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LE SPOGLIE MORTALI DEL CAV. GIORGIO BRUMAT FONDATORE DEL DOB E DELL’AIDO ORA RIPOSANO NEL FAMEDIO DEL CIMITERO MONUMENTALE DELLA CITTÀ DI BERGAMO

15/06/2021

La storia di AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule), è iniziata a Bergamo, nel novembre del 1971, con l’iniziativa di Giorgio Brumat, friulano residente a Bergamo per lavoro, che diede vita alla DOB (Donatori Organi Bergamo). Questa, associazione, di portata rivoluzionaria a quel tempo ma ancora di respiro provinciale, si diffuse tanto rapidamente che nel febbraio del 1973 lo stesso Brumat guidò un gruppo di amici alla nascita, con incorporazione della DOB, dell’AIDO (Associazione Italiana Donatori Organi). Successivamente AIDO perfezionò il proprio nome divenendo Associazione per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, così come è ancora oggi.

Questa sintesi non può rendere l’idea della portata epocale della proposta di Brumat, che spinse verso la medicina e la chirurgia dei trapianti quando ancora questo tema era addirittura osteggiato dalle normative nazionali.

Il tutto era nato nel quartiere del Monterosso a Bergamo, con una partecipazione di giovani e di non giovani che decretò immediatamente il più grande successo alla proposta.

In ragione di tutto ciò e di molto altro, la città di Bergamo, con un Consiglio comunale che si è espresso all’unanimità, ha decretato di collocare le spoglie mortali di Giorgio Brumat, bergamasco non di nascita ma di adozione e di attività sociale, nel Famedio, presso il Cimitero Monumentale di Bergamo.

Un riconoscimento rarissimo e riservato alle grandi anime della città orobica.

La solenne cerimonia di collocazione delle spoglie mortali di Brumat presso il Famedio cittadino si è svolta domenica 13 giugno, alla presenza dell’assessore Giacomo Angeloni, in rappresentanza della città di Bergamo, della Presidente Provinciale della Sezione AIDO di Bergamo, Monica Vescovi, del Presidente del Consiglio Regionale AIDO Lombardia, Corrado Valli, e della Presidente Nazionale di AIDO, Flavia Petrin, arrivata per l’occasione, dalla residenza in provincia di Venezia, a segnare una grande attenzione per questa iniziativa bergamasca. Molti i partecipanti alla cerimonia, oltre duecento, con più di cento labari da ogni parte della Lombardia e una delegazione addirittura dalla Basilicata.

Gli effetti positivi ottenuti dall’attività di AIDO in questi anni sono sotto gli occhi di tutti e l’atto della traslazione del suo fondatore permette di far conoscere ulteriormente questa associazione e tutto ciò che ha fatto, non solo per migliorare la vita di tante persone ma anche, attraverso il trapianto, per averla ridata a chi non ha alternative di cure e guarigione.

Oggi AIDO consta di oltre 1 milione e 400 mila soci che hanno dichiarato la loro volontà a donare qualora le circostanze lo rendessero possibile. AIDO è inoltre pungolo e sostegno per le Amministrazioni comunali nella campagna per la “Una scelta in Comune” al momento del rinnovo o del rilascio della carta di identità. È Associazione di riferimento per il Centro Nazionale Trapianti, recentemente accreditata all’IPA come “gestore di pubblico servizio” ed è da alcune settimane, con la propria Presidente Nazionale Flavia Petrin, componente del Consiglio Nazionale per il Terzo Settore.

Da sottolineare che in questi giorni anche AIDO Friuli si è fatta promotrice di numerose iniziative celebrative della figura e dell’opera del grande Giorgio Brumat per ricordarlo a Valvasone il prossimo 19 giugno in occasione del ventennale dalla sua morte. Grazie anche ad AIDO e quindi risalendo alle origini, a Brumat, sono decine di migliaia i cittadini italiani che continuano a vivere una vita piena grazie al trapianto.

Molto ricca di emozioni la cerimonia, iniziata con assoluta puntualità presso il Cimitero di Bergamo, presenti numerosi labari a segno della partecipazione di Gruppi, Sezioni e Consigli regionali da tutta la Lombardia e da ogni parte d’Italia. Presente, fra gli altri, il Presidente dell’AIDO Basilicata, Fabiano Popia, particolarmente affezionato a Brumat e a Bergamo.

Il saluto di benvenuto è stato rivolto ai partecipanti dall’assessore Giacomo Angeloni, che ha voluto ringraziare AIDO per quanto sta facendo ormai da quasi mezzo secolo a favore delle persone più fragili e sofferenti. Angeloni ha sottolineato quanto la risposta del Consiglio comunale di Bergamo alla proposta di collocare Giorgio Brumat nel Famedio sia stata immediata e corale, quasi senza nemmeno discuterne, tanto forte era la condivisione fra tutti i consiglieri e la Giunta comunale.

Dopo avere illustrato l’intensa attività associativa, con importanti riflessi sociali e sanitari dell’AIDO in provincia di Bergamo e in Lombardia, l’assessore Angeloni ha passato la parola al Presidente AIDO Lombardia, Corrado Valli che ha introdotto con un ringraziamento a tutti gli intervenuti, “in questo momento storicamente importante che ha una doppia valenza: quella di riconoscere la grandezza umana e civile del nostro fondatore e quella di aprire ufficialmente i festeggiamenti per il cinquantesimo dalla nascita della associazione Donatori Organi Bergamo. Siamo qui a ricordare un uomo capace di visione profetica ma soprattutto a ricordare la sua grande intuizione e la sua instancabile capacità di portare avanti questa idea di una società migliore, più solidale e giusta. Tutti possiamo avere delle idee brillanti ma la differenza la fa chi le sa perseguire nel tempo con tenacia, con forza, con determinazione con entusiasmo, come ci ha insegnato Giorgio Brumat.  Grazie alla sua indomabile forza di volontà, da friulano che si sposa bene con quella dei Bergamaschi ha saputo bussare a tante porte, senza timore di non essere accolto. Ha bussato alle porte dei medici più importanti dell’epoca per chiedere supporto scientifico; ha bussato alle porte dei politici per chiedere anche a loro un sostegno ed un deciso intervento normativo. E così con le imprese, con il mondo economico, con le istituzioni locali. Mai fermo. Mai domo. Giorgio che ha lanciato questa idea in un quartiere che non era un quartiere di quelli facili perché a quel tempo molti giovani vivevano problemi sociali e sanitari; c’erano i temi delle dipendenze e della difficoltà delle famiglie ad integrarsi all’interno del tessuto urbano e sociale della città ma proprio lì questa idea attecchisce, subito accolta con grande spirito di solidarietà in occasione anche della donazione di sangue. Sono passati 50 anni ed oggi diamo il via alle celebrazioni che proseguiranno con molti altri eventi importanti”.

È stata poi la volta della Presidente Nazionale Flavia Petrin, sinceramente commossa, che ha ringraziato l’assessore Angeloni e con lui la città di Bergamo, i Presidenti Monica Vescovi (Sezione Provinciale Bergamo) e Corrado Valli (Consiglio Regionale Lombardia), per l’impegno organizzativo e per il graditissimo invito a Bergamo per questa cerimonia.

“Questa nostra Associazione – ha ricordato la Presidente Petrin – è nata, è stata accudita, difesa e soprattutto amata da Giorgio Brumat. Sono trascorsi ormai cinquant’anni dalla fondazione del DOB, da quel settembre del 1971 in cui all’oratorio del Monterosso, l’indimenticabile Giorgio lanciò la sua proposta.
Il 14 novembre dello stesso anno nasceva ufficialmente l’Associazione. Pareva a molti una impresa disperata, quella di fondare una Associazione di donatori di organi e, in verità, gli ostacoli da superare furono subito tanti ma nulla scoraggiò l’indomabile Brumat, che infatti riuscì nella titanica impresa di imporre l’AIDO in tutta Italia”.

Flavia Petrin ha poi illustrato le tappe più significative della donazione in Italia, l’importanza della presenza di una Associazione di volontari che vigili e stimoli le istituzioni, la collaborazione con le scuole e i comuni. “Ma soprattutto voglio ringraziare, attraverso voi qui presenti con tanti labari – ha aggiunto – i tanti volontari che da quel lontano 1971 hanno continuato a nutrire l’ideale solidale e civico della nostra Associazione”.
Prima di concludere il suo applaudito intervento, la Presidente Nazionale ha voluto portare un pubblico saluto e un ideale abbraccio a Patrizia Maggioni, prima segretaria dell’AIDO Nazionale, preziosa collaboratrice di Brumat fin dai primi giorni, e oggi sofferente per ragioni di salute. “Sappi, cara Patrizia – ha concluso la Presidente Nazionale – che ti siamo vicini e ti siamo grati per il tuo generoso impegno a favore della nostra Associazione fin da quando muoveva i primi timidi passi”.

Al termine dell’intervento della Presidente Nazionale AIDO, la Presidente Provinciale Bergamo, Monica Vescovi, ha letto la Preghiera del Donatore scritta di persona da Giorgio Brumat e adottata ufficialmente da AIDO dopo l’approvazione da parte del competente Ufficio pontificio. Nel ricordo personale di Monica Vescovi, in AIDO da molti anni avendo iniziato già dal Gruppo Giovani e con una esperienza precedente sia di Presidente Provinciale che di componente della Giunta Nazionale quale Amministratore, la traslazione di Brumat nel Famedio è il completamento di un percorso di riconoscimento dell’altissimo valore dell’operato del fondatore dell’AIDO. Ma al contempo è anche la conferma che quel lavoro, iniziato cinquant’anni fa, è ancora attuale e necessario, in una società, come la nostra, che presenta, in tema di donazioni di organi, tante luci e tante ombre. “Mentre il trapianto – ricorda Monica Vescovi – è sempre più una chirurgia sicura e dai risvolti quasi perfetti, le opposizioni alla donazione sono ancora purtroppo tante. Le quasi novemila persone in lista d’attesa sono un richiamo per tutti noi e ci ricordano che la missione è ancora da svolgere con la stessa intensità, la stessa fiducia e lo stesso entusiasmo di sempre. Anzi: forse oggi più che mai. La Presidente Vescovi esprime al contempo un sentito grazie ai Gruppi comunali, che nel territorio bergamasco sono 140 e sono le colonne dell’Associazione. Senza i volontari tante manifestazioni non sarebbe possibile realizzarle. I nostri volontari bergamaschi rispondono sempre positivamente alle chiamate. Questa è la grande famiglia dell’Aido”.

Accompagnate dalle struggenti note del trombettista Roberto Rossoni di Urgnano, che ha suonato l’”Attenti!”, il “Riposo” (e, al termine della Messa, il “Silenzio”, prima della Preghiera del Donatore nuovamente declamata), si è formato un piccolo corteo che si è recato al Famedio per lo scoprimento della lapide. Presenti, insieme con le autorità citate, i parlamentari Alessandra Gallone e Daniele Belotti, che hanno voluto manifestare la loro vicinanza ad AIDO.

Dopo lo scoprimento della lapide per mano dei tre Presidenti: Petrin, Valli e Vescovi, i presenti si sono spostati nella chiesa dei Cappuccini del Cimitero.

La Messa è stata celebrata da don Biagio Ferrari, della chiesa di San Fermo e “amico” dell’AIDO. All’omelia don Biagio ha rivolto gradite parole di saluto, di sostegno e di incoraggiamento ai dirigenti e ai volontari presenti, affiancando la missione dell’Associazione, di solidarietà e aiuto ai sofferenti, ai valori più veri ed eterni del Vangelo di Gesù, che ha indicato nell’amore per il prossimo uno dei valori principali dei cristiani. In particolare don Ferrari ha ricordato la parabola del seminatore che non si preoccupa di gettare i semi anche là dove probabilmente non daranno frutto, ma facendolo comunque si affida all’opera salvifica della Provvidenza. Così il seme dell’AIDO, della donazione, della solidarietà, deve essere diffuso il più possibile perché i frutti, presto o tardi arriveranno.

Particolarmente gradita la partecipazione del Coro Adrara di Adrara San Martino, diretto dal maestro Sergio Capoferri, che ha meravigliosamente condecorato la celebrazione eucaristica. Numerosi i canti offerti: di Mozart, Sancta Maria mater Dei KV 272, all’ingresso e la Missa brevis in B KV 275, All’offertorio Jesus bleibet di Bach (ex cantata BWV 147) e, sempre di Mozart, Ave Verum alla comunione e il Lacrymosa (ex requiem KV 626) in chiusura.

Davvero un incanto. Davvero una bella mattina in onore di un grande uomo di una grande anima: Giorgio Brumat.
La cerimonia è stata condivisa da molte Regioni AIDO con modalità diverse, come un momento di raccoglimento in occasione dell'Assemblea regionale oppure con altre forme di omaggio alla memoria del fondatore di AIDO, Giorgio Brumat.

La conclusione della mattinata è stata affidata a Leonida Pozzi, già Vice Presidente Nazionale, per 27 anni Presidente Regionale Lombardia, Vice Presidente Vicario della stessa Lombardia, Presidente Provinciale Bergamo e tanto altro, amico personale di Giorgio Brumat, che ha voluto ricordare con queste commosse e sincere parole:
Siamo qui oggi per rendere omaggio all’indimenticabile Giorgio Brumat, fondatore del DOB (Donatori Organi Bergamo) nel 1971 che divenne, sempre per sua iniziativa, AIDO (Associazione Italiana Donatori Organi; oggi Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule), nel 1973.
Brumat viene oggi accolto tra le figure di particolare prestigio nazionale e internazionale della città di Bergamo, pur essendo nato a Valvasone, in provincia di Pordenone (Friuli Venezia Giulia), perché le fondazioni del DOB e dell’AIDO avvennero nella città di Bergamo.
A lui l’Amministrazione comunale della città di Bergamo, guidata dal Sindaco Giorgio Gori, ha voluto all’unanimità riservare l’eccelso onore a riconoscimento di un operato di alto profilo umano, sociale e morale, che ha reso Bergamo, con AIDO, un punto di riferimento di livello nazionale ed europeo.
Ringrazio la Presidente Provinciale della Sezione di Bergamo, Monica Vescovi, e il Presidente Regionale dell’AIDO Lombardia, Corrado Valli, per avermi affidato questo onorevole incarico di illustrare, seppur brevemente, la figura di Brumat e l’enorme patrimonio civile e sociale, affidato alla nostra comunità.
Ringrazio per la sua significativa partecipazione la Presidente Nazionale AIDO, Flavia Petrin, sempre vicina alla nostra città e particolarmente affezionata al ricordo di Giorgio Brumat, al quale la lega il ricordo dell’amato papà, che proprio dopo un incontro a Bergamo con Brumat decise per la fondazione del Gruppo AIDO nel suo paese di residenza.
Ho cercato di prepararmi al meglio, consapevole che ci vorrebbero libri per raccontare l’avventura di Brumat, le sue origini, il suo radicamento nella nostra provincia. Ho avuto l’onore di conoscere personalmente Giorgio e di essergli amico oltre che di essergli stato vicino in tante avventure associative e socio-sanitarie.
Quello che oggi si dà per scontato in realtà è stato il frutto di intuizioni geniali, addirittura profetiche, portate avanti con la fiducia delle grandi anime, quale fu sicuramente Giorgio Brumat, che si seppe fin da subito circondare di amici fidati e preziosi.
A lui, alla sua straordinaria intuizione germogliata dal suo profondo sentimento di umana solidarietà, noi oggi vogliamo dire il nostro grazie.
Questa nostra Associazione è nata, è stata accudita, difesa e soprattutto amata da Giorgio Brumat.
Sono trascorsi ormai cinquant’anni dalla fondazione del DOB, da quel settembre del 1971 in cui all’oratorio del Monterosso, l’indimenticabile Giorgio lanciò la sua proposta.
Il 14 novembre dello stesso anno nasceva ufficialmente l’Associazione. Pareva a molti una impresa disperata, quella di fondare una Associazione di donatori di organi e, in verità, gli ostacoli da superare furono subito tanti e di difficile gestione, oltre che di vario ordine: morale, scientifico, giuridico, psicologico. Ma la serena e tenace determinazione, frutto dell’intima consapevolezza di essere nel giusto, consentì a Brumat di intraprendere un cammino che pur se spesso disagevole e impegnativo, continua tuttora.
E continua nel segno della solidarietà umana e, in particolare, di quella nuova forma di solidarietà – allora quasi sconosciuta – che vuol dire dare liceità alla donazione di una parte del proprio corpo a favore di una persona, di una sorella o di un fratello nostro simile, che ne ha bisogno per continuare a vivere.
Un gesto gratuito, anonimo, di pura generosità umana e civile. Un gesto che per i cristiani e per tante persone di fedi diverse, esprime, quel concetto che tanto bene ebbe a sintetizzare il santo Giovanni Paolo II: la capacità di “proiettare oltre la morte la vocazione all’amore”.
Nella storia dell’AIDO la figura del fondatore Giorgio Brumat spicca a tutto tondo.
Nella storia personale di chi ha militato, o ancora milita, nell’AIDO, quella figura è impressa in modo indelebile, perché era un uomo generoso e cordiale, che credeva nell’Associazione, da lui voluta con fede incrollabile.
Per AIDO era pronto ad ogni sacrificio, convinto com’era dell’altissimo valore della donazione ma altrettanto convinto della necessità di un impegno totale, volto a creare nei cittadini una “coscienza della donazione” che, seppur mutata dalle radici cristiane e morali, sapesse assumere valore civile e sociale.
Chi ha collaborato con lui non potrà dimenticare le sue doti umane, la sua serenità di giudizio, la sua innata dirittura morale.

In noi bergamaschi, lui friulano, aveva scoperto insospettate qualità che lo spinsero a testimoniare, in occasione del 20° di fondazione dell’AIDO, non solo il suo profondo affetto per Bergamo, sua “città di adozione ed elezione”, ma a dichiarare che solo i bergamaschi avevano quelle doti di riservatezza e generosità indispensabili per rendere possibile la fondazione di una Associazione di donatori di organi, per dare alla stessa l’indispensabile, ulteriore sostegno.
Giorgio Brumat resta il riferimento più alto per la nostra Associazione e, nel suo ricordo, noi commemoriamo oggi i tanti iscritti che, più o meno direttamente, hanno collaborato con lui.
Alla loro fraterna collaborazione, l’AIDO deve particolare riconoscenza, anche per averci offerto l’esempio di come va interpretato il ruolo di coloro che militano in una Associazione di volontariato: con disponibilità totale, con assoluto disinteresse, con cuore aperto ad accogliere, senza esitazioni di sorta, la richiesta di aiuto di chi soffre e ha bisogno di noi.
Oggi sentiamo nel cuore risuonare le parole di Giorgio quando incitò “ad aumentare l’entusiasmo, alimento di una Associazione di volontariato”.
Confermerebbe così quanto ebbe a dire nel suo intervento all’Assemblea nazionale di Fiuggi due giorni prima di morire:
“Noi portiamo un’idea per molti oggi ancora nuova, ma noi l’abbiamo maturata, quindi cerchiamo di caricarla sempre di più. Dobbiamo ricordarci che non lavoriamo per noi, che non abbiamo mai lavorato per noi, ma che lavoriamo per gli altri. Per gli ammalati in particolare”.
Oggi ricordiamo commossi il fondatore dell’AIDO, amico carissimo e prezioso, e facciamo nostre le sue idee, la sua visione di una umanità più giusta e solidale.
Il suo esempio continui ad essere di sprone a tutta l’Associazione a procedere, in unità e concordia, nel cammino che non è ancora concluso.
Il raccogliere queste sue esortazioni e tradurle in concreta opera è, quindi, il modo migliore per tenere viva la memoria di Giorgio Brumat e rendere fecondo il suo esempio.
Caro Giorgio, ti sappiamo là dove tutto è luminosa pace, accanto a chi ti ha preceduto e amato.
Così come ci è di conforto sapere che la tua volontà di donare è stata rispettata e le tue cornee hanno consentito ad altri di riacquistare la vista.
“Gli occhi di un uomo che ha saputo guardare avanti, continueranno a guardare lontano”.
Grazie Giorgio per quello che ci hai insegnato, per averci trasmesso la grande responsabilità di portare avanti il tuo progetto.
Per noi sarà anche questo un modo per non dimenticarti e per continuare con il massimo impegno, quell’impegno che tu hai sempre profuso, a far vivere lo spirito più nobile della nostra Associazione.
Caro Giorgio, oggi riposi in eterno in questo luogo sacro e nobile. Il tuo volto e il tuo sorriso restano nei nostri pensieri e nei nostri cuori.
Per questo, a nome di tutti, ti dico ancora “Grazie e arrivederci”. Continua ad accompagnarci nel nostro impegno associativo.
“Mandi Giorgio”
Il tuo amico
Leonida

Bergamo, 13 giugno 2021

Leonio Callioni
Mario Dometti

[Nella foto in alto: da sinistra, il Presidente AIDO Lombardia, Corrado Valli; l'assessore comunale di Bergamo, Giacomo Angeloni; Leonida Pozzi, già Vice Presidente AIDO Nazionale e storico Presidente AIDO Lombardia; la Presidente AIDO Nazionale, Flavia Petrin; la Presidente Provinciale AIDO Bergamo, Monica Vescovi; don Biagio Ferrari]

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