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Ma non perdiamo la testa!

Un progetto macabro e assurdo ha preso piede tra i media: il trapianto di testa. Un caso esemplare di disinformazione

18/10/2016

Tre anni fa il neuroscienziato e divulgatore David Eagelman pubblicò un manifesto sulla divulgazione scientifica, discusso su queste pagine (II Sole 24 Ore-Domenica, 11 agosto 2013), dove chiamava i neuroscienziati a un impegno civile per evitare che le neuro-scienze, sempre più oggetto di attenzioni mediatiche, entrassero nel tritacarne della pseudoscienza. In altre parole, per aiutare i cittadini a capire quali sono le sfide della ricerca, ma anche i limiti, quindi a orientarsi e non essere ingannati da ciarlatani. Le malattie neurologiche e psichiatriche sono particolarmente devastanti e, date le crescenti attese, è prevedibile un'incursione di imbroglioni.

La Società Italiana di Neuroscienze (SINS) ha pensato di raccogliere l'invito di Eagelman e organizza, in collaborazione con la Fondazione Antonio Ruberti, la prima Scuola di comunicazione neuroscientifica specificamente rivolta a ricercatori che siano interessati a capire come funziona il giornalismo scientifico e a interagire con i media. La Scuola, che si terrà il 17 e 18 ottobre nella Sala Napoleonica dell'Università Statale di Milano, si avvarrà di una faculty che comprende giornalisti scientifici e neuroscienziati.

Senza ripetere perché è importante per gli scienziati capire come circola la scienza nei media, è forse più utile ragionare su un esempio di disinformazione che al momento rimane circoscritto nei sui effetti, ma che è incredibilmente discusso nei mezzi di informazione in modi neutrali. Quando si tratta di un caso di autopromozione a spese dell'ignoranza neuroscientifica generale di base. Parliamo del chirurgo torinese Sergio Canavero, che vorrebbe diventare famoso per essere il primo a trapiantare una testa umana e sta esponendo la medicina italiana al ridicolo su scala internazionale. Un'altra volta! Se ne era uscito l'anno scorso con il macabro e insano proposito.

Recentemente è tornato alla carica pubblicando un articolo che “chiama alle armi” i coraggiosi - soprattutto se hanno soldi e per questo si rivolge a Gates, Page, Zuckerman, etc. - disposti ad aiutarlo in un'impresa che egli paragona alla rivoluzione galileiana, a quella microbiologica, etc. Le sue uscite sono state riprese da numerosi siti e riviste di divulgazione scientifica. Canavero equipara la sua ambizione a quelle realizzate da giganti della scienza, solo per il fatto che anche loro erano avversati dalla comunità scientifica del loro tempo. Ma poi Galileo, Semmelweis, Pasteur, etc. (li cita davvero, alla faccia della modestia!) hanno avuto ragione. Sostenere che solo perché la comunità scientifica è avversa, allora si è automaticamente dei nuovi Galileo, è uno dei segni patognomonici del ciarlatano.

Nell'articolo in questione e in altri interventi pubblici sempre in ambito di assoluta irrilevanza scientifica, non mancano altri sintomi: mette sotto accusa il sistema della peer review, dichiara che esiste la tecnologia per effettuare l'operazione (ma solo lui la conosce, perché non dà alcuna indicazione precisa o le indicazioni sono fuorvianti), insulta chi gli dice che «è fuori di testa» (per esempio, Arthur Caplan, il più influente bioeticista statunitense) definendo “populisti” i bioeticisti che lo criticano. Naturalmente la spara grossa (un altro tratto da ciarlatano) promettendo un successo del 99% per i trapianti di testa che eseguirà - un modo per accalappiare persone disperate. E un povero paziente russo, affetto da una gravissima malattia degenerativa si sarebbe già messo a disposizione.

Trapiantare la testa è un'idea balzana, ma non nuova, che però ha perso di sensatezza con l'avanzare delle conoscenze scientifiche. Tutte le operazioni già eseguite su animali sono state un disastro. Stante che non esistono dati pre-clinici, cioè su animali, che dimostrino una minima probabilità di successo nei Primati, è fuori discussione che un crimine del genere non sarà mai approvato nel mondo civile da un comitato etico. Giusto in Cina, dove Canavero dice che glielo lascerebbero fare, sarebbe forse possibile. C'è da dubitare, però, che le autorità di quel paese, dove certo l'etica clinica non funziona al meglio, vorranno farsi una delle peggiori pubblicità agli occhi dell'occidente; per esempio essere equiparati ai nazisti per la libertà lasciata a medici sociopatici di fare sperimentazioni atroci su pazienti.

Non vogliamo negare la possibilità che un giorno sarà possibile un simile trapianto. Allo stato vi sono argomenti definitivi per non consentire tale macabra esperienza. Intanto non si tratterebbe di un trapianto di testa, ma se mai di un corpo decapitato (tronco e arti inferiori) su una testa, che è il paziente/persona che ha necessità del trapianto. Nel trapianto esiste un donatore, che nella fattispecie deve essere cerebralmente morto, e un ricevente, che ha perso il funzionamento di qualche organo: è la testa del ricevente, la persona/paziente vivo, che necessita eventualmente il trapianto, e quindi ciò che è trapiantato non è la testa ma l'insieme di tronco e arti inferiori del donatore. Del resto il cervello è la persona (anche se Canavero, sempre un passo davanti alle idee correnti, sostiene che la coscienza non sia generata dal cervello), per cui l'identità sarà quella di chi aveva bisogno di un nuovo corpo fisiologicamente funzionante.

È plausibile aspettarsi che una volta attaccata la testa a un nuovo tronco e arti funzionanti, il cervello prenda il controllo dei nuovi organi, muscoli, tessuti, etc.? Se la neurobiologia insegnata nei manuali più aggiornati è corretta, no. L'idea del nostro è che si possano utilizzare sostanze “fusogene” e “stimolazioni elettriche”, cioè che basti impiastricciare i milioni di assoni del midollo spinale che collegano il cervello con la periferia del corpo, perché le connessioni a livello centrale intercettino miracolosamente l'assone corretto e leggano automaticamente i segnali periferici. Ridicolo. Il cervello contiene mappe precise del corpo di quell'individuo, che non sono uguali a quelle di nessun altro (nemmeno del gemello monozigote) che si sono formate nel corso dello sviluppo a opera di meccanismi molto complessi e ancora in larga parte ignoti.

È da iatromeccanico, cioè da fisiologo del seicento, pensare che i nervi siano delle specie di corde, o volendo usare una metafora tardo ottocentesca, dei fili elettrici aggiuntabili e distribuiti secondo uno schema universale dell'impianto nervoso. Senza trascurare che l'espressione della stragrande maggioranza dei segnali molecolari che hanno permesso lo sviluppo ordinato delle connessioni nervose è silenziata nell'adulto. E dimenticando che dal punto di vista medico è facilissimo ipotizzare che questo intervento provocherebbe quasi certamente un tipo molto grave di dolore, detto dolore neuropatico, per il quale la terapia potrebbe essere un altro intervento neurochirurgico! Non accadrà di certo che il Canavero si metta a fare trapianti di tronco e arti a qualche testa in giro per l'Italia, ma anche eventuali inutili e crudeli esperimenti su animali alimenterebbero e in modo giustificato le proteste degli animalisti.

Andrebbe detto chiaramente che questo signore è un esaltato, privo di alcun credito presso la comunità scientifica. Onde evitare che i giornalisti gli corrano appresso e che qualche mezzo d'intrattenimento ne faccia una sorta di vittima dell'invidia degli scienziati e dell'establishment medico conservatore (e magari delle multinazionali o dei poteri forti) che gli impedirebbero di realizzare una rivoluzione epocale nella chirurgia dei trapianti, che lui sostiene cambierebbe la vita a migliaia di persone con lesioni spinali. Non vogliamo immaginare gli effetti di una discussione pubblica sull'argomento, analoga ai casi Di Bella, Stamina, etc. Queste pseudocure erano meno macabre e più comprensibili, ma al peggio non c'è mai limite.

(Gilberto Corbellini e Fiorenzo Conti, Il sole 24 ore)

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