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Quei milioni di anni di vita guadagnati.

01/06/2015
lI 23 dicembre del 1954 alle 8.30 del mattino Joseph Murray e i suoi colleghi all'ospedale Peter Brigham di Boston prelevarono a Ronald Herrick — un ragazzo di 23 anni perfettamente sano — uno dei due reni per trapiantarlo a Richard, il gemello identico ammalato di una grave forma di nefrite. Non era mai successo prima. Richard riprende a urinare già in sala operatoria e avrà una vita bella e piena per molti anni («C’è stato un silenzio di tomba in sala operatoria quando il rene ha cominciato a colorarsi con il sangue del ricevente e si sono viste uscire dall'uretere le prime gocce di urina»). Da allora a oggi di trapianti ne sono stati fatti più di un milione, persone destinate a morire nel giro di settimane o mesi, pensiamo al trapianto di cuore, o di fegato, tornavano a una vita normale. Per quanto? Rene, cuore, fegato e altri organi hanno aggiunto a chi li ha ricevuti più di due milioni di anni di vita solo negli ultimi 25 anni e solo negli Stati Uniti. Come lo sappiamo? È bastato confrontare quanto hanno vissuto i 533.329 americani iscritti al Registro nazionale dei trapianti che hanno avuto un organo con i dati di 579.506 ammalati iscritti allo stesso Registro che però al trapianto non ci sono mai arrivati. L'allungamento della vita è stato dl 1 milione e 373 mila anni per chi ha avuto un trapianto di rene; 465.296 anni per chi ha avuto un nuovo fegato e 269.715 anni per il cuore, poi ci sono polmone, pancreas e intestino. A stellar accomplishement secondo gli autori del lavoro pubblicato di recente su «Jama», insomma un risultato che ha del miracoloso e che ha lasciato senza parole anche me. Se si estrapolano i dati del Registro nazionale degli Stati Uniti ai trapianti fatti nello stesso periodo in tutto Il mondo si arriva con buona approssimazione a più di 5 milioni di anni di vita in più per chi ha ricevuto un organo dal 1987 a oggi. E pensare che quando il dottor Murray ha cominciato a dedicarsi giovanissimo alla chirurgia dei trapianti uno dei suoi colleghi gli disse «Joe non farti coinvolgere in questa storia, rovinerà la tua carriera». Murray è andato avanti. Adesso sappiamo che aveva ragione lui. Giuseppe Remuzzi, Corriere della Sera
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