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PROTOTIPO: RENE ARTIFICIALE PORTATILE

La sperimentazione presso l'U.O. di Nefrologia e Dialisi dell'Ospedale San Bortolo di Vicenza,

25/07/2006
Potrebbe migliorare, e di molto, la qualità di vita dei pazienti che devono sottoporsi alla dialisi tre volte la settimana, anche se non è l'alternativa al trapianto di rene. Si tratta di un rene artificiale indossabile, una attrezzatura per la dialisi continua contenuta in una cintura. "Si tratta ancora di un prototipo", spiega Claudio Ronco, direttore dell'U.O. di Nefrologia e Dialisi dell'Ospedale San Bortolo di Vicenza, una delle strutture sanitarie più avanzate al mondo in nefrologia, "e dopo una breve sperimentazione effettuata con successo proprio qui a Vicenza, si cerca un produttore e uno staff di ingegneri che possano tramutare l'idea in un vero e proprio prodotto da commercializzare". In realtà l'alternativa alla dialisi in ospedale esiste già, è la dialisi "peritoneale". Conferma Ronco: "Ma in Italia la fa solo il 10-15% dei pazienti perché ci si sente più protetti in ospedale. I casi poi vanno selezionati a soggetti capaci ad esempio di mettere in atto le corrette norme igieniche che impediscano l'infezione del catetere. Inoltre anche la peritoneale non può essere eterna, dopo qualche anno bisogna tornare al centro dialisi". Ed ecco allora l'idea del WAK (wearable artificial kidney), una cintura da indossare il giorno e tenere accanto la notte che ha due scopi: eliminare i liquidi in eccesso con un meccanismo di ultrafiltrazione e purificare il sangue dalle scorie. "Sinora lo abbiamo testato con la prima finalità ed ha funzionato così bene che pensiamo ad una indicazione anche per i soggetti che soffrono di scompenso cardiaco, in modo da limitare la quantità di farmaci da assumere", spiega Ronco, "Al paziente viene posizionato un catetere a due vie: una venosa e una arteriosa, tutto il resto del dispositivo è esterno e la filtrazione è continua, il che rappresenta una soluzione più soft e meno stressante per l'organismo rispetto alla dialisi fatta ogni 48 ore". L'idea è di Victor Gura, Cedars Sinai Hospital di Los Angeles, ma per la sperimentazione sui malati ci si sta avvalendo del San Bortolo di Vicenza.
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