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L'amministratore di sostegno non può dare il consenso per la donazione di organi

La sentenza del tribunale di Mantova

12/12/2016

L'amministratore di sostegno non può essere autorizzato dal giudice a manifestare il consenso al prelievo di organi per conto del rappresentato, incapace di agire, se la misura protettiva sia stata adottata in considerazione dell'impossibilità di questi, di badare ai propri interessi. Lo afferma il Tribunale di Mantova, con sentenza del 25 agosto 2016 (Relatrice Alessandra Venturini).

A sollecitare la pronuncia è la richiesta di un amministratore di sostegno tesa a ottenere dal giudice tutelare il benestare a esprimere, in luogo del suo rappresentato, la disponibilità all'eventuale donazione degli organi, ove non fosse riuscito a superare la gravissima situazione clinica in cui versava. Il ricovero in terapia intensiva e il coma cerebrale ne facevano ormai presumere la morte imminente. Condizioni, che avevano indotto i medici del reparto a chiedere all'amministratore - assenti parenti stretti del paziente - il consenso a un eventuale prelievo di organi e tessuti, non avendo il malato mai manifestato, in precedenza, alcuna decisione in merito.

Autorizzazione rigettata
Il meccanismo del silenzio-assenso previsto dagli articoli 4 e 5 della Legge 91/99, resa a disciplina della materia - spiega il Tribunale - non è stato mai attuato. E comunque, prosegue, la dichiarazione di volontà di disponibilità alla donazione (articolo 4, comma 3) non è consentita, come si legge nel testo normativo, «per i nascituri, per i soggetti non aventi la capacità di agire nonché peri minori affidati o ricoverati presso istituti di assistenza pubblici o privati». Tuttavia, a pesare, è stata la particolarità della vicenda concreta, che ha suggerito al giudice una soluzione su misura. L'amministrazione di sostegno si differenza dai provvedimenti d'interdizione e inabilitazione per il maggior ambito di autonomia riconosciuto all'amministrato. Del resto, l'istituto dell'amministrazione di sostegno ha la finalità di offrire a chi si trovi nell'impossibilità, anche parziale o temporanea, di curare i propri interessi, uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, adeguandosi, anche per flessibilità e agilità della procedura, alle esigenze del soggetto (Tribunale di Genova, 2316/16). Nell'ipotesi specifica, però, l'amministrato non aveva mai avuto un vero margine di autodeterminazione. La misura di tutela disposta in favore del degente, infatti, era stata adottata soltanto a seguito di una puntuale verifica della sua incapacità a provvedere autonomamente ai propri interessi a causa di un'infermità psichica (schizofrenia cronica tipo paranoide). Andava messo in conto, pertanto, che, già prima che il quadro medico dell'uomo precipitasse il suo stato di salute mentale era equiparabile a quello di «un soggetto incapace di agire, per il quale non è consentita da parte del rappresentante, il rilascio di manifestazione di consenso alla donazione di organi». Di qui, le ragioni del "no" opposto dal giudice mantovano all'istanza avanzata dall'amministratore di sostegno.
(Selene Pascasi, Il  Quotidiano del diritto)

 

Consenso al prelievo di organi da parte dell’amministratore di sostegno

Trib. Mantova, sentenza 25 agosto 2016 (Rel. Alessandra Venturini)

TRIBUNALE DI Mantova

IL GIUDICE TUTELARE DI Mantova

Vista la richiesta depositata in data 24.08.2016 da B. F., nella sua qualità di Amministratore di Sostegno di B. P., nato a ... il ..., di autorizzazione a manifestare il consenso in rappresentanza esclusiva dell’amministrato all’eventuale donazione di organi;

premesso che: con decreto in data 15.12.2009 B. F. è stato nominato amministratore di sostegno di B. P.; che, come rappresentato nell’istanza, B. P. è stato ricoverato in data 22.08.2016 nel reparto di Terapia intensiva dell’Ospedale... in stato di coma cerebrale; che, in vista di una probabile morte cerebrale i medici del reparto hanno richiesto all’Amministratore di Sostegno se lo stesso potesse decidere al fine della donazione degli organi del paziente, non avendo B. P. parenti stretti e non avendo lo stesso manifestato in precedenza alcuna decisione in merito; che pertanto B. F. ha richiesto di essere autorizzato a manifestare detto consenso in rappresentanza di B. P.;

rilevato che la donazione degli organi è disciplinata dalla l. n. 91/99; che il meccanismo del silenzio-assenso previsto dagli art. 4 e 5 della legge citata non ha mai trovato attuazione; che la dichiarazione di volontà di disponibilità alla donazione ai sensi dell’art. 4, comma 3 “non è consentita … per i nascituri, per i soggetti non aventi la capacità di agire nonché per i minori affidati o ricoverati presso istituti di assistenza pubblici o privati”; che la misura di tutela dell’amministrazione di sostegno in favore di B. P. è stata adottata verificata l’incapacità dello stesso di provvedere autonomamente ai propri interessi a causa di infermità psichica (schizofrenia cronica tipo paranoide), come risulta dal relativo decreto; che nel caso pertanto la precedente condizione di B. P. deve equipararsi a quella di soggetto incapace di agire, per il quale non è consentita da parte del rappresentante, il rilascio di manifestazione di consenso alla donazione di organi;

che pertanto l’istanza non può essere accolta;

PQM

visto l’art. 4 l. n. 91/99;

RIGETTA

l’istanza di autorizzazione in epigrafe riportata.

 

Mantova, lì 25.08.2016

IL GIUDICE TUTELARE

dott.ssa Alessandra Venturini

 

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