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LA GENEROSITA' DEGLI ITALIANI NEI CONFRONTI DELLA DONAZIONE

L'analisi del prof. Francesco Alberoni, studioso dei comportamenti.

05/10/2003
Quella grande generosità italiana. Qualcuno ha parlato di miracolo italiano. Qualche altro di uno di quei colpi d'ala che solo l'Italia sa dare. Certo è che l'Italia dei trapianti, in pochi anni, dagli ultimi posti è balzata alle alte vette sulla scena europea, non solo per le donazioni ma anche per i trapianti. Come si concilia un Paese che dà l'idea di litigiosità, che sembra vivere di contrasti e che poi, davanti alla donazione degli organi, diventa un esempio mondiale di altruismo e solidarietà? La domanda è per il professor Francesco Alberoni, profondo studioso dei comportamenti, puntuale commentatore della quotidianità nelle analisi sul "Corriere della Sera". Esistono due Italie. Un' Italia Politica litigiosa, fatta di insulti, querele, sempre al limite della guerra civile. E' messa in moto dai partiti, dalla lotta per il potere, dagli interessi economici e non economici, dai mezzi o dai giornali e dalla TV. Gli italiani vi si fanno coinvolgere, ma non completamente. E su questa base funziona la seconda Italia, dove c'è molta solidarietà, amicizia e addirittura altruismo. Vediamo quanto succede quando c'è un lutto in una piccola o grande città, un lutto che colpisce, che segna le coscienze. Ebbene, la gente partecipa al dolore senza alcuna divisione politica. Si reca al funerale, in gran numero, e dimostra la sua partecipazione con il pianto e anche con l'applauso. Questo dimostra che sa essere solidale e ignora completamente i contrasti che, invece, la vedono protagonista sui Media. Vorrei citare anche l'esempio che stanno dando i nostri soldati che fanno parte delle Forze di Pace in zone infuocate del mondo. I nostri soldati sono apprezzati per il loro senso di equilibrio, per il grande spirito di solidarietà che danno alle popolazioni senza fare distinzioni fra le idee in lotta. E per questo, i nostri soldati sono ammirati e addirittura richiesti. Il Volontariato italiano è portato ad esempio nel mondo. E' vero. Il Volontariato in Italia è molto esteso sul territorio. Pensiamo alle tante e tante Associazioni che aiutano i malati, i congiunti dei malati, i detenuti, quanti sono in difficoltà. Pensiamo solo a quell'eccezionale risposta che gli italiani danno quando vengono lanciati appelli per la raccolta dei fondi da destinare alla Ricerca. L'aiuto reciproco in Italia è molto forte. E poi siamo in un Paese dove la Famiglia resta molto unita. Anche quando c'è un divorzio, una separazione, i rapporti non si rompono mai completamente, ci sono gli zii, i nonni. Anche gli anziani in Italia non sono abbandonati come in altri Paesi europei. E' chiaro, ci colpiscono i casi eclatanti di divisione, ma nella generalità c'è un'unità. Vorrei ricordare quanto avvenne quando un bimbo americano venne ucciso da malviventi in Calabria e i genitori donarono i suoi organi. In tutta Italia, fu corale la risposta. Quasi in segno di solidarietà con quella famiglia, furono in molti che si iscrissero all'Associazione dei donatori di organi(AIDO). Ma quando è che la gente non risponde? Quando vengono deluse le attese che la gente ripone sulle strutture che gestiscono la Società, quando funziona male la burocrazia, la Sanità, allora gli italiani diventano diffidenti. In questo caso possiamo anche avere dei rallentamenti nella donazione di organi. Secondo lei, quali fattori hanno spinto e spingono gli italiani a donare gli organi dopo un lungo periodo di dinieghi? Questi italiani che sanno dare una parte di sè, dimostrano che in loro c'è, ben radicata, la tradizione cristiana. Così come in Spagna, dove più che in Italia si donano gli organi. Si comprende bene che ricevere un organo è ricevere la vita e quindi si tratta di un atto spirituale. Questo spinge gli uomini a donare. Fanno resistenza quando, come detto, vedono che qualcosa non funziona. E' questo il motivo per cui le donazioni erano meno frequenti nel Meridione. Non perchè lì ci fosse una particolare "sacralità del corpo" ma una maggiore inefficienza dello Stato. Dicevano no perchè non erano informati e non vedevano un progetto organizzativo sul Territorio. Quando gli italiani tutti, sono stati correttamente informati, non con complesse Campagne ma con poche e mirate parole e soprattutto con parole convincenti, quando si è visto che sul Territorio si lavorava con competenza, mettendo in piedi una rete funzionale allora quella cultura della solidarietà è venuta fuori. Quindi il modello comunicazione-organizzazione della rete della donazione e del trapianto si è dimostrato e si dimostra vincente e trova facile risposta nella solidarietà umana. In netto contrasto con quell'immagine di un popolo lacerato da un odio feroce per il settarismo politico. Diamo una cattiva impressione di un odio in politica ma, fortunatamente, siamo un esempio di solidarietà sociale. Le vorrei citare, in chiusura, un caso. Guardi cosa avviene sulle spiagge quando uno degli innumerevoli extracomunitari si avvicina ad un ombrellone per vendere. Nonostante il fastidio e l'insistenza, di solito, la gente è gentile. Solo raramente, un' intemperanza. In altri Paesi non potrebbero nemmeno avvicinarsi. E di casi così ne potrei portare tanti.
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