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La trachea, primo organo tissutale trapiantato?

Attenzione al clamore mediatico.

21/05/2014
Le principali scoperte scientifiche meritano la dovuta attenzione della stampa per diversi ordini di fattori, non ultimo quello di dare il giusto risalto alla notizia nella comunità medica e tra la popolazione. Purtroppo il travisamento delle informazioni mediche è sempre possibile ed è particolarmente problematico quando gli organi d’informazione e di stampa, siano essi di estrazione scientifica o “profana”, sono indotti a credere, con l’inganno, a scoperte mediche irrealistiche. Nel 2008 e nel 2011 sono stati pubblicati su una prestigiosa rivista scientifica internazionale due articoli rivoluzionari relativi alla rigenerazione tracheale ottenuta utilizzando cellule staminali estratte dal midollo osseo del paziente che, in combinazione con una impalcatura sintetica, avrebbero permesso di creare una trachea artificiale trapiantata successivamente sullo stesso paziente. Nel settembre 2012 un articolo pubblicato sul New York Times titolava: “A first: organs tailor-made with body’s own cells“, presentando la rigenerazione della trachea come la prima procedura di medicina rigenerativa progettata per impiantare organi “bioartificiali”. Questi risultati vennero pubblicizzati dalla stampa e interpretati dall’opinione pubblica come l’inizio di un’era “d’ingegneria” di organi complessi come il cuore, il fegato e i reni, suggerendo che i problemi legati all’immunosoppressione nell’allotrapianto sarebbero diventati presto solo un ricordo. Pierre R. Delaere e Dirk Van Raemdonck, rispettivamente del Dipartimento di Head & Neck Surgery e del Dipartimento di Chirurgia Toracica dell’Ospedale Universitario di Lovanio, in Belgio, in un editoriale riportato sulla rivista Thoracic and Cardiovascular Surgeon esprimono numerose perplessità sul fatto che un tubo sintetico possa trasformarsi in un tubo di ventilazione vitale, sottolineando come il meccanismo descritto nei due articoli in questione e relativo alla trasformazione da costrutto non vitale a strutture aeree vitali non possa essere spiegato dalle attuali conoscenze sui meccanismi di guarigione dei tessuti e di rigenerazione degli stessi. Gli autori sostengono che “non sono state mai osservate cellule aderire, crescere e rigenerarsi in tessuti complessi quando queste vengono applicate a strutture o impalcature sintetiche avascolari. Inoltre, questa forma avanzata di rigenerazione dei tessuti non è stata mai osservata neanche in laboratorio“. Delaere e Van Raemdonck in una review di altri articoli relativi a tre pazienti che avevano ricevuto una presunta trachea bioingegnerizzata e ad altri 11 pazienti i cui casi non sono stati pubblicati, riferiscono che l’incidenza di mortalità e di morbilità è stata molto alta. Diversi pazienti sono deceduti entro tre mesi dall’intervento e quelli sopravvissuti più a lungo vivono in realtà grazie a uno stent che consente di conservare il lume delle vie aeree. Le sostituzioni tracheali bioingegnerizzate erano in sostanza dei semplici supporti che si comportavano esattamente come le protesi tracheali sintetiche. L’editoriale conclude che: “la giustificazione etica della sostituzione tracheale con una protesi sintetica o con un allotrapianto decellularizzato nell’uomo è molto discutibile poiché non ci sono dati sperimentali che ne possano dimostare un possibile esito positivo”. Gli autori sottolineano quindi che: “l’attenzione dei media verso notizie non controllate e la diffusione d’informazioni ingannevoli generano false aspettative nei pazienti e mettono in pericolo la ricerca che realmente si sta portando avanti nel campo della sostituzione tracheale e dell’ingegneria tissutale nel suo complesso”. Nel rispetto dei pazienti e di una corretta informazione ritengono doveroso spiegare che “l’efficacia e la sicurezza di ipotetiche trachee bioingegnerizzate deve ancora essere dimostrata prima di poter parlare di trapianti rivoluzionari e di applicazione clinica“. Bibliografia. Delaere PR, Van Raemdonck D. The trachea: the first tissue-engineered organ? Thorac Cardiovasc Surg. 2014;147(4):1128-32. Il commento di Federico Rea L’articolo qui riportato ripropone il problema dell’interpretazione da parte dei pazienti delle informazioni scientifiche riguardo a terapie innovative mediche o chirurgiche. Sicuramente, l’articolo apparso sul New York Times, che presentava la rigenerazione della trachea come la prima procedura che portava alla creazione di organi “bioartificiali”, aveva elementi di grande novità per le medicine ma non significava certo che si era giunti alle soluzione del problema. Infatti, i pochi casi trattati avevano presentato un’elevata mortalità e quindi, se da un punto di vista della ricerca c’erano importanti elementi di novità, da un punto di vista clinico si è ancora molto lontano dal pensare di poter applicare queste procedure nella pratica corrente. La sicurezza infatti di queste ipotetiche trachee bioingegnerizzate deve essere ancora dimostrata ed inoltre bisogna ancora definire quali sono le precise indicazioni e a quali patologie può essere rivolta. Bisogna infatti ricordare che la maggior parte di pazienti con patologie sia benigne che maligne della trachea possono essere già oggi trattati con interventi ben consolidati e solo in rarissimi casi si richiede la necessità di una “nuova trachea”. (da trapianti.net)
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