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Le storie (3): UN VIAGGIO A BARCELLONA PER IMPARARE

"Da noi manca il contatto con i trapiantati". La testimonianza di un medico italiano.

23/08/2002
BARCELLONA (Spagna) - Bene, eccomi qui, ho vinto la borsa di studio del Ministero della salute per Coordinatore dei trapianti e devo frequentare per due mesi un ospedale spagnolo, per apprendere come fanno ad avere così tanti prelievi di organo e trapianti: sono i più bravi del mondo, gli spagnoli, persino più bravi degli americani! Prima di me, in maggio, è partito il Dottor Silvio Pennacchioni. Sì, siamo partiti in due dalle Marche, due tra venticinque da tutta l'Italia. Con un senso di pesantezza nel cuore, causato dall'orrore ancora fresco di New York, prendo l'aereo per Madrid. Arrivo e mi accoglie una bellissima città piena di sole, atmosfera luminosissima e cielo sorprendentemente terso, inimmaginabile in una città industriale di cinque milioni di abitanti. Siamo 15 coordinatori, ci ospitano in un albergo presso il palazzo reale, ci portano a cena nella vecchia Madrid: sembra di stare in vacanza, la serata è molto dolce e in placa major risuonano le note del concerto di Aranjuez. Il giorno dopo, sei ore di lezione nella sede dell'ONT, Organizzazione Nazionale Trapianti, nel vecchio ospedale militare del Re. Naturalmente il tutto in spagnolo castigliano, naturalmente tutto mitragliato a velocita' supersonica! Per fortuna ci sono le diapositive! Noi 15 becarios, che poi non è un'offesa, ma vuol dire borsisti, siamo invitati a mangiare in una fattoria nella meseta, vicino all'aereoporto. Qui le nostre strade si dividono: Maurizio Valeri - coordinatore del centro regionale del Lazio - ed io siamo gli unici ad andare a Barcellona. Ci seguono gli sguardi invidiosi di chi va in esilio nei paesi baschi, a La Coruña, a San Sebastian, insomma, in capo al mondo. Il giorno dopo, di corsa in metro, raggiungo il piu' grande ospedale di Barcellona. Con un'autentica emozione varco le sue porte: proprio qui lo scorso 10 aprile è stato trapiantato uno split epatico proveniente da una piccola paziente italiana dell'Ospedale di Ancona. E`un caso incredibile che io sia finita proprio qui! E' un ospedale enorme dove si fanno piuŽdi 200 trapianti all'anno e si prelevano di media 4 cornee al giorno. Non parliamo della capacita' di reperire donatori d'organo! Entro nella sede del Coordinamento trapianti e quasi mi viene da piangere: 2 segretarie, 5 computer, numero imprecisato di linee telefoniche e cellulari in dotazione, 2 coordinatori a tempo pieno, le dottoresse Teresa Pont e Rosa Maria Gracia, che sono rianimatori, altri 7 coordinatori part-time, tutto organizzato in modo tale da assicurare la guardia 24 ore su 24. Il boss o jefe, come si chiama qui, è la Dottoressa Roser Deulofeu, manager dei trapianti. Ai tessuti ci pensano 4 borsisti, studenti di medicina del quarto e quinto anno. Anche loro assicurano una copertura del servizio 24 ore su 24. Qui in Spagna il settore trapianti è considerato un pilastro della Sanità: ogni trapianto è assolutamente gratuito e tutti i cittadini spagnoli devono aver la possibilità di accedere a tale servizio. E` incredibile come in questo ospedale i coordinatori parlino una lingua universale......ci comprendiamo a prima vista e, dopo cinque minuti è come se ci conoscessimo da sempre. "Vuoi vedere un trapiantato di fegato? E`un ragazzo di venti anni, questa notte ha giocato il Barça (così chiamano la loro adorata squadra di calcio del Barcellona) ed ha vinto. Marc guardava la TV a quattro ore dal trapianto e quando ha visto il goal si è messo a sedere e si è strappato il tubo tracheale!" Respirava bene e non gliel'hanno rimesso, però gli hanno dato un sedativo, se no gli saltavano i punti. Entro in Rianimazione: 32 posti, oltre alla recovery room, 20 posti, altri 10 di traumatologia e un numero non ben precisato di posti pediatrici nella sezione materno-infantile. Mi avvicino a Marc e provo un'emozione incredibile: è qui da due mesi, affetto da malattia di Wilson. Per due volte è stato per morire per emorragia da varici esofagee. Era condannato a morte, ora è guarito. Sono passate appena sette ore dal trapianto e lui mi guarda con gli occhi brillanti di felicità. "Lo sai che il Barça ha vinto? Lo sai che sono felice di vivere ed ho una gran fame? Me lo prendi un panino al bar? Tu sei un medico italiano, vero? Voglio venire in Italia, voglio giocare al calcio, voglio fare tante cose! Questo è un disegno del mio cuginetto...! " Non smette piu`di parlare ed ho voglia di piangere, ma non posso, oggi e`una giornata di gioia. Mi fotografano con lui. In Italia invece ai coordinatori manca il contatto con i trapiantati. Il giorno dopo c'è un congresso molto importante "Valutazione, costo ed etica del trapianto". La parte di economica è piuttosto difficile da seguire. Stanchissima, finito il congresso, vengo avvicinata dalla caposala di uno dei blocchi operatori: " Vuoi vedere un trapianto doppio di polmone?" Sono distrutta ma non posso dire di no. I polmoni provengono da un altro ospedale di Barcellona. L'intervento dura 10 ore, 2 equipe di chirurghi toracici, 3 anestesisti (una sono io). Dopo diverse ore i chirurghi pongono il nuovo polmone sul tavolo operatorio: sembra un pezzo anatomico, morto, pallido, ischemico, grigio prima dell'impianto. Dopo appena un'ora di suture il chirurgo ci dice di espandere il nuovo polmone. Un momento che non dimenticherò mai più! Il polmone perfuso diviene roseo, si espande, è vivo, respira. Lo stesso si ripete per l'altro polmone. Sono le sei di mattina e dopo dieci ore me ne torno a casa. Sono sveglia da 23 ore ed i piedi mi fanno molto male. Sono le sei e per fortuna il metrò è aperto: lemme lemme con i miei piedi doloranti ed il cuore pieno di felicità me ne torno a casa, a Carrer Villaroel 209; è ancora buio e davanti a me risplendono le mille luci di questa vivissima città. Francesca De Pace Coordinatore dei trapianti Ospedale di Torrette - Ancona
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