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Qualità dei trapianti:
a 10 anni bilancio positivo.

I dati diffusi dal Centro nazionale trapianti.

18/02/2013
La qualità dei trapianti effettuati in Italia è migliorata notevolmente negli ultimi anni e anche nel 2010 la condizione di salute dei trapiantati italiani è paragonabile o superiore a quella dei principali Paesi europei, come evidenziato dai principali registri internazionali. Questo traguardo è frutto di un’analisi puntuale promossa dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che nel 2002 ha avviato un progetto di valutazione della qualità dell’assistenza sanitaria con l’obiettivo di migliorare lo stato di salute, innalzare il grado di soddisfazione dei cittadini e offrire strumenti di trasparenza. Il Centro Nazionale Trapianti è stato il primo ad aderire al progetto dell’ISS sottoponendo l’attività di trapianto a valutazione, attraverso l’individuazione di criteri condivisi ed il coinvolgimento di tutti i centri operativi e dei professionisti del settore. Per garantire la qualità dei dati trasmessi e l’attendibilità dei risultati presentati sono state avviate procedure di audit (verifica ispettiva) su ogni centro trapianto. Una sintesi di alcuni indicatori per il trapianto di rene, cuore e fegato. RENE Il numero dei trapianti dal 2000 al 2010 è stato pari a 16.993. L’indice di soddisfacimento rispetto alle liste di attesa è pari a 15,4%. La quota di pazienti sopravvissuti a un anno dall’intervento è stata del 97,9% nel 2010. Nel 2000 era del 96,5%. Il trend negli anni è stato comunque sempre stabile. Lo stesso vale per la sopravvivenza dell’organo: 90,5% nel 2000 , 93,3% nel 2010. Il successo del trapianto di rene è comunque evidente anche dalla percentuale di pazienti che hanno ripreso a lavorare o sarebbero in grado di farlo, pari all’89,8% dei trapiantati di rene. CUORE Il numero dei trapianti dal 2000 al 2010 è stato pari a 3.449. La quota di pazienti sopravvissuti a un anno dall’intervento è stata dell’81,6% nel 2010, dato purtroppo negativo rispetto a 10 anni prima: nel 2000 infatti la percentuale era dell’85%. Il trend negli anni è stato peraltro molto variabile, con un picco negativo registrato nel 2001, con il 80,1%, e quello positivo registrato nel 2007, con l’86,9%. Stesso andamento per la sopravvivenza dell’organo. Il trend è passato dall’84,7% del 2000 all’81,6% del 2010, anche in questo caso variabile nel tempo con il picco positivo dell’86,6% del 2007 e il picco negativo del 79,3% nel 2001. Il cuore registra il migliore dato rispetto alla percentuale di pazienti che hanno ripreso a lavorare o sarebbero in grado di farlo, pari al 90,1%. FEGATO Il numero dei trapianti dal 2000 al 2010 è stato pari a 10.471 di cui 268 sono stati da vivente. L’indice di soddisfacimento rispetto alle liste di attesa è pari a 38,75%. La quota di pazienti sopravvissuti a un anno dall’intervento è stata dell’87,4% nel 2010. Nel 2000 era dell’81,5%. Il fegato è l’intervento che ha subito il trend più positivo, sia rispetto alla sopravvivenza a un anno del paziente che dell’organo. Sostanzialmente, infatti, l’andamento è stato costantemente positivo nell’arco di tutto il decennio. Per la sopravvivenza dell’organo la quota è passata dal 75% del 2000 all’83,8% del 2010. Tuttavia il fegato è l’organo che permette il minore recupero della qualità di vita. A lavorare o ad essere nelle condizioni di farlo è infatti solo il 75,1% dei pazienti trapiantati di fegato. In allegato i dati completi.
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