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LA FITO HA OTTO ANNI

La Fondazione per l'incremento dei trapianti di organo, presieduta da Pilade Riello, ha fatto il bilancio dei suoi primi otto anni di attività.

01/12/2003
"Non si è mai fatto nulla di grande senza entusiasmo". E Pilade Riello questo aforisma di Ralph Emerson lo vive come fosse il suo primo giorno di presidente della Fito, la Fondazione per l'incremento dei trapianti di organo giunta all'ottavo anno di vita. Alla realtà delle donazioni e dei trapianti, l'imprenditore veronese si è accostato anni fa quando un suo capo-officina gli chiese di fare qualcosa perché il figlio aveva bisogna di una cornea. E da allora questo mondo non lo ha più abbandonato. La storia della Fito inizia da lui e da un impegno che dal 1995 ad oggi ha costruito un cammino importante. Nei giorni scorsi a Villa Tacchi di Gazzo Padovano si è parlato di questa missione sanitaria, civile e umana in un meeting al quale, assieme a Riello e all'assessore regionale alla sanità Fabio Gava, hanno partecipato alcuni dei principali protagonisti del prezioso lavoro che si incentra sui trapianti: Mario Scalamogna, presidente del Nord Italia Transplant, Sante Venettoni del Centro nazionale trapianti, Giampietro Rupolo direttore del Centro regionaledi riferimento, Gianpaolo Braga vicepresidente del Corit, il consorzio per la ricerca sui trapianti. Il racconto dei primi otto anni della Fito lo ha fatto lo stesso Riello, partendo dalla fase iniziale del pionierismo in cui nel Veneto, come in tutta Europa, la scarsità di organi era notevole, per cui, malgrado chirurghi di valore, come Pietro Confortini e Vincenzo Gallucci, e ospedali all'avanguardia, pochi fortunati riuscivano a ricorrere al trapianto e a sopravvivere. C'era bisogno di un organismo che operasse sul territorio, che creasse stimoli, e che incentivasse a diffondere la cultura delle donazioni. E fu così che la Regione, con l'allora assessore Cadrobbi, creò la Fondazione. Direttore venne nominato Remigio Verlato, primario del S. Bortolo dal '75 al '90. E la straordinaria avventura partì. In tre anni i donatori aumentarono del 117 per cento, e parallelamente si innalzò il numero dei trapianti passato da una media di 90 a circa 200 l'anno, tanto che il Veneto salì ai primi posti della graduatoria nazionale. Il trend di crescita è poi proseguito incessantemente. Oggi i donatori sono 29 per ogni milione di abitante, una media superiore a quella italiana ed europea, si fanno ancora più trapianti (361 nel 2002, anche se le liste di attesa restano consistenti). Nel frattempo però, dopo l'approvazione della legge 91 del '99, è nato il Centro nazionale trapianti, la Fito ha avuto l'incarico della formazione e della promozione, e ha dato il via a iniziative finalizzate tanto da essere scelta dal Ministero della salute per realizzare in tutta Italia corsi riservati ai medici di base e ai responsabili delle associazioni del volontariato. La sfida per il futuro parte da qui e dall'attività di ricerca del Corit. Oggi la Fito è un modello imitato anche all'estero. "Chi fa l'imprenditore e ha successo, riceve molto - spiega Riello - ed è per questo che ha il dovere di restituire al territorio ciò che ha avuto. Una serie di coincidenze ci hanno consentito di arrivare fin qui con questi risultai e ora guardiamo avanti". La Fito, dunque, "motore di progresso" come l'ha definita l'assessore Gava, riparte per il futuro. Prino atto: lo stanziamento di 26 mila euro per due borse di studio da destinare alla ricerca universitaria. E intanto per ricordare i primo otto anni lascia un segno di gratitudine a quattro benemeriti: Scalamogna e Verlato, Antonio Giacon presidente regionale dell'Aned, l'associazione degli emodializzati, e Maria Grazia Bettiol presidente dell'Aido veneta. (f.p.)
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