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POTENZIATO IL TRAPIANTO DI CUORE NEL PAZIENTE ANZIANO

Secondo uno studio effettuato presso il Mount Sinai Medical Center, il trapianto di cuore in pazienti in età avanzata, raggiunge gli stessi risultati in termini di sopravvivenza e di qualità di vita se viene fatta una valutazione globale e una attenta selezione.

12/12/2003
Nonostante il trapianto cardiaco sia divenuto il trattamento di scelta per i pazienti eleggibili con insufficienza cardiaca congestizia, spesso riceventi anziani (al di sopra dei 60 anni) sono considerati soggetti esposti a rischio troppo alto per essere sottoposti a questo tipo d'intervento. Considerando che l'età cronologica, spesso, si differenzia da quella fisiologica, l'équipe del Zena and Michael A. Weiner Cardiovascular Institute, presso il Mount Sinai Medical Center, ha ipotizzato che con una valutazione globale ed una attenta selezione è possibile raggiungere, con il trapianto di cuore in pazienti più anziani, gli stessi risultati in termini di sopravvivenza e di qualità di vita. Tra gennaio 1989 e dicembre 2002, sono stati effettuati 240 trapianti di cuore de novo su 74 pazienti di sesso femminile e 176 di sesso maschile. Prima di essere inseriti nella lista d'attesa per trapianto i pazienti sono stati esaminati per escludere comorbilità significative che potessero limitare la sopravvivenza o la capacità funzionale post-chirurgica. Sono stati condotti test particolarmente rigorosi per eliminare malattie extracardiache significative, soprattutto, su pazienti al di sopra dei 60 anni. Nell'analisi i pazienti sono stati divisi in tre gruppi in funzione dell'età al momento del trapianto (da 18 a 45 anni; da 46 a 59; oltre i 60). I risultati hanno evidenziato che in pazienti più anziani si erano verificati tassi simili di rigetto cellulare moderatamente severo (grado ISHLT 3A/ B). Tramite il logrank test Mantel-Cox (P=NS), la sopravvivenza, come derivata dall'analisi di Kaplan Meyer, è risultata equivalente in tutti i gruppi. Per quanto riguarda i pazienti più anziani la sopravvivenza è stata rispettivamente dell'83,1, 73,7, 67,7, 57,4% e 43,1 a 1, 3, 5, 7 e 10 anni post-trapianto. Secondo il parere degli autori, l'età al di sopra dei 60 anni non dovrebbe, quindi, escludere un paziente dai benefici a lungo termine del trapianto di cuore, che assicura, oltre ad una maggiore longevità, una migliore qualità di vita.
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