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Le storie (1) : L'ATTESA DI UN TRAPIANTO E LA VITA CAMBIA IMPROVVISAMENTE

Alberto: una moglie in dialisi e una figlia da accudire. Gestire la casa e la malattia. L'inizio, trenta anni fa.

05/08/2002
Sono trentasei gli anni di matrimonio di Alberto e Marta, li chiamiamo così nel rispetto della privacy che ci chiedono. Hanno una figlia che studia a Genova con grande profitto: diciotto esami sostenuti a pieni voti. Trenta anni fa qualcosa è cambiato inaspettatamente rivoluzionando i progetti, le ambizioni, le speranze e soprattutto i sogni. "Mia moglie ha smesso di lavorare nel '72" racconta Alberto, "e abbiamo cominciato a girare per ospedali. Nel '75 è nata mia figlia, che dopo quasi due mesi di ospedale in incubatrice abbiamo potuto portare a casa". Alberto rammenta come a quei tempi la medicina e le apparecchiature non fossero abbastanza efficienti da poter diagnosticare la malattia della moglie: rene policistico. Marta aveva solo 25 anni quando cominciò la sua agonia. Nel 1980 fu ricoverata per 45 giorni in ospedale durante i quali, papà Alberto, tra il lavoro in Sip e le nottate in ospedale, cercava di tirare su la sua bambina di 5 anni. Con il tempo le condizioni di salute di Marta si sono aggravate, soprattutto dopo la gravidanza. "La nostra è sempre stata una famiglia unita e sono sempre stato al fianco di mia moglie. Ho rinunciato a tutto, alla mia carriera ai miei hobby". Marta era in lista d'attesa per un trapianto ma circa un anno fa le hanno detto che non era più trapiantabile e adesso non è più in lista. E' in attesa per un intervento di asportazione del rene destro. La presenza di questo rene nel suo organismo può infatti seriamente compromettere la riuscita di un eventuale trapianto. "Sono anni che triboliamo", si lascia andare ad un momento di sfogo Alberto, "la dialisi è solo un palliativo per sopravvivere alla morte. In casa faccio tutto io, la spesa, le pulizie, cucino". Sua figlia l'aiuta, avete una donna di servizio? Gli chiedo. "Ma che, i soldi servono per le cure e a mia figlia non posso chiedere anche questo. Si è fermata con lo studio, ha avuto un blocco, del resto sa benissimo che la malattia della mamma è ereditaria e potrebbe averla anche lei". Ne ha paura? "Si rifiuta di fare analisi, certo che ha paura, oltre alla situazione della mamma alla quale è molto legata vive anche la sua di angoscia". Alberto, per fortuna, lui dice, è in pensione dal 1993. "Prima cucinavamo per mia figlia, adesso per mia moglie, i medici mi hanno insegnato cosa e come Marta deve mangiare, perché è importante che non aumenti mai di peso e che la percentuale di potassio resti sempre quella giusta altrimenti, quando è sotto dialisi, potrebbe anche avere un collasso. La dialisi è sempre una sorpresa, un momento di grande tensione, non si sa mai cosa può succedere". E lei Alberto come mangia? "Come mia moglie, lei è di bocca buona e mangerebbe tutto, io non posso farle vedere cose che non può nemmeno assaggiare e allora per non crearle disagio mi adatto, magari aggiungo solo un po' di sale nel mio piatto". La gestione della casa, anche amministrativa è tutta nelle mani di Alberto: Marta gli dice cosa fare, quando cambiare i letti, lavare le tende ma la testa è sempre nella malattia. Tutta la famiglia ha la testa nella malattia ed è in attesa di una risposta, di un intervento, ma soprattutto di un trapianto. (Mascia Ferri)
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