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Le vere ragioni dell’opposizione alla donazione in Cina.

Sviste e omissioni nel questionario possono avere un impatto critico sui risultati finali.

09/12/2014
I risultati di ogni indagine qualitativa relativa agli atteggiamenti della popolazione sono fortemente influenzati dal tipo di sondaggio che viene effettuato (Czaja CS, et al. Designing surveys: a guide to decisions and procedures (research methods and statistics) [ed. 2]. Pine Forge Press; 2005). Sviste e omissioni di qualsiasi aspetto nel questionario sottoposto agli intervistati, possono avere un impatto critico sui risultati finali, limitando le interpretazioni che se ne possono ricavare. Un esempio di tale bias metodologico è quello cui sono andati incontro Zhang e colleghi nell’analizzare gli atteggiamenti verso la donazione degli organi da cadavere in Cina, in un confronto tra 369 studenti di medicina e di altre facoltà (Zhang L et al. Factors Behind Negative Attitudes Toward Cadaveric Organ Donation: a comparison between medical and non-medical students in China. Transplantation, 2014). La loro ricerca ha evidenziato che la maggior parte degli studenti cinesi ha manifestato palesi atteggiamenti negativi verso la donazione da cadavere. I partecipanti allo studio hanno avuto a disposizione una vasta gamma di opzioni per spiegare questo loro orientamento (mancanza di conoscenze sul tema, carenza di campagne informative, sospetti sulla certezza della dichiarazione di morte, carenza di leggi e di regolamenti, disapprovazione delle famiglie, ostacoli culturali). Insomma tutte le più comuni cause che sono in genere alla base di un atteggiamento negativo verso la donazione erano incluse nel questionario. Gli autori non chiariscono se tale questionario comprendesse anche le opzioni per le risposte aperte che avrebbero potuto portare a una discussione più dettagliata degli ostacoli percepiti in Cina verso la donazione degli organi. Tuttavia il bias fondamentale nella formulazione di questa particolare indagine è l’omissione di qualsiasi riferimento alla disponibilità e all’utilizzo di organi prelevati da prigionieri giustiziati, che è il fattore principale dei bassi tassi di consenso per la donazione da cadavere in questo Paese. È stato più volte dimostrato, in vari contesti, che un facile accesso agli organi da fonti alternative immediate, ha un impatto negativo importante sul reperimento di organi da fonti lecite e tracciabili che invece richiedono una serie di adempimenti clinici, procedurali e normativi molto rigidi e per questo più impegnative e difficili. Esempi di tali rapporti sono stati evidenziati in Israele dove la recente legislazione ha adottato alcune misure per incentivare la donazione da cadavere. La prima riguarda il divieto di rimborso dei trapianti eseguiti all’estero, il secondo provvedimento prevede la priorità di trapianto per coloro che si sono registrati come donatori. A tali iniziative sono state inoltre associate massicce campagne di informazione che hanno portato ad una significativa riduzione del turismo dei trapianti e a un aumento delle donazioni sia da cadavere, sia da vivente (Lavee J, et al. Preliminary marked increase in the national organ donation rate in Israel following implementation of a new organ transplantation law. Am J Transplant 2013). Per contro, in Iran, la pronta disponibilità di reni da vivente ottenuti dal commercio legalizzato, ha attenuato la disponibilità di organi da donatori cadaveri (Broumand B, et al. Commendable developments in deceased organ donation and transplantation in Iran. Transplantation 2013). In Spagna, gli alti livelli di donazioni da cadavere, generati da una solida infrastruttura organizzativa del processo donativo, ha portato a un tasso tradizionalmente basso di donazione da vivente o di quella a cuore fermo (Gómez MP, et al. International Registry in Organ Donation and Transplantation 2013. Transplant Proc 2014). In questo quadro le circostanze uniche del reperimento di organi in Cina (e l’incapacità di riconoscerle) muovono una critica importante allo studio di Zhang. La principale fonte di organi per il trapianto in Cina (condannata all’unanimità a livello internazionale) è stata, ed è tuttora rappresentata, dai prelievi eseguiti sui detenuti giustiziati. Nel primo decennio del 21° secolo, più del 90% degli oltre 10.000 trapianti effettuati in Cina si basava su organi reperiti da prigionieri giustiziati (Huang J. Ethical and Legislative Perspectives on Liver Transplantation in the People’s Republic of China. Liver Transplant 2007). Nel 2013 ancora oltre il 50% di tutti i trapianti di organi eseguiti continua ad essere da condannati a morte secondo anche le statistiche ufficiali cinesi (The Hangzhou Resolution and Report of Meeting with Minister Bin Li of the National Health and Family Planning Commission of the People’s Republic of China.The Declaration of Istanbul on Organ Trafficking and Transplant Tourism. Accessed 28th May 2014). Lo studio di Zhang non menziona il periodo in cui è stata svolta l’indagine; di conseguenza, la percentuale di prigionieri giustiziati al momento della pubblicazione del lavoro non è chiara. Ma, con oltre il 50% degli organi provenienti da prigionieri giustiziati, un sondaggio che omette di affrontare questo aspetto nella valutazione degli atteggiamenti verso la donazione, non può che portare a un’interpretazione distorta dei dati presentati. Ad esempio, non è chiaro se la riluttanza alla donazione degli organi della popolazione cinese rifletta l’apatia o piuttosto il rifiuto verso un forma di reperimento di organi con sistemi non etici. È deludente che qualsiasi indagine volta ad esplorare i motivi dei bassi tassi di consenso della donazione da cadavere in Cina, possa continuare ad ignorare l’impatto che questa fonte immorale di organi come uno dei motivi principali (se non il solo) dell’atteggiamento negativo. Fra l’altro è difficile accertare anche il livello di consapevolezza generale della popolazione cinese sull’annosa pratica del reperimento di organi da prigionieri giustiziati. Si può anche essere d’accordo con Zhang sulla necessità di una maggiore comprensione delle problematiche e degli atteggiamenti verso il tema della donazione in Cina. Tuttavia ci chiediamo come si possa ignorare il grande impatto che ha il reperimento di organi da prigionieri giustiziati in Cina in un sondaggio che mira a comprendere proprio gli atteggiamenti negativi verso la donazione. Ignorando tale spietata realtà tutti gli sforzi orientati al cambiamento degli atteggiamento nei confronti delle donazioni eticamente ottenute in Cina rischia di minare qualsiasi iniziativa e di procurarne un forte indebolimento. Bibliografia Lavee J, Singh MF, Trey T, Sharif A. The uninvestigated factor behind the negative attitudes toward cadaveric organ donation in china. Transplantation. 2014; 98(8): e78-9.
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