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NUOVE TECNICHE PER TRASPORTARE GLI ORGANI DA TRAPIANTARE

Dalle rane il segreto dell'ibernazione, Gli anfibi congelano il sangue e si risvegliano con il caldo grazie ad uno speciale antigelo

16/12/2004
Se un giorno, forse non lontano, gli organi umani potranno essere conservati a lungo termine per i trapianti, e potranno quindi essere custoditi in vere e proprie banche, il merito sarà delle rane boschive che popolano l’intero Canada e la parte settentrionale degli Stati Uniti. Come lo sarà se un giorno, per ora molto remoto, gli uomini potranno essere ibernati e riportati in vita in epoche successive. Lo dimostrano ricerche in corso da oltre 15 anni, anche in Italia, e recenti esperimenti compiuti su topi e maiali. Le rane boschive, ha ricordato ieri il Washington Post riferendo di questi esperimenti, hanno una caratteristica eccezionale: a temperature sotto zero si congelano, restano in ibernazione anche per mesi, e col caldo «rinascono» nel giro di poche ore. Il processo è semplice: il ghiaccio si forma prima sotto la pelle, poi penetra nelle arterie e le vene e ferma - ma non distrugge - il cuore e il cervello. Non li distrugge perché le cellule della rane boschive si proteggono con un anticongelante naturale. Spiega uno dei più eminenti ricercatori, Jack Lynn della università di Slippery Rock in Pennsylvania: «Diventa ghiaccio quel 65 per cento del corpo della rana che consiste d’acqua. Ma prima che arrivi il freddo, la rana accumula un’enorme quantità di lipidi (grasso) nel fegato, e lo trasforma in glucosio. Esso mantiene le cellule a una temperatura normale». Ci sono altri animali che si difendono dal gelo in modo analogo, i bruchi e la piccola tartaruga verde. Ma essi perdono questa capacità invecchiando. Le rane boschive la mantengono. Un altro scienziato, Ken Storey dell’università Carleton in Canada, ne ha mostrata una al Washington Post : ha la forma di un cubo di ghiaccio, è bluastra, gli arti e la testa sono distorti, gli occhi di un bianco spettrale. Osserva Storey: «Noi non siamo in grado di congelare un singolo organo umano senza distruggerne le cellule, altro che un intero organismo». Trovare rane boschive in ibernazione, precisa John Costanzo dell’università di Miami nell’Ohio, non è facile, perché si nascondono sottoterra. Ma è essenziale per capire il funzionamento del paraflu naturale di cui sono dotate, che riduce il loro metabolismo al minimo o addirittura lo sospende. A differenza degli embrioni, che sopravvivono anche due anni, gli organi umani possono essere conservati col ghiaccio - ma non congelati - solo poche ore: 48 al massimo un rene, 4 un cuore. «Se riuscissimo a fare come le rane boschive - commenta Costanzo - ci si aprirebbero nuove frontiere». Si potrebbero trapiantare organi dopo mesi o almeno settimane. Si potrebbero fermare un cervello colpito da ictus o il cuore di un infartuato e operare su di essi, e poi «resuscitare» i pazienti. O ibernare una persona e risvegliarla anni dopo. Boris Rubisnky dell’università della California ha appena fatto il primo passo in tale direzione con i topi. Ne ha congelato il fegato con glicerolo e lo ha trapiantato dopo alcuni giorni. Altri scienziati hanno usato una speciale sostanza chimica prodotta da un pesce artico, analoga al paraflu delle rane: hanno ghiacciato il cuore di un maiale per 24 ore, sei volte la norma, e poi eseguito un trapianto. Per questo Rubisnky pronostica rapidi progressi nel campo degli organi umani. Ma non nella criopreservazione, ossia nel mantenimento di un individuo in sonno a temperature sottozero e nel suo ritorno indolore in vita in epoca più tarda. Per ora, obietta Rubinsky, è un sogno: «Non c’è nulla di magico nelle rane, è questione di chimica. Tuttavia ogni organismo ha le sue caratteristiche, ed è troppo presto per sperimentare sugli esseri umani». (CdS)
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