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MotoGp. L'ultima vittoria di Simoncelli.

Il padre del pilota morto in Malesia ha deciso di donare gli organi del figlio.

24/10/2011
«Un atto come quello del papà di Marco Simoncelli vale a livello simbolico forse più di molte nostre campagne messe insieme». Così Vincenzo Passarelli, presidente nazionale Aido ha commentato la decisione di Paolo Simoncelli, papà del pilota Marco, morto ieri in un drammatico incidente durante il gran Premio di Malesia, di donare gli organi del figlio. Un prelievo che non è potuto avvenire per ragioni mediche, dal momento che il pilota è stato portato al centro medico già in arresto cardiocircolatorio, condizione non compatibile con la donazione. Ma è bastata la volontà espressa da papà Paolo, giustamente sottolineata subito dai media nonostante la concitazione del momento, per aprire uno squarcio di umanità nella tragedia della morte in diretta di un ragazzo di 24 anni. «Il pensiero che hanno avuto i genitori di Marco, così come quelli di un altro giovane ammirato dai giovani, l’attore Damiano Russo, morto sempre ieri in seguito a un incidente stradale, sono gesti di grande solidarietà civile. Riuscire a pensare agli altri, quando vieni colpito da una tragedia del genere, è segno di nobiltà d’animo e di estrema sensibilità». Gesti che, come aggiunge Passarelli, sono anche «frutto dell’informazione sul tema donazione che viene fatta costantemente, e sulla consapevolezza che nel tempo le famiglie di questi ragazzi hanno maturato». Sottolineando anche come «spesso in situazioni analoghe i familiari dei possibili donatori non riescano a dire quel sì che serve non perché non vogliano, ma perché non sanno». «Quello della famiglia Simoncelli» ha detto Daniele Damele consigliere nazionale Aido e presidente della Commissione nazionale “Comunicazione e giovani” del Comitato nazionale italiano Fair play «è stato solo apparentemente un desiderio non realizzato, perché dopo questo gesto Marco Simoncelli rimarrà un testimonial della donazione e del vero fair play, quello mirato al rispetto dell’altro, alla volontà di attuare gesti di lealtà e rispetto». Una situazione, quella delle donazioni di organi che in Italia, che negli ultimi giorni ha fatto segnare anche dei record. Per fortuna positivi: il 18 ottobre a Milano sono stati effettuati 28 trapianti in un solo giorno. Un'operazione complessa, che è stata coordinata dal Nord Italia Transplant con sede al Policlinico di Milano. Dodici reni, 4 cuori, 4 polmoni, 8 fegati trapiantati in bambini, uomini e donne tra i pochi mesi di vita e gli 84 anni. Sono state al lavoro giorno e notte le sale operatorie di 17 ospedali (Policlinico, Niguarda, San Raffaele, Istituto dei tumori, Varese, Riuniti di Bergamo, Civili di Brescia, Udine, Torino, Padova, Genova, Pavia, Vicenza, Verona, Ancona, Macerata e Bari), con 600 tra chirurghi, anestesisti, perfusionisti, infermieri e operatori vari delle équipe sanitarie coinvolti. Un record che si spera possa essere il suggello della ripresa definitiva delle donazioni in Lombardia, regione in cui i «no» agli espianti sono calati al 22%, rispetto al 25% del 2010. (Redazione VITA)
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