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L’Italia al terzo posto in Europa per donazioni di organi: la parola alla presidente di Aido

23/05/2019

Quanto è importante la consapevolezza della donazione degli organi? Moltissimo da quanto ci spiega Flavia Petrin, la Presidente Nazionale dell’Aido, l’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, la principale associazione nazionale che si occupa di promuovere il dono a scopo di trapianto. Abbiamo chiarito alcuni punti con lei per capire meglio come l’Italia si rapporta a questa tematica.

Qual è la situazione in Italia quando si parla di donazione degli organi?
La situazione è generalmente buona ma, come spesso succede in Italia, molto diversificata. Mi piace sottolineare che la Toscana è particolarmente generosa e in tema di donazioni e trapianti ha percentuali che la pongono ai primi posti in Europa. Purtroppo ci sono invece regioni, in particolare nel Meridione d’Italia, che fanno molta più fatica. I dati generali comunque dicono che nel periodo 2014-2018 le donazioni sono aumentate del 24,4% e il 2018 per donazioni e trapianti è il secondo migliore di sempre, dopo un 2017 straordinario. Per il terzo anno è in riduzione la lista di attesa per il trapianto di rene ma oltre 8.700 persone sono ancora in attesa di un dono speciale per poter condurre una vita normale. Se andiamo a vedere gli indici di qualità dei trapianti i dati sono estremamente positivi: ad esempio la sopravvivenza dei trapiantati di rene a un anno dall’intervento è del 97,3% e il 93% dei pazienti torna al lavoro dopo il trapianto o è in condizione di farlo. Le opposizioni alla donazione al momento del decesso sono ancora vicine al 30%. Questo dato risente molto del fatto che in assenza di volontà espressa in vita viene chiesto ai familiari aventi diritto in un momento molto doloroso, quando hanno appena perso un loro caro.

Le statistiche dicono che il 2018 è stato un anno di crescita per le donazioni: secondo lei sta crescendo una consapevolezza dell’importanza di queste?
Sicuramente si sta diffondendo in tutta la nazione la disponibilità al dono perché sono in atto alcune azioni molto incisive. Oltre al lavoro di Aido, infatti, da rilevare che sta dando ottimi risultati il progetto “Una scelta in Comune”, in cui AIDO è partner, che coinvolge le Anagrafi dei Comuni italiani, e che prevede la possibilità per il cittadino maggiorenne di esprimere il consenso o il dissenso alla donazione di organi e tessuti al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità. Al 14 maggio 2019 quasi 5 milioni e mezzo sono i cittadini che si sono espressi di cui circa l’80% ha espresso una volontà favorevole. I soci Aido rappresentano un terzo dei consensi. Questo vuol dire che solo l’11% dei cittadini maggiorenni si è espresso. Siamo convinti che molte più persone sono favorevoli alla donazione ma non hanno espresso la loro volontà.

Quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano quando si parla di donazione degli organi?
Le difficoltà che si incontrano quando si parla di donazione sono di diversa natura. Certamente ha una grande influenza il fatto che ci sia poca informazione su una tematica non facile. In assenza di espressione in vita, viene chiesto ai familiari aventi diritto di esprimere il volere del proprio caro dopo aver ricevuto la notizia del decesso. È difficile dover prendere una decisione in queste drammatiche condizioni. Come è possibile farlo in modo consapevole se ci sono dubbi, se non si conosce la volontà del defunto? In quel momento di strazio e di dolore che ha bisogno di essere elaborato, a volte la risposta più immediata è la negazione. Non vogliamo colpevolizzare queste persone, visto la drammaticità della loro situazione, ma ricordiamo che per ogni rifiuto ci sono persone in lista d’attesa (specialmente per il trapianto di cuore, di fegato e polmone che sono organi salvavita) possono morire perché un organo, che avrebbe potuto salvarli, non arriverà in tempo.

Come si piazza l’Italia rispetto al resto dell’Europa quando si parla di donazione e trapianti?
In Italia ci sono 22,5 donatori per milione di persone, contro una media europea di circa il 17%. Questo dato ci colloca al terzo posto tra i Paesi europei, dopo la Spagna e la Francia. Un dato importante, se guardiamo per un attimo le donazioni da vivente, ci fa vedere che le donne italiane sono le prime donatrici in Europa. In tutto il continente la media si attesta al 58% mentre in Italia arriva al 70%, il doppio rispetto agli uomini. Il dato emerge da uno studio del Centro nazionale trapianti sulle differenze di genere nelle donazioni. A livello europeo, la Spagna è al 65%, Gran Bretagna e Turchia al 55% e la Francia al 48%.

Perché è importante dare, già anche in vita, il proprio consenso alla donazione?
Aido da 46 anni propone la scelta consapevole in vita. Esprimere in vita la volontà sulla donazione, qualunque sia, favorevole o meno, è una garanzia che la scelta venga rispettata e solleva la famiglia e i parenti, dalla responsabilità di dovere scegliere al posto del proprio caro nel momento più difficile. Scegliendo per tempo, in tutta tranquillità, dopo essersi informati correttamente e di avere soprattutto acquisito alcune certezze: che il prelievo avverrà solo in caso di morte accertata; che gli organi verranno assegnati a chi ha più bisogno; che con gli organi prelevati si potrà restituire serenità, gioia e vita piena a qualche persona. È bello pensare che donando i propri organi si rende possibile il ritorno alla vita piena a persone in lista di attesa e che ogni trapianto porta serenità e gioia non solo alla persona salvata, ma anche ai suoi famigliari, ai suoi amici, al suo mondo degli affetti. Infine non dobbiamo dimenticare che con il trapianto il Servizio Sanitario Nazionale risparmia milioni di euro che possono essere investiti per altri malati.

Fino a quale età si possono donare organi e tessuti?
Non esistono precisi limiti di età. In particolare per reni e fegato non si guarda l’età biologica ma la funzionalità dell’organo. L’età media dei donatori è intorno ai 70 anni. Oggi si possono prelevare organi da donatori di età anche superiore agli 80 anni e ai 90 anni.

(Deborah Villarboito, Il-Cosmo.com)

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