indietro

MAIALINI GENETICAMENTE MODIFICATI:OCCORRONO ALTRI ESPERIMENTI

La nascita di nove maialini, modificati geneticamente in modo che i loro tessuti non provochino reazioni di rigetto, viene salutata come un progresso verso il trapianto di cellule e tessuti dall'animale all'uomo.

06/01/2002
Nei giorni scorsi due gruppi di ricerca (Università di Missuri /Immerge BioTherapeutics Inc. e PPl Therapeutics) hanno annunciato la nascita di nove porcellini con una particolarità: nel loro DNA non hanno un gene che fa scattare il rigetto qualora i loro organi venissero trapiantati nell'uomo. Il gene disattivato è il responsabile della produzione di una molecola di zucchero che si trova sulla superficie delle cellule dei suini e che scatena una violentissima risposta del sistema immunitario umano. In pratica i ricercatori sono riusciti a vincere uno dei due rigetti ai quali il paziente può andare incontro dopo questo trapianto. E' quello chiamato "rigetto iperacuto" e che può sopraggiungere subito dopo l'intervento. L'altro rigetto, in genere previsto dopo dieci giorni, resta invariato. Sempre secondo questi ricercatori, le ricerche preliminari in provetta affermano che le cellule appartenenti a questi maialini resistono alla trasmissione dei retrovirus porcini nei confronti delle cellule umane . E' da ricordare che oltre al rigetto l'altro grosso problema è rappresentato dal rischio che con il trapianto possano passare all'uomo dei virus tipici dei maiali, portando con sé nuove malattie. Si tratta comunque di un successo, anche se non bisogna alimentare false speranze nei pazienti in attesa di un trapianto, come sottolineato dal Ministro della salute, Prof. Girolamo Sirchia. Il quale aggiunge "siamo felici per questo evento ma occorre cautela, altrimenti non si fa altro che deprimere lo sforzo che sta facendo l'Italia per potenziare i trapianti da cadavere. Questi sono l'unica, assoluta, vera e importante risorsa di cui i pazienti oggi dispongono. Aver eliminato un gene non vuole dire aver eliminato il rigetto e questo lo potremo sapere solo almeno tra cinque anni". Dello stesso parere il presidente della FnomCeo, dottor Giuseppe Del Barone, il quale afferma che "il troppo clamore su questa vicenda può contribuire a disincentivare le donazioni, già piuttosto carenti al sud del paese, che rimangono a tutt'oggi l'unica via per far fronte alla sempre crescente richiesta di trapianti d'organo". Per l'immunologo Emanuele Cozzi, dell'azienda ospedaliera di Padova, non è detto che sia dietro l'angolo la strada degli xenotrapianti, nonostante questo risultato. "Bisognerà ora dimostrare che trapianti fatti con gli organi di questi animali su altri animali durano a lungo e sono privi di rischi, prima di procedere sull'uomo". Per il trapiantologo Ignazio Marino queste ricerche porteranno a una accelerazione dei tempi per la sperimentazione sull'uomo. "La strada della bioingegneria molecolare, afferma, potrebbe davvero rendere concreto il miraggio dello xenotrapianto, tuttavia restano da verificare due aspetti fondamentali: innanzitutto se gli esperimenti portati a termine fino a ora in 9 casi, siano riproducibili con facilità. E in secondo luogo occorre verificare la reazione dell'organo di suino al contatto con il sangue umano". Per il premio nobel, Prof. Renato Dulbecco "questo è certamente un passo importante, però non è ancora la risoluzione completa del problema, perché gli organi di questi maiali ancora susciteranno il rigetto lento. Ora è necessario modificare altri geni in modo da abolire o ridurre il problema. E' un compito difficile, perché molti geni sono coinvolti nel generare il rigetto lento; ma, studiando i sistemi linfatici del maiale e dell'uomo si spera di identificare i geni che sono principalmente responsabili e, modificarli in modo da renderli compatibili fra le due specie". (vipas)
torna su