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Meno sale per prevenire le malattie del rene.

Uno studio del Mario Negri conferma l'importanza della riduzione di sodio nella dieta.

13/12/2011
Le malattie renali – che sono quasi sempre caratterizzate da pressione arteriosa elevata e dalla perdita di proteine nelle urine - sono contrassegnate da una progressiva perdita della funzione dei reni che porta alla dialisi e al trapianto. La terapia con certi farmaci che abbassano la pressione, chiamati ACE-inibitori, protegge il rene e, quando riesce a ridurre la perdita di proteine renali, rallenta e a volte arresta l’evoluzione sfavorevole di queste malattie. Purtroppo la terapia con ACE-inibitori, da sola, a volte non basta a arrestare la progressione dell’insufficienza renale, e il rischio della dialisi diventa concreto. Un eccessivo consumo di sale, rende difficile il controllo adeguato della pressione arteriosa e questo può avere risvolti negativi sulla funzione del rene. Fino ad oggi però non si avevano dati precisi sul ruolo del sale nella progressione delle malattie renali. I ricercatori del Centro Anna Maria Astori dell'Istituto Mario Negri di Bergamo, in collaborazione con ricercatori olandesi dell'UMCG (University Medical Center Groningen) hanno ora trovato che nei pazienti in terapia gli ACE inibitori che consumano troppo sale, la proteinuria non scompare anche se la pressione arteriosa è ben controllata. Ciò è emerso dall’analisi dei dati raccolti con lo studio clinico REIN: si è visto che la funzione renale dei pazienti che consumavano quantità eccessive di sale subiva un significativo peggioramento e una più rapida progressione verso uno stadio avanzato dell’insufficienza renale. É come se un elevato consumo di sale, anche a fronte di un controllo ottimale dell'ipertensione, compromettesse l'azione degli ACE-inibitori sulla proteinuria e ne annullasse l'effetto di protezione sul rene. In conclusione, seguire una dieta a moderato contenuto di sale è un requisito necessario per ottenere una protezione efficace del rene in tutti i pazienti. I risultati dello studio dei ricercatori bergamaschi e olandesi sono stati pubblicati sul Journal of the American Society of Nephrology (JASN).
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