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LE NUOVE STRATEGIE PER L'INSUFFICIENZA RENALE

Se ne è discusso nel corso di un Convegno, tenutosi a Napoli.

17/11/2003
Secondo gli esperti riuniti a Napoli al Convegno sul 'Trattamento dell'anemia nell'insufficienza renale' la soluzione migliore per prevenire le complicanze cardiovascolari è quella di intervenire precocemente sull'anemia, ottenendo una tendenza alla normalizzazione dell'ematocrito e dell'emoglobina. "In questo modo - ha sottolineato Francesco Locatelli, presidente della Società Italiana di Nefrologia e direttore del Dipartimento di Nefrologia e Dialisi dell'Ospedale di Lecco - possiamo ridurre drasticamente sia gli indici di mortalità che i costi della patologia, in termini di qualità di vita e sociali. Purtroppo oggi, per motivi di budget del Ssn, l'indicazione al trattamento con eritropoietina (l'ormone in grado di correggere l'anemia) è accettata solo per la 'grave anemia sintomatica', quando il danno è già fatto e quindi senza alcuna reale finalità preventiva. I risultati preliminari, spero confermati dallo studio internazionale CREATE (Cardiovascular Reduction Early Anemia Treatment Epoetin-beta), suggeriscono che il trattamento preventivo dell'anemia con eritropoietina potrebbe anche rivelarsi un grande risparmio in termini di spesa sanitaria, riducendo le complicanze dei pazienti nefropatici e allontanando il momento d'iniziare la dialisi". Un malato in dialisi costa alla comunità 40 mila euro l'anno, mentre un trapiantato - ma è ancora bassa la percentuale di coloro che riescono ad avere un rene 'nuovo' - ne costa 15 mila. Un paziente in terapia con eritropoietina non ancora in dialisi al massimo 5 -10 mila euro l'anno. Secondo Vittorio E. Andreucci, Direttore della Cattedra di Nefrologia dell'Università Federico II di Napoli, "l'uso di terapie come l'eritropoietina, limitando le trasfusioni, riduce di molto il rischio di diffusione delle epatiti. Non solo, ma migliorando l'anemia, l'eritropoietina migliora le condizioni generali del malato. Quella sensazione di disagio generalizzata, quel 'mi sento uno straccio' è stata molto ridotta". "Un ruolo determinante - ha sottolineato Sergio Stefoni, Direttore del Centro Trapianti di Rene dell'Università di Bologna - è quello del medico di famiglia, "che deve inviare 'subito' al nefrologo il paziente con insufficienza renale. Come individuarlo precocemente? I sintomi clinici da tenere sotto controllo, come 'campanello d'allarme', sono la frequente minzione notturna, la stanchezza, la pressione arteriosa (spesso elevata nelle nefropatie) e le analisi di laboratorio, con il dosaggio della creatinina, un indice della funzionalità renale, e il dosaggio delle proteine nelle urine. Un soggetto normale presenta solo quantità minime di proteine nelle urine e ha un tasso di creatinina minore di 1,2 mg/dl. Oltre questo limite (anche a 1,3 mg/dl) si accende il campanello d'allarme. Con la creatinina a 2 mg/dl, la funzione renale è già praticamente dimezzata". Sono 40 mila i pazienti in dialisi ed all'incirca altri 30 mila quelli con insufficienza renale cronica che non necessita di terapia dialitica, con una percentuale che si avvicina ai 700 soggetti per milione di abitanti. Quasi 70 mila pazienti - con un progressivo aumento (+48,8% negli ultimi tre anni) dovuto anche all'invecchiamento della popolazione - che abbandonano una vita 'normale' per avviarsi inesorabilmente alla schiavitù della dialisi, con un evidente peggioramento della qualità della vita oltre che un aumento di costi per il Ssn assolutamente gravoso. Il trapianto, infatti, non è in grado di coprire le lunghe liste di attesa. E' importante sottolineare che un paziente affetto da patologia renale che manifesta la necessità di ricorrere alla dialisi non ha solo un'insufficienza renale 'terminale' ma anche spesso un'insufficienza cardiaca quasi 'terminale', con un cuore compromesso sia dall'anemia che dall'ipertensione. Oltre il 50% della mortalità per i pazienti in dialisi, infatti, è attribuibile a cause cardiovascolari.
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