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PENE SEVERE CONTRO CHI VENDE O ACQUISTA PARTI DEL CORPO UMANO

Pubblichiamo la bozza della decisione quadro del Consiglio d'Europa relativa alla repressione del traffico di organi e tessuti umani.

02/08/2003
Decisione quadro/.../GAI del Consiglio del...relativa alla prevenzione e alla repressione del traffico di organi e tessuti umani, Bruxelles, 28 marzo 2003 IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA, visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 29, l'articolo 31, lettera e) e l'articolo 34, paragrafo 2, lettera b), vista la proposta della Repubblica ellenica, visto il parere del Parlamento europeo, considerando quanto segue: (1) Il Piano d'azione del Consiglio e della Commissione sul modo migliore per attuare le disposizioni del trattato di Amsterdam concernenti uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, il Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999 e il Consiglio europeo di Santa Maria da Feira del 19 e 20 giugno 2000, quali figurano nel quadro di controllo, indicano o sollecitano iniziative legislative volte a contrastare la tratta degli esseri umani, tra cui l'adozione di definizioni, incriminazioni e sanzioni comuni. (2) Il traffico di organi e tessuti umani è una forma di tratta degli esseri umani, che costituisce una grave violazione dei diritti umani fondamentali, in particolare della dignità dell'uomo e dell'integrità fisica. Tale traffico costituisce un settore di attività di gruppi criminali organizzati, che spesso ricorrono a pratiche inammissibili, quali l'abuso di persone vulnerabili e l'uso di violenze e minacce. Esso crea inoltre gravi rischi per la pubblica salute e lede il diritto dei cittadini ad un equo accesso ai servizi sanitari. Infine, mina la fiducia dei cittadini nel sistema legale dei trapianti. (3) Il problema della lotta alla commercializzazione del corpo umano e delle sue parti è stato affrontato più volte da varie organizzazioni internazionali ed è stato oggetto di regolamentazione da parte di convenzioni internazionali. Già nel 1978, il Consiglio d'Europa con la decisione (78) 29 relativa all'armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri in materia di prelievo e trapianto di sostanze umane, adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa l'11 maggio 1978, ha dichiarato che nessuna sostanza umana può essere offerta a scopo di lucro. Tale dichiarazione è stata confermata nella terza conferenza dei ministri europei della sanità, tenutasi a Parigi il 16-17 novembre 1987 nella cui dichiarazione finale è stato sottolineato che un organo umano non deve essere offerto a scopo di lucro da parte di nessun organismo di scambio di organi, centro di raccolta di organi o qualsiasi altro organismo o privato. (4) Un passo importante nella lotta contro il traffico di organi e tessuti umani e più in generale contro la commercializzazione del corpo umano e delle sue parti è costituito dalla Convenzione del Consiglio d'Europa sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, firmata a Oviedo il 4 aprile 1997 ed entrata in vigore il 1º dicembre 1999. L'articolo 21 di tale convenzione prevede il divieto di trarre un guadagno economico dal corpo umano e dalle sue parti. L'articolo 25 obbliga gli Stati firmatari a prevedere sanzioni, non necessariamente penali, nei confronti di chi viola le disposizioni della convenzione. A tale convenzione è allegato un protocollo addizionale sul trapianto di organi e tessuti di origine umana, elaborato il 24 gennaio 2001 ma non ancora entrato in vigore. L'articolo 21 del protocollo addizionale prevede che il corpo umano e le sue parti non devono essere fonte di guadagno economico o di altri profitti analoghi. Sancisce inoltre il divieto di pubblicizzare il bisogno o la disponibilità di organi o tessuti al fine di offrire o ricercare un guadagno economico o un profitto analogo. L'articolo 22 del protocollo impone l'obbligo di vietare il traffico di organi e di tessuti. (5) Il traffico di organi e tessuti umani è stato condannato in varie occasioni anche dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), per la prima volta nella risoluzione dell'Assemblea mondiale della sanità (AMS) 40.13 del maggio 1987. Inoltre la risoluzione dell'AMS 42.5 del maggio 1989 ha condannato l'acquisto e la vendita di organi umani e, segnalando la mancanza di successi nella prevenzione del fenomeno, ha esortato i legislatori nazionali a intensificare i loro sforzi. La risoluzione dell'AMS 44.25 del maggio 1991 ha dichiarato che nessun organo deve essere prelevato dal corpo di minori, salvo in casi eccezionali, che è vietata la pubblicità di organi umani dietro pagamento e ha introdotto il principio dell'uguaglianza per quanto riguarda le donazioni di organi. (6) Il protocollo addizionale della convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini include il prelievo di organi umani nella definizione di sfruttamento, che caratterizza la tratta degli esseri umani. Tale protocollo rappresenta un passo in avanti decisivo nella cooperazione internazionale per la lotta al traffico di organi umani. (7) Tuttavia, la recente decisione quadro 2002/629/CE del Consiglio, del 19 luglio 2002, sulla lotta alla tratta degli esseri umani non include il traffico di organi umani. (8) L'importante opera portata avanti da organizzazioni internazionali, segnatamente dalle Nazioni Unite, dall'Organizzazione mondiale della sanità e dal Consiglio d'Europa, dovrebbe essere integrata da quella dell'Unione europea. (9) È necessario che il grave reato di traffico di organi e tessuti umani sia affrontato non solo attraverso l'azione individuale di ciascuno Stato membro, ma anche tramite un approccio globale che comprenda, quale parte integrante, la definizione degli elementi costitutivi del reato comuni a tutti gli Stati membri, e sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive. (10) Poiché gli obiettivi citati dalla presente decisione quadro non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque essere realizzati meglio a livello dell'Unione, l'Unione può intervenire in base al principio di sussidiarietà. La presente decisione quadro si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità. (11) È necessario introdurre, contro gli autori del reato in questione, sanzioni la cui severità sia sufficiente a far rientrare il traffico di organi e tessuti umani nell'ambito d'applicazione degli strumenti già adottati per combattere la criminalità organizzata, come l'azione comune 98/699/GAI del Consiglio, del 3 dicembre 1998, sul riciclaggio di denaro e l'individuazione, il rintracciamento, il congelamento o sequestro e la confisca degli strumenti e dei proventi di reato e l'azione comune 98/733/GAI del Consiglio, del 21 dicembre 1998, relativa alla punibilità della partecipazione a un'organizzazione criminale negli Stati membri dell'Unione europea, HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE QUADRO: Articolo 1 - Definizioni Ai fini della presente decisione quadro: 1. per "trapianto" s'intende l'intera procedura di prelievo di un organo o di un tessuto da una persona e di impianto di tale organo o tessuto in un'altra persona, comprese le procedure di preparazione, conservazione e stoccaggio; 2. per "tessuto" s'intende anche le cellule, compresi i blastociti ematopoietici; 3. per "organi e tessuti umani" non s'intendono: a) gli organi e i tessuti riproduttivi b) gli organi e i tessuti embrionali c) il sangue e i suoi derivati. 4. per "minore" s'intende qualsiasi persona di età inferiore ai diciotto anni. Articolo 2 - Reati relativi al traffico di organi umani Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché i seguenti comportamenti siano puniti come reato: 1. il reclutamento, il trasporto, la consegna, la custodia o l'accoglienza di una persona, compreso il passaggio o la consegna del potere di disporre di questa persona qualora: a) sia fatto uso di violenza o minaccia, compreso il rapimento, oppure b) sia fatto uso di mezzi fraudolenti, oppure c) vi sia abuso di autorità o di una posizione di vulnerabilità tale che la persona interessata non abbia scelta effettiva o ragionevole di evitare tale abuso, oppure d) sia offerto o ricevuto denaro o benefici per assicurarsi il consenso di una persona che abbia il potere di disporre di un'altra persona ai fini del prelievo di organi o tessuti da quest'ultima. 2. a) il prelievo di un organo da un donatore vivente mediante l'uso di violenza, minaccia o frode; b) il prelievo di un organo da un donatore che abbia acconsentito a seguito di una ricompensa economica o della promessa di una ricompensa; c) il pagamento, l'offerta o la promessa di una ricompensa economica, direttamente o tramite terzi, ad un donatore affinché quest'ultimo acconsenta al prelievo di un organo; d) l'accettazione o la richiesta di ricompensa economica da parte di un donatore o di terzi affinché il donatore acconsenta al prelievo di un organo; e) la mediazione nel compimento degli atti di cui alle lettere a), b), c), e d); f) la richiesta, l'accettazione, il pagamento, l'offerta o la promessa di ricompensa economica finalizzati all'offerta, all'acquisizione e, più in generale, al traffico di organi e tessuti umani. 3. a) l'acquisto, il possesso, lo stoccaggio, il trasporto, l'importazione, l'esportazione o il trasferimento del possesso di organi umani prelevati compiendo uno degli atti di cui ai paragrafi 1 e 2; b) la partecipazione da parte del personale medico o infermieristico al trapianto di un organo con la consapevolezza che questo è stato oggetto di uno dei summenzionati atti. Articolo 3 - Istigazione, concorso o tentativo Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché l'istigazione, il concorso o il tentativo relativi ai reati di cui all'articolo 2, siano puniti come reato. Articolo 4 - Pene Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché i reati di cui agli articoli 2 e 3 siano punibili con sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive che possano comportare l'estradizione. Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché i reati di cui all'articolo 2 siano punibili con una pena privativa della libertà di una durata massima non inferiore ai dieci anni quando siano stati commessi in una delle seguenti circostanze: a) il reato, commesso intenzionalmente o per negligenza grave, ha messo a repentaglio la vita della vittima; b) il reato è stato commesso contro un minore; c) il reato ha provocato lesioni personali gravi alla vittima; d) il reato commesso rientra fra le attività di un'organizzazione criminale, quale definita nell'azione comune 98/733/GAI, a prescindere dall'entità della pena ivi prevista. Articolo 5 - Responsabilità delle persone giuridiche 1. Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché le persone giuridiche possano essere ritenute responsabili dei reati di cui agli articoli 2 e 3 commessi a loro vantaggio da qualsiasi soggetto, che agisca a titolo individuale o in quanto membro di un organo della persona giuridica, che detenga una posizione preminente in seno alla persona giuridica, basata a) sul potere di rappresentanza di detta persona giuridica, o b) sul potere di prendere decisioni per conto della persona giuridica, o c) sul potere di controllo in seno a tale persona giuridica. 2. A prescindere dai casi di cui al paragrafo 1 del presente articolo, ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché le persone giuridiche possano essere ritenute responsabili qualora la mancata sorveglianza o il mancato controllo da parte di un soggetto tra quelli descritti a detto paragrafo 1 abbia reso possibile la commissione, a vantaggio della persona giuridica, di uno dei reati di cui agli articoli 2 e 3 da parte di una persona sottoposta all'autorità di tale soggetto. 3. La responsabilità delle persone giuridiche ai sensi dei paragrafi 1 e 2 del presente articolo non esclude l'avvio di procedimenti penali contro le persone fisiche che abbiano commesso uno dei reati di cui agli articoli 2 e 3, abbiano istigato qualcuno a commetterli o vi abbiano concorso. 4. Ai sensi della presente decisione quadro, per "persona giuridica" s'intende qualsiasi ente che sia tale in forza del diritto nazionale applicabile, ad eccezione degli Stati o di altre istituzioni pubbliche nell'esercizio dei pubblici poteri e delle organizzazioni internazionali pubbliche. Articolo 6 - Sanzioni applicabili alle persone giuridiche Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché alla persona giuridica ritenuta responsabile ai sensi dell'articolo 5 siano applicabili sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, che comprendano sanzioni pecunarie di natura penale o amministrativa e che possano comprendere anche altre sanzioni quali: a) misure di esclusione dal godimento di un beneficio o aiuto pubblico, oppure b) misure di divieto temporaneo o permanente di esercitare un'attività commerciale, oppure c) assoggettamento a sorveglianza giudiziaria, oppure d) provvedimenti giudiziari di scioglimento, oppure e) chiusura temporanea o permanente degli stabilimenti che sono stati usati per commettere il reato. Articolo 7 - Giurisdizione ed esercizio dell'azione penale Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie a stabilire la propria giurisdizione sui reati di cui agli articoli 2 e 3 quando: a) il reato sia commesso in tutto o in parte sul suo territorio, oppure b) l'autore del reato sia un suo cittadino, oppure c) il reato sia commesso a beneficio di una persona giuridica che ha sede nel territorio di tale Stato membro. Articolo 8 - Attuazione 1. Gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie per conformarsi alla presente decisione quadro anteriormente al [...]. 2. Gli Stati membri trasmettono al Segretariato generale del Consiglio e alla Commissione, anteriormente alla data di cui al paragrafo 1, il testo delle disposizioni inerenti al recepimento nella legislazione nazionale degli obblighi imposti dalla presente decisione quadro. Sulla base di una relazione redatta sulla base di tali informazioni e di una relazione scritta trasmessa dalla Commissione, il Consiglio esamina anteriormente al [...] in quale misura gli Stati membri si siano conformati alla presente decisione quadro. Articolo 9 - Entrata in vigore La presente decisione quadro entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Fatto a Bruxelles, addì Per il Consiglio Il Presidente
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