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Le storie (2):" IL SUO GESTO? NATURALE COME IL PARTO".

La storia di Marco: la musica che aiuta a guarire; reflusso vescicale, dialisi, poi il trapianto di un rene donato dalla mamma.

18/08/2002
Una delle sue canzoni parla di un giovane puledro nato zoppo ma che ha ancora voglia di correre lontano: non è stato abbattuto e ha di nuovo una meta. Marco Di Tullio ce l'ha fatta, anche grazie a quel talento per la musica, la sua passione, che è stata per lui una marcia in più. Ha 38 anni, vive a Cerenova, nei pressi di Roma, lavora all'Enel nell'ufficio del personale. Cosa rende la storia di un ragazzo una testimonianza? La risposta è nei suoi occhi e nel sorriso aperto. Prima la dialisi, poi il trapianto di un rene donato dalla mamma. Marco, la vita ci riserva prove difficili ma anche tante soddisfazioni. Vuoi raccontarci la tua esperienza? "Quando penso alla mia vita adesso, con un lavoro più qualificante, la serenità con gli amici, e una prospettiva nell'amore, mi sembra quasi di ripensare al ricordo di un altro. Mi rivedo passeggiare con la mia ragazza una mattina d'inverno quando ho avuto la notizia che avrei dovuto fare la dialisi. Non voglio dire che il mondo mi sia crollato addosso all'improvviso, di momenti duri ne avevo già passati in famiglia, la perdita di un fratello, la separazione dei miei genitori, ma certo è stato come uno schiaffo. Per anni ho sofferto di un problema di reflusso vescicale che mi ha causato una insufficienza renale. Così per 6 anni, 3 volte a settimana, 4 ore di vita sono state risucchiate da una macchina per rendere vivibili le altre. Volevo subito il trapianto e sono andato a "chiedere il numeretto" ma non è stato così facile. A causa di complicazioni relative alla difficoltà dell'intervento sono entrato in lista d'attesa "con riserva". Chi ha vissuto situazioni come la mia sa che a questo punto la percezione del tempo si dilata, i giorni sono scanditi da visite mediche, da consulti, poi finalmente arriva la speranza e la voglia di andare avanti nell'attesa dell'organo che mi avrebbe ridato la libertà". Tua madre ti ha donato un suo rene per il trapianto; questo gesto ha cambiato il vostro rapporto? "Devo dire che ho sempre avuto affetto intorno a me e l'appoggio del mio medico curante, il professor Stirati, mi ha aiutato molto, soprattutto quando mi sono reso conto dei reali rischi di un trapianto. L'offerta della donazione di un rene è nata spontaneamente in famiglia, prima da parte di mio fratello, cosa che ho rifiutato perché avrebbe causato la perdita del suo lavoro, poi da mio padre con il quale però c'erano problemi di compatibilità. Mia madre inizialmente era stata "scartata" per una nefrite avuta in gioventù, poi invece le analisi hanno incredibilmente dato esito positivo. Francamente avevo paura che l'obbligo della gratitudine mi creasse una costrizione tale da cambiare il mio rapporto con lei, ma ho capito che il suo gesto era una cosa naturale come il parto, così l'ho accettato con la spontaneità con cui veniva fatto, in fondo ho accettato che mia madre mi ridesse la vita una seconda volta. E' cambiato, piuttosto, il rapporto con mio padre perché tutta questa mia vicenda è stata anche l'occasione per riscoprire il suo affetto e ritrovare un dialogo con lui". Come avete vissuto il momento della doppia operazione? "Era il 18 gennaio 1999, al Policlinico Umberto I di Roma con l'équipe del professor Cortesini. Se devo dire la verità il momento è stato comico perché io avevo una bella strizza e mi lagnavo con i medici. Così mia madre per darmi coraggio e sdrammatizzare mi ha detto "pensa alla tua musica e poi.. la gallina fa l'uovo e il gallo si lamenta", così siamo entrati in sala operatoria insieme, ridendo". Dove hai trovato la forza di affrontare tutto questo? "La musica ha avuto un ruolo determinante nella mia vita. Sono cresciuto con la musica, mio padre studiava canto lirico, poi mi hanno regalato la chitarra e da allora è diventata la mia passione. Io, mio fratello e i miei amici di sempre abbiamo formato un complesso, la "Compagnia Musicateatro", ci proponiamo con il nostro repertorio, che va dai classici cantautori italiani come Baglioni, De André e Battisti a nostre composizioni, ma soprattutto mettiamo sul palcoscenico la nostra voglia di testimoniare cantando il valore della donazione degli organi". (Cristiana Bernaudo)
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