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QUALITA' DI VITA DOPO IL TRAPIANTO DI CUORE

Un recente studio, pubblicato sul Journal of Heart and Lung Transplantation, ha esaminato la relazione tra qualità di vita e variabili demografiche, fisiche e psico-sociali.

18/10/2005
Il tema della qualità di vita dopo un trapianto di cuore è di estrema importanza e ha una valenza multidimensionale che si costruisce attraverso l'interazione di differenti variabili. Un recente studio, pubblicato sul Journal of Heart and Lung Transplantation, ha esaminato la relazione tra qualità di vita e variabili demografiche, fisiche e psico-sociali per individuare i fattori predittivi di qualità di vita in pazienti ad un anno dal trapianto. Lo studio ha osservato 232 pazienti adulti, sottoposti a trapianto di cuore, in cura presso il Luke's Medical Center di Chicago. I pazienti hanno compilato nove questionari descrittivi concernenti differenti aspetti della propria vita quotidiana. I dati sono stati trattati statisticamente utilizzando le correlazioni di Pearson e modelli di regressione multipla. Il livello di significatività è stato fissato a 0,05. I risultati dello studio hanno riportato come area di maggior soddisfazione quella inerente le relazioni sociali mentre come ancora critica quella concernente gli aspetti psicologici. I pazienti subiscono un tollerabile livello di stress, si sono adattati abbastanza bene alle regole, godono, in generale, di una buona qualità di vita e sono soddisfatti dei risultati clinici del trapianto. Nove delle sedici variabili analizzate sono risultate statisticamente significative: minore stress, maggiore completezza delle informazioni ricevute dagli operatori sanitari, miglior compliance con il regime terapeutico, maggiore capacità di adattamento, minori disturbi funzionali e sintomatologia ridotta, età più avanzata e minori complicanze. Gli autori concludono affermando che, ad un anno dal trapianto di cuore, i problemi riportati sono essenzialmente di natura psicologica. Conoscere quindi il ruolo giocato da alcune variabili può essere di aiuto per identificare i pazienti a rischio ed attivare adeguati interventi di supporto. Fatti e Cifre n. 76
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