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PADOVA: "VENDE TRAPIANTI" - DENUNCIATO

La Squadra mobile ha denunciato per truffa un cinquantaseienne triestino che si spacciava per funzionario dell’Onu. Con i soldi si era comprato una Bmw e una Nissan .

20/04/2008
Non aveva il minimo scrupolo. Era arrivato a "vendere" un trapianto di fegato millantando inesistenti "canali preferenziali" all'ospedale di Padova. Un serbo, ricoverato per vie assolutamente normali, ci aveva creduto e aveva sborsato 115 mila euro. Ma il caso è finito sul tavolo del capo della Squadra mobile Marco Calì e gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Silvia Scamurra, hanno smascherato il truffatore denunciandolo e sequestrandogli due auto. Ora i poliziotti stanno verificando se si è trattato di un solo episodio o se ce ne sono altri. A finire nei guai è stato un cinquantaseienne triestino, C.B., un ex carrozziere che per qualche tempo si era intrufolato in una organizzazione umanitaria che operava in Montenegro. La vicenda, a dir poco sconcertante, viene alla luce nel gennaio scorso quando il fratello di un serbo quarantasettenne con gravi problemi al fegato racconta ai medici dell'ospedale di Padova, dov'è ricoverato, di aver pagato 115 mila euro per il trapianto. I dottori restano a bocca aperta e immediatamente informano la questura. Gli investigatori interrogano subito lo straniero il quale racconta quel che è successo. Spiega che quand'era in patria, visto che il fratello continuava ad aggravarsi, aveva chiesto a parenti e amici un aiuto fin quando un cugino gli aveva indicato l'italiano. Il triestino si era presentato come un delegato straordinario della Federazione internazionale per i diritti dell'uomo e aveva detto di lavorare per conto dell'Onu e dell'Unione Europea, con tanto di biglietto da visita con due recapiti, uno di Trieste e l'altro di Roma. Il serbo aveva quindi aggiunto che aveva chiesto quei 115 mila euro assicurando che con quei soldi avrebbe organizzato un trapianto all'ospedale di Padova. Nel frattempo, comunque, seguendo le vie normali, la famiglia serba aveva avanzato la richiesta per le cure in Italia. Il quarantasettenne era arrivato a Padova, poi era stato trasferito a Siena e quindi erano ritornato a Padova. Il tutto secondo una normale procedura. Il triestino, però, il 14 febbraio, dopo avere incassato i soldi, si era presentato al nosocomio di via Giustiani per incontrare il paziente e il fratello dicendo che era tutto merito suo. Nel frattempo, gli investigatori della Mobile avevano scoperto che di C.B. alla Federazione internazionale per i diritti dell'uomo non ne sapevano nulla (anzi è scattata subito una diffida), che i recapiti di Trieste erano fasulli e che era un ex carrozziere e non certo un funzionario dell'Onu. Così, il 14 febbraio i poliziotti lo hanno seguito fin quando è arrivato ad un hotel della zona industriale di Padova. E l'hanno perquisito. Era pieno di biglietti da visita truffaldini e di documentazione bancaria. Diciannovemila euro li aveva usati per comprare una Bmw per lui, altri diecimila per una Nissan usata per il figlio ventinovenne, gli altri li aveva prelevati tra Siena e Padova e altri li aveva spediti all'estero. Tutto è stato sequestrato. E.L.C.
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