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L'angoscia in attesa di un trapianto.

La vita stravolta di un libero professionista in attesa di un doppio intervento per avere un rene e pancreas nuovi.

27/09/2010
«Non ho paura di morire, l'unica cosa che mi preoccupa è di perdere il lavoro». Così Valentino inizia a raccontare la sua vita da malato di diabete mellito di tipo 1. Una malattia che lo sta segnando da 44 anni, quando gli è stata diagnostica ne aveva solo 5, e che gli ha tolto molte cose, ma non la forza e la volontà di combattere. Da alcuni mesi gli si è spalancata l'opportunità del trapianto combinato pancreas-rene, ma nell'ambiente lavorativo nessuno lo sa e soprattutto non ne deve venire a conoscenza. Lui è un libero professionista. Opera nel settore della comunicazione, vive a Torino ma viaggia spesso in tutta Italia e guadagna, ovviamente, solo su commessa. Dopo non poche difficoltà è riuscito a entrare nella lista d'attesa dell'ospedale Molinette di Torino. Un traguardo importante, ma la notizia gli ha creato emozioni contrastanti: da un lato gioia, dall'altro ansia: «Se si spargesse la voce del mio stato di salute - dice – penserebbero che io non sia più in grado di garantire la mia presenza, la continuità in caso di lavori medio-lunghi, diventerei un elemento inaffidabile, dunque da evitare». Così Valentino cerca di vivere ogni giorno in modo sereno, fingendo con i colleghi e correndo, tra un impegno e l'altro, in ospedale per sottoporsi a visite e analisi. E di accertamenti ne ha fatti davvero tanti. Circa una ventina negli ultimi dieci mesi. Li descrive in modo minuzioso. In particolare la Total Body, una risonanza magnetica che per circa due ore l'ha obbligato a restare immobile in un tubo di metallo freddo. Poi parla di retto-colonscopia, scintigrafia miocardica e coronarografia. Lo sguardo si fa più serio e perde un po' di quella luce che rispecchia la sua tranquillità. Valentino, oltre all'insufficienza renale, ha un serio problema alle arterie. Tutti questi anni di diabete gliele hanno danneggiate, invecchiate e indurite. E l'operazione a cui si deve sottoporre diventa, per lui, “ad alto rischio”. Le equipe mediche delle Molinette e del Martini, che hanno confrontato e studiato il suo caso, inizialmente gli hanno sconsigliato il trapianto perché non si ha la certezza che ne esca vivo. L'alternativa sarebbe, oltre all'insulina, anche la dialisi. Così ha deciso di rischiare. «Questa non è più vita. Il mio diabete è diventato anarchico – spiega - è peggiorato a tal punto che la terapia insulinica non risponde più, non mi copre gli sbalzi glicemici che sono sempre più numerosi e improvvisi. Mi è capitato già due volte di svenire per strada e di riprendermi solo dopo diverse ore». L'attesa è iniziata e la routine è cambiata. Non si separa mai dal suo cellulare. Tra i numeri della moglie e degli amici ha scritto in maiuscolo TRAP 1 e TRAP 2. Lui ci scherza su: “Non sono i numeri del vecchio Trapattoni. Sono i recapiti dei centri di trapianto di fegato e rene. Una loro chiamata significa che nell'arco di un'ora devo essere in grado di raggiungere l'ospedale. Altrimenti il mio organo vola via”. Ha fatto delle rinunce, da cene e gite fuori porta alle vacanze. Se va al cinema o a teatro deve scegliere i posti a inizio fila per poter uscire dalla sala il più velocemente possibile. E deve fare attenzione a non ammalarsi. Anche un semplice raffreddore metterebbe a rischio l'operazione. «Avevo una riunione di famiglia per festeggiare il compleanno di mia sorella ma la mia nipotina aveva la scarlattina e non sono potuto andare». Lui li definisce piccoli sacrifici. Gli è pesato di più sedersi a tavolino con la moglie e decidere cosa fare dei propri investimenti. Come modificare il testamento per assicurare ai suoi cari un tenore di vita adeguato a quello attuale nel caso in cui le cose non dovessero andare per il verso giusto. «Alla morte ci penso, è ovvio, ma non mi spaventa – ripete – non posso pensare di continuare a vivere in queste condizioni. Non è vita per me, ormai. Credo, invece, che se tutto andrà per il verso giusto mi rifarò con gli interessi». E ha promesso di raccontarlo. (Daniela Lanni, Agb)
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