indietro

Neonato cerebralmente morto.

Il padre: «Lasciate che doni gli organi», ma la legge non lo permette.

12/11/2011
Il Caso Il figlio è cerebralmente morto ma il suo decesso non può essere accertato dalla legge italiana; il padre di un neonato veronese non si dà per vinto e lancia un appello: «Lasciate almeno che mio figlio possa donare gli organi». Il dramma riguarda Giacomo, figlio di una donna morta il 4 ottobre scorso per un'emorragia. È venuto alla luce con parto cesareo dopo 37 settimane e quattro giorni di gestazione, ma il suo cervello ha sofferto irrimediabilmente per la prolungata mancanza di ossigeno. Da allora,il neonato è tenuto in vita dalle macchine dell'ospedale Borgo Roma di Verona. La legge italiana prescrive infatti che l'accertamento della morte cerebrale avvenga solo dopo 38 settimane di gestazione. Un destino tragico al quale il padre Riccardo, che lo visita ogni giorno, si ribella lanciando un appello disperato: «So che l'unico domani che mio figlio può avere è che permettano l' espianto dei suoi piccoli organi, facendo così in modo che altri neonati vivano grazie a lui». Per l'uomo «sarebbe l' unico modo di far continuare la vita che lui non avrà». Riccardo e il suo legale Corrado Tognetti sottolineano le volontà espresse dalla mamma del neonato: «Silvia diceva sempre che per legge quando moriamo dovremmo donare gli organi - ricordano - tutto quello che avrebbe voluto è poter donare quelli del bimbo». Gli esperti Un caso “eccezionale, che va valutato attentamente”. Così gli esperti commentano l'appello del padre veronese. “Casi come questo – afferma il direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) Alessandro Nanni Costa – sono molto rari. Trattandosi di neonati, la situazione va valutata volta per volta e le procedure non sono facili. Ovviamente, nel caso in cui si potesse procedere al prelievo di organi, questi sarebbero da utilizzarsi solo su altri neonati. Al momento – prosegue Nanni Costa – non mi risulta vi siano neonati in lista di attesa per un trapianto, ma il caso va valutato nel momento in cui si dovesse effettivamente verificare la disponibilità al prelievo''. In linea generale, rileva l'esperto, ''la sofferenza cerebrale subita dal neonato non sarebbe di per sé un impedimento per il prelievo d'organi, ma il punto chiave resta naturalmente l'accertamento di morte cerebrale; solo dopo tale accertamento si potrà fare una effettiva valutazione sulla trapiantabilità”. Quanto agli organi, precisa Costa, “a 38 settimane molti non sono ancora sviluppati, ma potrebbe essere prelevato il cuore, che è l'organo a quest'epoca più formato”. Ad ogni modo, conclude il direttore del Cnt, ''anche se molto rari, i trapianti di organi da neonato non sono escludibili a priori”. La legge italiana, sottolinea inoltre il direttore della Terapia intensiva neurochirurgica dell'azienda ospedaliera universitaria di Verona, Francesco Procaccio, “prevede che l' accertamento di morte non possa essere fatto se la nascita non è avvenuta dopo le 38 settimane e se non sono comunque trascorsi 7 giorni dalla nascita stessa”. Ma, al di là dei limiti di legge, “ritengo – afferma Procaccio – che la donazione degli organi in una situazione clinica di questo tipo rappresenti un caso 'al limite', anche perché molti organi non sono ancora abbastanza sviluppati”. L'appello da parte del padre di Verona, conclude lo specialista, “è comprensibile, ma credo che sia un'ipotesi clinica difficile da realizzare”. La legge Regolamento recante le modalità per l'accertamento e la certificazione di morte. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 1994. Art. 3 Accertamento della morte nei soggetti affetti da lesioni encefaliche e sottoposte a misure rianimatorie 3. Nel neonato l'accertamento della morte di cui al presente articolo può essere eseguito solo se la nascita è avvenuta dopo la 38° settimana di gestazione e comunque dopo una settimana di vita extrauterina. Aggiornamento del decreto 22 agosto 1994, n. 582 relativo al: «Regolamento recante le modalità per l'accertamento e la certificazione di morte». Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno 2008. Art. 3. (Accertamento della morte nei soggetti affetti da lesioni encefaliche e sottoposti a trattamento rianimatorio) 3. Nel neonato, nelle condizioni di cui al presente articolo, l'accertamento della morte può essere eseguito solo se la nascita è avvenuta dopo la trentottesima settimana di gestazione e comunque dopo una settimana di vita extrauterina. L’etica COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA IL NEONATO ANENCEFALICO E LA DONAZIONE DI ORGANI (21 giugno 1996) Abstract Il parere affronta le problematiche del neonato con malformazione anencefalica a livello biologico, antropologico ed etico. Nel documento vengono dapprima considerati gli aspetti biologici fondamentali relativi a questo problema, con i margini di incertezza che ancora sussistono e, successivamente, gli aspetti antropologici ed etici legati alla donazione degli organi. Il CNB ritiene che la condizione dell’anencefalico sia comune ad altre categorie di ammalati: si pensi ai malati incurabili, per i quali è stata esaurita ogni possibilità terapeutica, o ai malati che hanno perso l’uso delle funzioni intellettive o il contatto con l’ambiente. Pertanto, come non è ritenuto lecito abbreviare l’esistenza a questi soggetti, né tantomeno causarne la morte, per analoghe ragioni non è proponibile comportarsi in tal modo nei confronti di un neonato anencefalico. Avendo il neonato anencefalico la stessa dignità di qualsiasi altro essere umano la condizione necessaria per la donazione dei suoi organi è l’accertamento della morte. La morte, non può essere definita in senso utilitaristico Il neonato anencefalico, benché affetto da una malformazione neurologica gravissima, è improbabile che possa in breve tempo trovarsi in uno stato di morte cerebrale, dato che la morte avviene per lo più per cause respiratorie. Ciò significa che al fine di rendere disponibili gli organi al trapianto, il neonato anencefalico deve essere sottoposto a trattamenti di terapia intensiva finché non sia accertata la morte cerebrale. Tuttavia l’uso di terapie straordinarie allo scopo di preservare gli organi del neonato anencefalico si situa in una serie di casi di uso non routinario della terapia intensiva (si pensi al caso di donne gravide in morte cerebrale, al fine di permettere al feto di giungere ad una età gestazionale che ne permetta la sopravvivenza), i casi cioè di morte inevitabile ed imminente di un paziente permanentemente privo di coscienza. É evidente che l’eccezionalità della condizione del soggetto anencefalico non è tale da far venir meno nel medico l’obbligo di prestare la sua assistenza rianimatoria, favorita dalle condizioni cardio-circolatorie e respiratorie, abitualmente soddisfacenti. Quest’obbligo assistenziale si concilia con l’eventuale possibilità della donazione degli organi, che è resa attuabile proprio grazie a tale sostegno terapeutico, al pari di quanto avviene nel minore e nell’adulto che, una volta accertata la loro morte, si trovino nella condizione di poter donare gli organi a fini di trapianto. In questi casi dovrebbero essere salvaguardati una serie di elementi quali in particolare la validità del trapianto proposto, la correttezza procedurale dell’équipe ed il consenso dei genitori. Le difficoltà che la diagnosi di anencefalia può creare, non solo ai genitori ma anche al medico, giustificano un adeguato sostegno di carattere psicologico, che in genere viene prestato nei centri specializzati, ma che per il CNB sarebbe di grande valore bioetico istituzionalizzare in modo esteso.
torna su