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Morte cerebrale: no a definizioni troppo rigide

É quanto si sostiene nel documento elaborato da scienziati internazionali riuniti in un workshop a Viareggio.

25/09/2009
Evitare di ispirarsi ad una 'rigida ortodossia'' nella definizione dei criteri di morte cerebrale. É quanto si sostiene nel documento elaborato da scienziati internazionali riuniti in un workshop a Viareggio, in occasione dell'apertura della seconda edizione del Festival della Salute. Il documento parte dalla considerazione dei parametri scientifici fissati nel 1968 dall'Harvard Committe On Brain Death e divenuti la base condivisa internazionalmente per la definizione di morte celebrale. Gli scienziati che hanno elaborato il documento (tra i quali esperti italiani, europei e statunitensi) affermano che ''i criteri di morte celebrale hanno avuto una funzione di protezione nei confronti dei pazienti, e nel contesto del reperimento e del trapianto di organi''. Il mondo scientifico, sottolineano pero', ''sta ancora scoprendo molti aspetti clinici, legali e sociali della morte celebrale e come questo concetto evolve in relazione alle differenze culturali e religiose''. Secondo gli esperti, dunque, ''si dovrebbe evitare di ispirarsi ad una rigida ortodossia, mantenendo invece un'apertura mentale su un tema cosi complesso e controverso''. Si tratta, affermano scienziati e bioeticisti, di un ''campo giovane ed i risultati emergono dall'intreccio della conoscenza e la moderna tecnologia biomedica''. Gli scienziati riuniti a Viareggio raccomandano inoltre di ''applicarsi attivamente per evitare incomprensioni largamente diffuse nella pubblica opinione e di mantenere aperta la discussione con il mondo non scientifico, sviluppando analisi multidisciplinari sui diversi temi emersi intorno alla morte celebrale''. LA DICHIARAZIONE DI MARINO: RIVEDERE CRITERI RIGIDI MORTE CEREBRALE ''Rivedere e ridiscutere i criteri alla base del parametro di morte cerebrale, attualmente troppo rigidi per una piena applicabilita' nella pratica clinica''. Lo afferma il chirurgo dei trapianti e senatore Ignazio Marino, tra gli estensori del documento sulla morte cerebrale messo a punto da scienziati di provenienza mondiale e di cui si e' discusso in un workshop internazionale a Viareggio. ''Da chirurgo dei trapianti non potrei giurare - ha detto Marino - di non avere mai prelevato organi da soggetti che, ad esempio, registravano ancora elementi di termoregolazione e, quindi, presentavano qualche funzione residua dell'ipotalamo. Ma questo - ha precisato Marino - non significa che tutto non sia stato fatto in scienza e coscienza''. Il fatto, ha spiegato, e' che ''l'applicazione degli attuali criteri di morte cerebrale e' pressoche' impossibile nella pratica clinica''. Dunque, e' l'opinione di Marino, ''bisogna cercare di capire se esistono spazi per definizioni migliori di morte cerebrale rispetto alla definizione in uso da 40 anni''. Questo, ha concluso Marino, ''e' un ambito della scienza e, dunque, l'evoluzione e' continua'' LA DICHIARAZIONE DI NANNI COSTA: DETERMINAZIONE MORTE E' CERTA ''Il punto di non ritorno esiste ed e' certo, perche' esiste una determinazione di morte certa con standard neurologico''. A sottolinearlo e' il direttore del Centro Nazionale Trapianti (Cet) Alessandro Nanni Costa che , partecipando al workshop internazionale sulla morte cerebrale svoltosi a Viareggio, si e' detto in disaccordo con il documento messo a punto da scienziati internazionale nel quale si sottolinea la necessita' di rivedere i criteri di morte cerebrale. ''Con la morte - ha spiegato Nanni Costa - sappiamo che ci sono singole funzioni minime e residuali, come le secrezioni ormonali, che non vengono perse nel cervello, ma sappiamo anche che cio' che viene perso e' la capacita' complessiva del cervello e la sua capacita' di recupero; quindi - ha detto Costa - il punto di non ritorno, ovvero l'irreversibilita', esiste ed e' determinabile''. Il direttore del CNT ha quindi sottolineato come la ''forza della legge italiana in materia sta nel fatto che separa il momento della morte da momento dell'accertamento di morte: il legislatore cioe' - ha rilevato - ha fatto bene a prevedere un periodo di osservazione di sei ore, staccando cosi il momento del decesso dal suo accertamento dichiarato''. Dunque, ha ribadito l'esperto, ''la morte cerebrale esiste, anche se questo non vuol dire non approfondire le conoscenze scientifiche''. Naturalmente, ha concluso Costa, ''cosi come prevede la legge italiana, l'accertamento di morte va fatto indipendentemente dalla possibilita' di prelevare organi al fine di trapianto''.
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