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PAVIA: PRIMO TRAPIANTO DI ORGANI DA DONATORE A CUORE FERMO

La dichiarazione del direttore del Centro nazionale trapianti.

25/09/2008
L'11 settembre scorso, presso la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, per la prima volta in Italia, è stato effettuato il trapianto di un rene prelevato da un donatore "a cuore fermo", cioè deceduto per arresto di cuore. L'organo è stato trapiantato in un uomo di 57 anni in dialisi da oltre tre anni, e attualmente ricoverato presso l'Unità di Nefrologia, Dialisi e Trapianto in buone condizioni generali. L'intervento è stato effettuato dal Centro Trapianti di Rene del San Matteo, in stretta collaborazione con l'Unità di Nefrologia, Dialisi e Trapianti. Il programma di prelievo di organi da donatori a cuore non battente, predisposto dalla Direzione Aziendale del San Matteo con il suo Centro di Coordinamento Donazioni e Trapianti, è stato attivato in anticipo rispetto alla data prevista, per poter soddisfare la richiesta dei familiari del donatore che aveva espresso in vita la volontà di donare i propri organi dopo la morte. Il programma, molto complesso da un punto di vista organizzativo e tecnico, è stato sviluppato in accordo con il Centro Nazionale Trapianti (CNT), gli esperti medico-legali del CNT (Second Opinion), il Coordinamento regionale del prelievo della Lombardia, il Nord Italia Transplant. L'obiettivo è quello di fornire nuove speranze ai numerosi pazienti in lista d'attesa: un'opportunità in più e non un'alternativa alle procedure preesistenti. Paolo Geraci, responsabile del Centro di Coordinamento Donazioni e Trapianti spiega: "L'applicazione della nuova procedura è stata attuata nel rispetto delle leggi vigenti nel nostro paese e grazie alla collaborazione di tutti. Fino a ieri, quando si fermava un cuore, in presenza di volontà di assenso da parte del soggetto venivano generalmente prelevate cornee e tessuti ma nessun organo. Oggi, grazie ad un'organizzazione che vede tutte le componenti ospedaliere allertate, si possono recuperare anche gli organi, che vengono attentamente valutati per deciderne l'idoneità al trapianto. Dopo l'arresto cardiaco, una volta accertata la morte e verificata la volontà donativa della persona, o la assenza di opposizione dei familiari, si attivano le procedure per ridurre al massimo gli effetti dell'ischemia sulla condizione degli organi." "La tecnica chirurgica del prelievo e del trapianto è quella consolidata – precisa Massimo Abelli del Centro Trapianti di Rene del San Matteo – In casi come questi è però necessario avere molta esperienza ed essere molto organizzati, perché prelievo e trapianto devono essere effettuati in tempi molto rapidi. Questo è stato possibile grazie alla sintonia e alla collaborazione tra le varie unità operative". Tutte le strutture di eccellenza e i professionisti del Policlinico San Matteo hanno infatti contribuito al successo dell'operazione: il SSUEm 118, il Pronto Soccorso, i Laboratori di Analisi, l'Istituto di Anatomia Patologica, il Servizio Immuno-trasfusionale, le Rianimazioni, la Cardiochirurgia e il Servizio Perfusionisti, la Chirurgia Vascolare, la Clinica Medica e Chirurgica, la Radiologia, gli infermieri di Pronto Soccorso, di Rianimazione e di Sala operatoria. Grande apprezzamento per il lavoro svolto da parte del presidente del San Matteo, Alberto Guglielmo: "Sono fiero che proprio in questo ospedale sia stato realizzato un intervento come questo, che apre la strada ad una nuova modalità di prelievo di organi e rappresenta un'ulteriore possibilità per chi è in attesa di trapianto. E' l'inizio di un nuovo percorso di speranza." Il prelievo e il trapianto di organi da donatori in cui si è arrestato il cuore ("donatori a cuore fermo") è una pratica efficace e consolidata in alcuni stati con sistemi sanitari avanzati quali, ad esempio, gli Stati Uniti, la Spagna, il Belgio, la Francia, l'Olanda e il Giappone. Dichiarazione del direttore del CNT sul caso del prelievo da donatore a cuore fermo "Il programma di prelievo ed il trapianto di organi da donatore a cuore fermo eseguito per ben due volte in pochi giorni presso il S.Matteo di Pavia, ai cui professionisti va il merito di aver creduto e lavorato assiduamente per questo risultato, aggiunge nuove opportunità di cura per i pazienti in lista d'attesa ed è , perciò, un evento di assoluta rilevanza per lo sviluppo della rete dei trapianti in Italia. Questa complessa performance, possibile solo attraverso la messa a punto di procedure complesse basate su tempestività, organizzazione e coordinamento delle azioni di molti professionisti, è infatti in grado di generare, secondo l'esperienza di altri Paesi dove il programma è già avviato, un incremento degli organi disponibili fino a 150/200 unità in più con un incremento dell'attività di trapianto compresa fino al 3/5% del totale. Il valore del risultato raggiunto dal S.Matteo è comprensibile se valutato alla luce degli ostacoli da superare per raggiungerlo: la morte per arresto cardiaco prolungato per almeno 20 minuti e accertata con elettrocardiogramma, oltre alla morte del cervello, produce, infatti, un danno ischemico agli organi che, in condizioni normali, non potrebbero essere utilizzati per il trapianto. Per limitare al massimo questo danno e poter utilizzare gli organi per il trapianto occorre procedere al prelievo e alla verifica dell'idoneità dell'organo, compresa la valutazione del danno ischemico tramite biopsia, in tempi strettissimi. Questo significa poter contare su una macchina organizzativa assolutamente efficiente, in cui in cui tutte le diverse unità operative lavorano in completa sinergia e puntualità per vincere la battaglia contro il tempo. La necessità di tempi brevissimi è stata favorita dalla presenza di un consenso alla donazione degli organi già esplicitato dalla famiglia del donatore. Un ringraziamento va anzitutto alle famiglie dei donatori, a tutte le equipe che hanno collaborato, al Dr. Paolo Geraci, coordinatore locale del S.Matteo e promotore del progetto, all'ospedale e a tutti i livelli della rete che hanno contribuito al risultato."
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