indietro

Passaggio ai farmaci generici nella gestione della terapia immunosoppressiva, percezione dei pazienti e carico di lavoro degli operatori.

NEWS DALLA LETTERATURA

04/02/2014
Tutti i pazienti portatori di un trapianto assumono quotidianamente farmaci immunosoppressori per la prevenzione del rigetto acuto e cronico. L’uso di questi farmaci ha rappresentato, e rappresenta tutt’ora, uno degli aspetti più complessi della gestione clinica del post-trapianto. Infatti, un loro non corretto impiego può accrescere, da un lato, l’incidenza di rigetti acuti e cronici, dall'altro, il rischio di morbilità e mortalità per infezioni, neoplasie, malattie cardiovascolari e tossicità renale. Molti studi sono stati eseguiti sulle modalità d’impiego dei farmaci immunosoppressori e ne hanno indagato farmacocinetica, farmacodinamica e risultati clinici. Pochi, invece, i dati sull'impatto dell’introduzione dei farmaci generici nella pratica clinica. Una ricerca statunitense presentata sul Journal of Transplantation ha, a tal fine, esplorato le implicazioni cliniche e gestionali del passaggio ai farmaci generici per i coordinatori al trapianto e per i pazienti trapiantati. Si tratta di uno studio osservazionale trasversale multicentrico, condotto dal mese di agosto a quello di settembre 2010, che ha visto coinvolti 200 coordinatori di trapianto appartenenti a 114 diversi Centri, ai quali è stato sottoposto un questionario per valutare la percezione del carico di lavoro nel passaggio dal farmaco originale a quello generico. L’adesione alla survey è stata del 43%. La maggior parte dei rispondenti era costituita da infermieri con più di 5 anni di esperienza nella gestione delle terapie immunosoppressive, che hanno riferito un notevole aumento del carico di lavoro a seguito dell’introduzione dei farmaci generici, dovuto, soprattutto, al tempo impiegato nel gestire la preoccupazione e gli stati d’ansia dei pazienti che manifestavano stati di disagio e di confusione. L’altro, inquietante, aspetto era rappresentato dalla maggiore incidenza di rigetto e di perdita del graft. Per ammissione degli stessi autori, lo studio presenta alcuni limiti metodologici che possono costituire dei bias nell'interpretazione dei risultati (risposta da parte di meno della metà degli intervistati, valutazione dell’atteggiamento dei pazienti solo attraverso la percezione degli operatori sanitari, mancanza di dati sulle caratteristiche dei pazienti). L’aumentato carico di lavoro e la scarsa aderenza dei pazienti rimangono, tuttavia, più che evidenti. Gli autori, pur concordando con l’intera comunità scientifica internazionale sul fatto che l’introduzione dei farmaci generici equivalenti debba essere accolta con favore dagli operatori sanitari e dai pazienti per l’importante riduzione della spesa farmaceutica che possono comportare, concludono che il risparmio sui costi associato alle terapie generiche deve essere, necessariamente, bilanciato da un rigoroso e assiduo monitoraggio terapeutico durante la fase iniziale dello switch per una conversione efficace e sicura della terapia. In sostanza, gli sforzi sostenuti per ottimizzare la terapia e ridurre il rischio di outcome insoddisfacenti richiedono risorse che potrebbero talvolta inficiare il risparmio associato ai farmaci generici. Bibliografia. Parker K, Zagadailov EA, Bruno AS, et al. Transplant coordinators’ perceived impact of availability of multiple generic immunosuppression therapies on patients, workload, and posttransplant maintenance therapy. Journal of Transplantation 2013; doi: 10.1155/2013/897434. (Trapianti.net)
torna su