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Progressi del rene artificiale impiantabile

Da Trapianti.net

01/04/2016
I reni sono organi incredibili che lavorano h24 per depurare il sangue e smaltire i rifiuti. Ogni giorno questi organi, delle dimensioni di un pugno a forma di fagiolo, filtrano circa 150 litri di sangue e producono circa di 1-2 litri di urina.Il trapianto rimane il miglior trattamento per l’insufficienza renale terminale, ma il divario tra domanda e disponibilità di organi rimane enorme. I dati ufficiali evidenziano che negli Stati Uniti sono più di 100.000 i pazienti in lista d’attesa per un rene, ma l’anno scorso solo poco più di 17.000 ne hanno ricevuto uno. La National Kidney Foundation stima che oltre 460.000 americani siano affetti da malattia renale allo stadio terminale e, ogni giorno, 13 persone muoiono in attesa di un donatore di rene. William H. Fissell IV, nefrologo e Professore associato presso lo Vanderbilt University Medical Center di Nashville, Tennessee (USA) e il suo team, sperano ora di porre fine a questo scenario devastante. Stanno infatti lavorando a un dispositivo (primo nel suo genere) che mira a soddisfare questa esigenza con la concreta speranza che si possa avviare una sperimentazione pilota negli esseri umani entro il prossimo anno. Un rene artificiale impiantabile che potrebbe trasformare le prospettive delle persone con insufficienza renale terminale che, al momento, devono fare affidamento sulla dialisi o sulla possibilità di un trapianto per rimanere in vita. “Stiamo creando un dispositivo bio-ibrido che può imitare il rene nella rimozione dei prodotti di scarto, sale e acqua, mantenendo il paziente senza necessità di dialisi”. L’obiettivo è quello di realizzare un dispositivo abbastanza piccolo (circa le dimensioni di una lattina di coca-cola) in modo da poterlo inserire all’interno del corpo di un paziente. Il dispositivo non richiede una fonte di alimentazione perché utilizza la potenza del cuore del paziente e la naturale pressione del flusso sanguigno per spingere il sangue attraverso i filtri. “In questo modo potremmo sfruttare Madre Natura per creare un bioreattore di cellule vive nel cuore del rene artificiale”, spiega Fissell. Il rene artificiale impiantabile, che contiene infatti filtri e cellule renali viventi, utilizza un microchip con le stesse nanotecnologie al silicio che l’industria di microelettronica utilizza per i computer. Secondo Fissel i chip, oltre che esser poco costosi, sono precisi nel rendere ideale la funzionalità dei filtri. Ogni dispositivo conterrà circa 15 microchip, uno sopra l’altro. Ogni microchip contiene i pori, ognuno dei quali funge da impalcatura per una membrana di cellule che imitano le funzioni naturali delle cellule renali. I microchip possono distinguere i composti che vanno riassorbiti nel sangue come nutrienti da quelli che, invece, devono essere rimossi come prodotti di rifiuto e destinati allo smaltimento nelle urine. Un altro aspetto interessante del futuro rene bio-ibrido è che sarà collocato fuori dalla portata della risposta immunitaria del corpo: è quindi improbabile incorrere nel rigetto. Il progetto è iniziato più di un decennio fa, ricevendo nel 2003, la sua prima sovvenzione da parte del National Institutes of Health (NIH), che recentemente ha assegnato 6 milioni di dollari a Fissell e al suo partner di ricerca Shuvo Roy, della University of California-San Francisco. Nel 2012 la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il progetto riconoscendolo fra quei trattamenti che affrontano condizioni gravi o pericolose per la vita e che hanno il potenziale per colmare le esigenze mediche insoddisfatte. Insomma ci sono tutte le condizioni per poter avviare i trial sull’uomo con la speranza che da questi giungano risultati positivi. Il professo Fissell ha riferito che c’è una lunga lista di pazienti desiderosi di partecipare alla sperimentazione e dichiara la sua ammirazione nei loro confronti perché vogliono vivere e sono pronti a mettersi a disposizione anche per il bene di altri pazienti. Bibliografia Fissell WH, et al. Inside Artificial Kidney. Vanderbilt University Medical Center / Vanderbilt News. Feb. 12, 2016
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