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LO STATO VEGETATIVO PERSISTENTE NON E' LA MORTE CEREBRALE

La precisazione del Centro Nazionale Trapianti in merito ad alcune confuse affermazioni emerse negli ultimi giorni nell’ambito del dibattito sul caso Englaro.

05/02/2009
Centro Nazionale Trapianti Comunicato stampa del 5 febbraio 2009 Lo stato vegetativo persistente non e’ la morte cerebrale In merito ad alcune confuse affermazioni emerse negli ultimi giorni nell’ambito del dibattito sul caso Englaro, riguardanti, in particolare, il paragone tra lo stato in cui si troverebbe Eluana e la morte, il Centro Nazionale Trapianti, al solo fine di introdurre elementi di chiarezza, sottolinea la sostanziale differenza che vi è tra lo stato di coma, quello di “stato vegetativo persistente” , in cui si trova Eluana, e la morte cerebrale. A questo proposito si riportano di seguito i criteri distintivi: 1. il coma è una condizione clinica complessa, derivante da un’alterazione del regolare funzionamento del cervello con compromissione dello stato di coscienza. Nel coma, anche nei casi più gravi, le cellule cerebrali sono vive ed emettono un segnale elettrico rilevabile attraverso l’elettroencefalogramma o altre metodiche. Il coma comprende più stadi di diversa gravità, incluso lo stato vegetativo persistente, ma è comunque una situazione dinamica, che può variare sia in senso regressivo, sia in senso progressivo. In questi casi, tuttavia, siamo in presenza di pazienti vivi, sui quali si deve attuare qualsiasi presidio terapeutico che sia in grado di curarli. 2. nello stato vegetativo persistente (spesso confuso con la morte cerebrale), dunque, le cellule cerebrali sono vive e mandano segnali elettrici evidenziati in modo chiaro dall’elettroencefalogramma, mentre nella morte encefalica le cellule cerebrali sono morte, non mandano segnale elettrico e l’encefalogramma risulta piatto; 3. la diversa condizione biologica tra questi stati ha precisi riscontri sul piano clinico: nello stato vegetativo persistente il paziente può respirare in modo autonomo; mantiene una vitalità circolatoria, respiratoria e metabolica e un controllo sulle cosiddette funzioni vegetative (esempio temperatura corporea, pressione arteriosa, diuresi, etc..). Nella morte encefalica il soggetto ha perso in modo irreversibile la capacità di respirare e tutte le funzioni encefaliche: non ha controllo sulle funzioni vegetative (non c’è più controllo sui meccanismi che regolano la temperatura corporea e la pressione arteriosa) 4. vi sono condizioni neurologiche assolutamente diverse: nello stato vegetativo i riflessi dei nervi cranici e i riflessi respiratori sono mantenuti, mentre sono assolutamente assenti nella morte encefalica; nello stato vegetativo le funzioni cerebrali mantengono una certa vitalità, sebbene ridotta, mentre nella morte encefalica sono assenti in modo irreversibile. Per le motivazioni di cui sopra, appare evidente che lo status vegetativo persistente in cui si trova Eluana Englaro non può essere in alcun modo assimilato alla morte cerebrale che coincide con la cessazione di tutte le funzioni vitali del cervello, generata dalla distruzione totale delle cellule cerebrali. In tal caso, infatti, il cervello non solo è danneggiato sul piano della funzionalità e della percezione, ma anche su quello anatomico perché le cellule morte cominciano a decomporsi e gli enzimi che si liberano, conseguenza di questa decomposizione, aggrediscono e demoliscono le altre cellule innescando un meccanismo inarrestabile. La morte cerebrale è uno stato irreversibile, irreparabile e definitivo che coincide con la morte della persona.
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