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LA CORTE DI CASSAZIONE DA' RAGIONE ALL'AIDO

La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Presidente della Lega contro la predazione degli organi e la morte a cuore battente. Confermata la condanna emessa dal Tribunale di Bergamo per diffamazione nei confronti dell'AIDO.

14/10/2001
La Corte di Cassazione (quinta sezione penale), il 3 ottobre scorso, ha dichiarato "l'inammissibilità totale del ricorso" presentato dalla Lega contro la predazione degli organi e la morte a cuore battente che, l'8 giugno del 2000 fu condannata dal Tribunale di Bergamo per diffamazione ai danni dell'AIDO a 1 milione di multa e 10 milioni di risarcimento. Come si ricorderà in più occasioni la Lega aveva diffuso un volantino nel quale si leggeva: "Da venti anni l'AIDO diffonde malainformazione e inganna le persone di buona fede....L'AIDO è messaggera di morte e non di vita... E' una lobby affaristico-economica di copertura dell'industria trapiantistica. Usa il voto di scambio per ottenere leggi infami per il procacciamento di organi...". La Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha fatto proprie le motivazioni della sentenza. Di seguito trascriviamo i passaggi più significativi. " E' pertanto indubitabile che offende l'immagine di cui l'AIDO gode in seno alla società, e, quindi, delle persone fisiche dei suoi associati, l'accusa, rivolta pubblicamente a detta associazione, non tanto e non solo di disinformazione, ma di "malainformazione" ovverosia di una informazione volutamente alterata mediante l'inganno delle persone mosse dal meritevole intento di aiutare il prossimo con la donazione dei propri organi, dopo la morte, inganno che si assume giocato sullo stesso concetto di morte-cerebrale o conseguente all'arresto di tutte le funzioni vitali. Lo stesso dicasi dell'etichetta di "messaggero di morte", gravemente offensiva della reputazione di coloro che, a ragione o meno, si battono per assicurare, mediante l'espianto degli organi, da soggetti le cui funzioni cerebrali sono cessate, ed il successivo loro trapianto su pazienti con prognosi infausta, una chance di sopravvivenza e quindi di vita a malati che, altrimenti, non ne avrebbero. Va inoltre rilevato che, per costante giurisprudenza ricorrono gli estremi di un'ingiusta offesa, integrante il reato di diffamazione, anche nell'ipotesi in cui l'addebito sia espresso in forma tale da suscitare il semplice dubbio su una condotta disonorevole. E il dubbio che l'AIDO, se non far commercio di organi, quantomeno persegua occulte finalità di arricchimento ben può sorgere in chi legge il volantino ed, in particolare, il collegamento che in esso si propone, fra un'associazione, dichiaratamente senza fini di lucro, ed, anzi, con scopi umanitari, quale è l'AIDO, ed il concetto di "lobby politico economica", che evoca l'immagine di una loggia, di un gruppo di persone dotato di potere economico tale da influenzare, in maniera occulta (significativa è, al riguardo, l'espressione "di copertura"), le scelte del potere politico trasformando la pratica dell'espianto e del trapianto in un vero e proprio business, oggetto di una "industria" appunto "trapiantistica". Ugualmente infamante è l'accusa di voto di scambio, ossia di un'attività intesa ad assicurare illeciti profitti ai parlamentari, eletti grazie ai voti assicurati dall'AIDO, che promuovano l'approvazione di leggi che favoriscano il procacciamento di organi". Un'ultima osservazione riguarda il diritto di critica, come garantito dall'art. 21 della Costituzione. Il Tribunale ritiene che la diffusione di correnti di pensiero scientifico, filosofico, etico ecc. contrarie alle leggi in materia di prelievo e trapianto di organi è legittimo. In questo caso però le critiche mosse all'AIDO presenti nel volantino non rispettano il limite della correttezza dell'esposizione e della verità dei fatti oggetto della critica. La conclusione è che il volantino è stato redatto e diffuso volutamente, quale mezzo per screditare l'AIDO agli occhi dell'opinione pubblica. Da qui la condanna penale. (vipas)
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