indietro

LA FORZA DEI GENEROSI

Si sono svolti in forma privata i funerali dei medici e del tecnico del centro trapianti di Cagliari deceduti nel disastro aereo il 24 febbraio scorso. Li ricordiamo con l'articolo di Enzo Biagi.

07/03/2004
LA FORZA DEI GENEROSI di ENZO BIAGI È accaduto martedì. Erano in volo da Roma a Cagliari per fare un trapianto. L'apparecchio si è schiantato: sei morti per salvare una vita. La gente dice: è il destino. Per me è la generosità. Sono morti per realizzare un sogno antico come l'uomo: poter sostituire i tessuti malati con altri sani, avere, per gli organi che non funzionano, il pezzo di ricambio. Già sei secoli prima della nascita di Cristo gli indiani aggiustavano i nasi deformi con la pelle presa dalla fronte. I santi Cosma e Damiano, patroni dei chirurghi, sono rappresentati dal Beato Angelico intenti a saldare la gamba di un negro, forse involontario benefattore, nel troncone di un bianco mutilato. È Vladimir Filatov che nel 1924 riesce a trapiantare una cornea. La fede, la scienza, l'uomo. La speranza di sempre nuove conquiste non è irrealizzabile, ma resta ancora da abbattere un complicato ostacolo: il corpo rifiuta gli elementi estranei. I globuli bianchi, che lo difendono dagli attacchi dei microbi infetti, o dall'invasione di sostanze dannose, non distinguono tra avversari ed alleati e uccidono anche gli innesti. Le tecniche operatorie, invece, offrono possibilità che pochi anni fa sembravano impensabili. Il progresso della meccanica e della chimica ha reso attuabili anche i più avventurosi tentativi. C'è il rene artificiale che consente di depurare il sangue con un processo di dialisi; è una specie di filtro che elimina gli eccessi di urea. Con la gomma al silicone si fabbricano trachee e tendini, con le resine si fanno protesi dentarie, con gli elastomeri arterie artificiali. I transistor permettono ai sordi di udire, i pacemaker regolarizzano i ritmi cardiaci. Si sono progettati addirittura degli occhi elettronici, o delle minuscole telecamere, capaci di rendere la vista ai ciechi. Dietro ogni impresa della tecnologia, il coraggio e la perseveranza di alcuni uomini. Incontrai, a Mosca, Vladimir Demichov, uno dei grandi della scienza sovietica, e la sua autorità era riconosciuta ovunque. Aveva inventato uno strumento per cucire le arterie, aveva fatto vivere un cane con due teste, e due cani con un solo cuore e una sola coppia di polmoni, la sua tecnica, la sua immaginazione, la sua curiosità scientifica ne facevano un personaggio unico. Aveva fatto l'operaio in una fabbrica di trattori per mantenersi agli studi. Mi spiegò che il cuore umano lavora per centocinquanta anni, e che un cuore nuovo non cambia radicalmente la psiche dell'uomo che lo riceve. Però la consapevolezza e la sensazione di essere scampato alla morte, di vivere qualcosa di grande, di star bene, dovrebbero modificare il carattere in meglio. Con il trapianto cardiaco e di altri organi un uomo potrà vivere in futuro anche fino a 150 o addirittura 200 anni. Chissà. Anche per questo martedì abbiamo contato sei morti in più.
torna su