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La campagna di comunicazione itinerante sull’epatite B.

Dal 12 marzo al 20 aprile coinvolti 26 capoluoghi di 10 Regioni. Sono quasi 700mila le persone affette da epatite B.

11/03/2010
Sono quasi 700mila in Italia le persone affette da epatite B. E circa la metà non sa di esserlo. Per sensibilizzare a questa infezione che, se non trattata, può evolvere in patologie particolarmente gravi come la cirrosi epatica e il tumore del fegato, partirà domani la campagna “Epatite B: il tour”, un’iniziativa realizzata da A.I.S.F. (Associazione Italiana per lo Studio del Fegato), S.I.G.E (Società Italiana di GastroEnterologia), S.I.M.G. (Società Italiana di Medicina Generale) e S.I.M.I.T. (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) con il contributo di Bristol-Myers Squibb. Due camper, allestiti a postazione mobile, percorreranno le strade italiane per incontrare migliaia di cittadini in 26 capoluoghi di 10 Regioni, con l’obiettivo di promuovere informazione, prevenzione, diagnosi precoce e trattamento tempestivo della malattia. L’epatite B infatti, oltre a essere particolarmente virulenta, è a lungo asintomatica: “L’asintomaticità – ha commentato Evangelista Sagnelli, presidente della S.I.M.I.T. - è il motivo per cui la metà delle persone è inconsapevole del proprio stato di malattia. Circa la metà degli adulti con epatite B non mostra sintomi particolari e la diagnosi avviene per lo più in modo occasionale o quando la progressione della malattia determina un quadro clinico evidente”. “L’epatite cronica, infatti - ha aggiunto Nicola Caporaso, past president della Sige - può evolvere in cirrosi che a sua volta può evolvere in epatocarcinoma. Tra i malati cronici, circa il 20 per cento subisce una progressione del danno epatico fino alla cirrosi e al cancro; e si può anche arrivare a dover ricorrere al trapianto di fegato”. Per contrastare questo decorso, sono due le raccomandazioni da non dimenticare: “La prima – ha sottolineato Raffaele Bruno, segretario dell’Aisf - è di prendere le opportune precauzioni per evitare il contatto con liquidi biologici infettanti, la seconda è di effettuare la vaccinazione, che conferisce un’immunità a lungo termine”.
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