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PRIMO TRAPIANTO DI TRACHEA

Realizzato a Lille, in Francia, può essere una speranza contro i tumori "resistenti".

23/10/2006
Ha dato buoni risultati il primo trapianto di trachea, sostituita con un segmento daorta. Lintervento, utilizzato per asportare organi colpiti da tumori resistenti alla chemioterapia, è stato realizzato a Lille, in Francia. Lequipe, diretta da Alain Wurtz del centro di chirurgia toracica dellospedale di Lille, ha realizzato questa complessa operazione in quattro riprese, a cominciare dal marzo 2005. Il trapianto è destinato, spiegano i medici, a un ristretto numero di pazienti. Dura dalle nove alle quattordici ore e consiste nellasportare la quasi totalità della trachea, sostituita con un segmento daorta della stessa lunghezza, prelevata da un donatore deceduto. I chirurghi inseriscono allinterno dellaorta un tubo di silicone per evitare che, essendo molle, si schiacci durante la respirazione. Muscolo pettorale dello stesso paziente, inoltre, viene utilizzato per avvolgere la nuova trachea, in modo da proteggerla e da permetterne la vascolarizzazione. Nei mesi successivi laorta si trasforma, poco a poco, in trachea, spiega Wurtz. Laorta, infatti, è un supporto - continua - che non provoca rigetto, una sorta sorta di canovaccio sul quale vanno ad aggrapparsi le cellule staminali del ricevente. Questo permette di generare nuovi tessuti. Dopo due anni, poi, il tubo di silicone viene rimosso. Il trapianto di trachea, avvertono i chirurghi francesi, è unoperazione complessa con gravi rischi post-operatori, in particolare di polmonite. Per questo lintervento deve rimanere uneccezione. Léquipe dOltralpe non ha ancora in programma nuove operazioni. Le persone colpite da cancro alla trachea, infatti, possono essere normalmente operate se la parte da asportare non è superiore al 50% rispetto alla lunghezza della stessa trachea. In certi rari casi, però, che riguardano soprattutto i giovani adulti e che non sono legati a fumo di sigaretta, il male si estende per lintera trachea. Per questi malati, fino ad oggi, erano previste solo cure chemioterapiche, non sempre efficaci, o palliative. Ora il trapianto offre nuove speranze. (Ram/Adnkronos Salute)
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