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Ospedale di Mestre: un gomito ricostruito con trapianto osseo da cadavere.

L’intervento eccezionale eseguito dal Primario di Ortopedia, Andrea Miti.

13/12/2015
L’inserimento di una protesi in un gomito, a sostituire l’articolazione danneggiata, è già un intervento complesso. Ma quello realizzato dal Primario di Ortopedia dell’Angelo, Andrea Miti, ed andato decisamente a buon fine, può essere definito un intervento eccezionale. “Ci trovavamo di fronte ad un paziente di 55 anni – spiega il dottor Andrea Miti – il cui gomito si era trasformato in una grande massa ossea compatta. Questo “blocco”, questa impressionante ossificazione del gomito, si era sviluppata progressivamente, come conseguenza di un infarto con ipossia cerebrale. E a pochi mesi dall'evento, il paziente, già limitato nei movimenti per i danni neurologici subìti, si trovava anche nell'impossibilità di muovere in alcun modo il gomito, con il braccio bloccato in posizione flessa: l’articolazione non esisteva più, avvolta in un blocco unico e ormai solidificato, grande quanto un grosso limone”. In questo grumo erano ormai inglobati il gomito vero e proprio, ma anche la parte terminale delle ossa su cui si innesta l’articolazione del gomito, cioè l’omero, l’osso del braccio, ed entrambe le ossa dell'avambraccio, in particolare l'ulna: “Esisteva un’unica soluzione: aprire l’arto – spiega il dottor Miti – e togliere tutta l’articolazione trasformata in ossificazione, asportando anche le parti terminali dell’omero e dell’ulna, sopra e sotto l’articolazione del gomito”. Il dottor Miti ha quindi proceduto con la resezione delle due ossa. Ha poi asportato dal braccio, in sostanza, tutto il blocco osseo formatosi sull'articolazione e, insieme, le parti terminali di omero e ulna, ormai irrimediabilmente cementate dentro al blocco osseo. “Ora, al posto di questa ampia parte asportata – spiega il Primario – andava inserita una nuova parte equivalente: non solo una normale protesi che sostituisse l’articolazione, bensì la protesi già inserita in due nuove parti terminali dell’omero e dell’ulna. Abbiamo realizzato queste parti terminali utilizzando le ossa necessarie prelevate da cadavere; le abbiamo rese adatte al trapianto, abbiamo inserito tra le due ossa l’articolazione protesica in titanio. E infine abbiamo reinserito nel braccio questa protesi “estesa”, cioè già montata, da una parte e dall’altra, dentro i due spezzoni di ‘nuovo’ osso”. Il paziente si trova ora ad avere un nuovo omero, frutto dell’unione di una metà originaria e di una metà trapiantata da cadavere, e una nuova ulna, anche questa risultante dalla fusione di una parte originaria e di una parte trapiantata. E tra le due ossa, così ricostruite, sta l’articolazione artificiale, cioè la classica protesi in titanio con snodo centrale in polietilene, che garantisce il movimento del gomito. Intorno allo scheletro del braccio così ricostruito, il chirurgo ha ridisegnato la dinamica del movimento affidata a muscoli e tendini, ricucendoli e riconnettendoli alle ossa: “Oggi, a distanza di un anno, verificato quindi nel tempo l’esito dell’intervento complesso – conclude il dottor Miti – il braccio del paziente è restituito al suo fisiologico flettersi e distendersi”. All’Ospedale di Mestre gli interventi sul gomito sono ormai una prassi, sia quelli per l’innesto di una protesi all’articolazione, sia quelli, ancora più impegnativi, per la sostituzione della protesi: dal 2008 ad oggi, l’équipe del dottor Miti ne ha praticati una sessantina. “Ma con questo intervento particolare l’Ortopedia dell’Angelo – commenta Direttore Generale dell’Ulss 12 Giuseppe Dal Ben – ha contribuito a spostare il confine di quello che si può fare, nel settore della chirurgia ortopedica, per curare una persona: in altri rarissimi casi erano stati praticati a Mestre innesti ossei da cadavere, ma mai come in questo caso si era arrivati a trapiantare, sia sopra che sotto l’articolazione, porzioni così importanti di ossa”.
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