trapianto di rene che rende meno invasivo per il donatore l’intervento di asportazione, consentendo un rapido decorso postoperatorio. Indubbiamente, sia lo split liver che la laparoscopia rappresentano soluzioni d’avanguardia che possono contribuire ad un maggiore soddisfacimento della domanda di trapianti. Parallelamente a questi studi si svolge la sperimentazione nell'ambito degli organi artificiali (protesi) in grado di sostituire gli organi a funzione meccanica (cuore e polmone) senza la difficoltà di approvvigionamento e delle reazioni biologiche del rigetto. «Raggiunto oramai da tempo l’obiettivo di garantire una vita lunga all’organo trapiantato, il nuovo challenge da vincere – afferma il Antonio Secchi, responsabile del programma di ricerca strategica trapianti del San Raffaele è garantire terapie antirigetto che non inibiscano le difese immunitarie e siano meno tossiche per i pazienti che spesso sono sottoposti a terapie ad vitam con conseguenti seri rischi di infezione e di tumore. In secondo luogo – continua il prof. Secchi – è necessario raggiungere elevati livelli di tolleranza, poter effettuare terapie ad personam, monitorando lo stato di tolleranza nel singolo paziente". SILVIA MARIA BUSETTI (La Repubblica)
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