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LOMBARDIA: CAMPAGNA PER LA DONAZIONE DI ORGANI

Partirà il 12 dicembre.

04/12/2004
"Perché qualcuno aspetta di rinascere. Donazione degli organi. Una scelta di vita". Con questo messaggio la Regione Lombardia lancia una campagna per sensibilizzare tutti alla donazione degli organi. Un manifesto che riproduce un uomo adulto nel grembo materno, per sottolineare il senso della donazione, una vera e propria nuova nascita. Questa immagine verrà pubblicata sulla stampa quotidiana e, attraverso le affissioni, porterà il messaggio in tutti i capoluoghi lombardi e nei circuiti sanitari e ospedalieri. La campagna, che partirà il prossimo 12 dicembre, è stata presentata dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, dall'assessore alla Sanità Carlo Borsani, e dal prof. Alessandro Pellegrini, coordinatore regionale dei trapianti. L'obiettivo di questa nuova iniziativa è raggiungere il maggior numero di persone in modo che possano rendersi consapevoli che il trapianto salva la vita di molti ammalati e che la donazione rappresenta un atto di solidarietà umana e di coscienza civile di grandissimo valore. "La Regione Lombardia - ha detto Formigoni - è da tempo impegnata a sensibilizzare i propri cittadini sull'importanza della donazione di organi. Il nostro intento è quello di far crescere la cultura della donazione, perché dichiararsi disponibili liberamente a questo atto significa dare una concreta speranza di vita ad altri". "Infatti - ha ricordato il presidente - nel 97% dei casi chi ha subito un trapianto rinasce, può cioè riprendere una vita normale". "Donare gli organi - ha aggiunto l'assessore Borsani - è un atto di grande solidarietà. Il nostro sforzo con questa campagna è anche quello di aiutare i parenti a superare i loro timori e sollecitare i direttori generali delle Aziende ospedaliere a dotare sempre di più le proprie strutture di persone adatte a comunicare con i parenti delle persone ricoverate e a mostrare loro che la donazione è un gesto d'amore". Tuttavia il numero dei pazienti in lista di attesa è ancora molto elevato e pertanto c'è ancora molto da fare per sensibilizzare la popolazione alla donazione e in particolare per acquisire il consenso al prelievo dai familiari delle persone decedute. Questo è un passaggio molto delicato e che deve essere frutto di una libera scelta. Per questo la Regione punta molto sull'informazione rivolta a tutti, ma anche in particolare sulla formazione dei medici che aiutano i familiari dei potenziali donatori ad assumere una decisione difficile in poche ore. "La Lombardia - ha sottolineato il prof. Alessandro Pellegrini - è la regione in cui si effettua il maggior numero di trapianti non solo in termini assoluti ma anche rispetto alla popolazione. Ed è anche la Regione che impegna le maggiori risorse economiche per questo settore, sia in assoluto sia in rapporto al numero di cittadini". "In Lombardia - ha aggiunto Pellegrini - c'è anche il maggior numero di donazioni, 20 per milione di abitanti, e il minor numero di opposizione al prelievo di organi, il 14,5% contro il 30% nazionale. Lacampagna di sensibilizzazione si innesta dunque in questa situazione cercando di migliorarla ulteriormente".         Staminali, quali organi possono riparare? di Federico Ungaro Cuore, fegato, pancreas, polmoni. La mappa degli organi del nostro corpo che forse un giorno potranno essere riparati con l'uso delle cellule staminali è molto varia. Al momento però le applicazioni cliniche vere e proprie sono piuttosto limitate. Cuore Come spiega Bruno Gridelli, direttore medico scientifico dell'Istituto Mediterraneo dei trapianti di Palermo (Ismett), l'organo che con maggiore probabilità si avvicina a poter essere «aggiustato» con le staminali è il cuore. «Ci sono risultati molto interessanti di sperimentazioni cliniche condotte sull'uomo che evidenziano come i danni provocati dall'infarto del miocardio possano essere riparati con l'inserimento di cellule staminali», spiega Gridelli. Queste cellule vengono ricavate dal sangue del paziente, una volta che sono stati somministrati appositi fattori di crescita per aumentarne la produzione. Poi vengono purificate e separate in laboratorio e quindi inserite nel cuore. «La parte più importante dell'intervento - aggiunge il trapiantologo - è riuscire a individuare con chiarezza l'area infartuata, perché è proprio li che le staminali vanno inserite». Si possono usare due procedure: la prima prevede una iniezione intracoronarica usando un catetere. La seconda invece si effettua durante gli interventi a cuore esposto e si inseriscono le cellule direttamente nel muscolo cardiaco. E gli effetti? «Per la verità non siamo ancora sicuri di come le staminali agiscano una volta che raggiungono l'area danneggiata: non sappiamo se si differenziano nelle cellule muscolari cardiache o se richiamano dal sangue altre staminali per riparare il danno, magari rilasciando una sorta di segnale chimico», dice Gridelli. Sta di fatto che i risultati sembrano positivi. Come quelli del resto nnunciati venerdì scorso da un team di ricercatori del Centro Cardiologico Monzino di Milano e pubblicati sull'ultimo numero della rivista scientifica Annals of Thoracic Surgery. Lo studio, condotto su quattro pazienti, dimostra come particolari cellule staminali (le CD 133) prelevate dal midollo osseo e introdotte nel muscolo cardiaco, siano in grado di generare spontaneamente nuovi vasi e quindi riparare il cuore. «In realtà, quando parliamo della possibilità di riparare il cuore, parliamo di un compito relativamente semplice - riprende Gridelli - Le cellule del muscolo cardiaco sono infatti molto meno complesse di quelle di altri organi, tanto per fare un esempio il rene». Pancreas Per quanto riguarda gli altri organi, siamo ancora a stadi di ricerca meno avanzati. «Un organo che ha attirato l'attenzione dei medici è il pancreas, per il suo ruolo centrale nel diabete insulino dipendente», dice il medico. Il diabete si può combattere con il trapianto di pancreas o di isole pancreatiche (le «fabbriche» che producono l'insulina), ma la diffusione della malattia è tale che non si avranno mai a disposizione un numero sufficiente di organi per tutti gli interventi. «Da qui l'interesse per le staminali, nella speranza che in qualche modo possano riparare il pancreas mal funzionante. Queste ricerche - continua Gridelli - hanno evidenziato inoltre come le isole pancreatiche che in condizioni normali non crescono, in presenza di stimoli particolari possano essere stimolate a riprodursi. Se potessimo replicare questi risultati, ottenuti su modelli animali, anche nell'uomo, faremmo un notevole passo in avanti». Fegato e rene Sul fronte del fegato, ci sono speranze di poter combattere con le staminali, le malattie metaboliche, o su quello del rene di poter guarire le insufficienze renali. Sono tutte ricerche però ancora allo stadio sperimentale. Cervello Lo stesso riguarda le malattie degenerative cerebrali: in questo caso gli scienziati puntano alla riparazione dei danni cerebrali provocati da malattie come l'Alzheimer e il Parkinson. Una possibile fonte di staminali in questo campo sono le staminali muscolari. In un articolo appena pubblicato su Lancet, Giulio Alessandri dell'Istituto neurologico Carlo Besta di Milano ha sottolineato proprio come le cellule satelliti dei muscoli umani si sono differenziate nei topi in progenitori di due tipi di cellule cerebrali, i neuroni e gli astrociti. I ricercatori guidati da Alessandri hanno prima isolato campioni di staminali adulte da dodici pazienti, poi le hanno coltivate in vitro e infine le hanno inserite in alcuni topi che avevano subito dei danni alla spina dorsale. Qui le staminali hanno dimostrato la capacità di iniziare a differenziarsi in cellule neuronali. Come ricorda nell'articolo lo stesso Alessandri è presto però per cantare vittoria: non è infatti detto che la differenziazione proceda fino alla formazione di cellule neuronali mature. «In ogni caso - conclude Gridelli - mi sembra che ci sia una certa tendenza ad affrontare il problema dalla coda e non dall'inizio. Molte delle malattie i cui danni possono o potrebbero essere curati con le staminali, possono essere anche prevenute con stili di vita più corretti e più attenti alle esigenze dell'organismo. E se non faremo uno sforzo maggiore verso la prevenzione, non ci saranno cure miracolose in futuro che potranno limitarne l'incidenza o il costo per la società»
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