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PIU' SALUTE PER TUTTI

La ricetta in 5 punti dell'Oms.

04/09/2007
Nella sua antica guerra con gli agenti patogeni, lŽumanità si trova in una condizione nuova e tutto sommato imprevista. Una condizione di difesa. Malgrado i successi indubbi colti dalla medicina scientifica nel XX secolo - successi che avevano portato molti a decretare la sconfitta definitiva delle malattie infettive - ci ritroviamo a dover fronteggiare sia nuovi agenti patogeni sia una nuova aggressività di alcuni vecchi agenti giudicati con troppo fretta ormai inoffensivi. In più si affacciano nuove minacce di origine antropica (per esempio, incidenti industriali) e ambientale (per esempio, gli effetti dei cambiamenti climatici). Le cause di questa condizione imprevista sono molte. Ma potremmo condensarle tutte in una parola: globalizzazione. Il mondo è stato ridotto a un unico villaggio globale dallo scambio sempre più intenso e, soprattutto, sempre più veloce di merci e di uomini. E lŽuomo è capace di influenzare direttamente e in maniera sempre più significativa lŽintera biosfera. Tutto questo ha prodotto sia lŽemergere di nuove malattie sia il ritorno di rischi di violente pandemie associate a vecchi agenti infettivi, come alcuni ceppi virali dellŽinfluenza. A questi nuovi pericoli e alle loro cause è dedicato una gran parte di «Un futuro più sicuro. Rapporto sulla salute mondiale 2007» reso pubblico lo scorso 23 agosto dallŽOrganizzazione Mondiale di Sanità (Oms). Una denuncia che ha avuto ampia eco sui media, in Italia e nel mondo. Meno si è parlato, invece, della parte centrale del rapporto, la costruzione, appunto, di un futuro sanitario più sicuro per lŽintera umanità. Delle azioni che possiamo mettere in campo per diminuire sia il rischio associato sia al ritorno delle malattie infettive sia il rischio di traumi e patologie legati più direttamente alle attività umane (per esempio incidenti industriali) o ai cambiamenti ambientali. Il rapporto dellŽOms ci dice che, certo, non partiamo da zero nella costruzione di un futuro sanitario più sicuro. Ma anche che non possiamo affatto dormire sugli allori. Che molto cŽè ancora da fare per costruire una difesa a scala globale capace di contrastare i nuovi attacchi a scala planetaria degli agenti patogeni. Il problema (politico) è che la costruzione di una difesa a scala globale si fonda su due pilastri - cooperazione e trasparenza - che risultano alquanto erosi nella congiuntura politica e culturale attuale. Non partiamo da zero perché, per esempio, è già operativo dal 1996 il Global Outbreak Alert and Response Network (GOARN) per il contrastare il rischio che un focolaio epidemico locale si trasformi in una minaccia internazionale. Allo stesso modo la Global Polio Eradication Initiative è uno strumento utile per combattere il ritorno della poliomielite. Più in generale possiamo dire che, fin dallŽanno della sua costituzione come agenzia delle Nazioni Unite, nel 1948, lŽOms è lo strumento che si è data lŽumanità per affrontare i problemi sanitari comuni. In ambito Oms, nel 1969, è stata messa a punto le International Health Regulations (IHR), il sistema di regole a cui tutte le nazioni devono uniformarsi per contrastare le minacce sanitarie comuni. Nel 2005 le IHR sono state riscritte, per aggiornarle e renderle efficaci contro i nuovi rischi. E la prima richiesta dellŽOms è che questi nuovi regolamenti siano presto accettati, formalmente e soprattutto nei fatti, dai singoli paesi. Ma la piena messa in opera delle nuove IHR non basta. Per rendere più sicuro il futuro di noi tutti lŽOms chiede che venga realizzato un programma che prevede almeno altri cinque punti. La cooperazione globale per la sorveglianza, lŽallerta e la pronta risposta al rischio epidemico e agli effetti di incidenti industriali o eventi ambientali catastrofici. Anche in questo caso esistono esempi di reti che funzionano: nel caso dellŽinfluenza aviaria una cooperazione globale già esiste. Si tratta di consolidare ed estendere esperienze di questa natura. Il che impone la concreta e non semplice realizzazione di un altro punto programmatico: che potremmo ribattezzare «laboratori aperti», perché richiede lŽaccesso totale e senza restrizioni a tutte le informazioni, le conoscenze scientifiche, e la messa in comune di centri di ricerca e di materiali (inclusi virus, batteri e quantŽaltro) utili al migliorare la sicurezza sanitaria globale. Non è affatto scontato che questa richiesta venga esaudita. Quando, nel 1944, il fisico Niels Bohr propose di «aprire i laboratori nucleari», il primo ministro inglese, Winston Churchill, fu sul punto di farlo arrestare. LŽapproccio da parte dei governi sulle conoscenze sensibili non è mutato in questi ultimi 60 anni. Anzi, si è irrigidito dopo lŽ11 settembre. UnŽulteriore richiesta dellŽOms è che ci sia una piena assunzione di responsabilità da parte dei vari paesi a realizzare infrastrutture sanitarie pubbliche, sia di ricerca sia di tipo clinico. E, ancora, che crescano per numero e qualità le collaborazioni trasversali tra i vari paesi. Che, infine, la comunità internazionale metta a disposizione a livello globale e nazionale i fondi necessari a realizzare sistemi di formazione, sorveglianza, ricerca scientifica, risposta e prevenzione. La richiesta sembra banale, scontata. Ma un modo per renderla attuale potrebbe essere proprio quello di rafforzare sensibilmente lŽOms, rendendo lŽagenzia delle Nazioni Unite lo strumento operativo del governo mondiale della sanità. Messa in questi termini la richiesta cessa di essere banale e sembra diventare, allŽopposto, utopica se non irrealistica. Ma le nuove sfide sanitarie poste dalla società umana e dallŽambiente che cambiano sono molto alte. E solo risposte allŽaltezza possono dare un contributo concreto a costruire un «futuro più sicuro». Pietro Greco
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