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Regno Unito: primo trapianto di “cuore fermo”.

I cardiochirurghi del Papworth Hospital sono riusciti a trapiantare, con successo, un cuore non più battente,

28/03/2015
I cardiochirurghi del Papworth Hospital, nel Regno Unito, sono riusciti a trapiantare, con successo, un cuore "fermo", cioè non più battente, su un paziente sessantenne, colpito da infarto nel 2008. Gli scienziati che hanno effettuato l’operazione hanno dichiarato di essere riusciti a riavviare il battito cardiaco cinque minuti dopo il suo arresto nel donatore, e mantenerlo vitale, assieme agli altri organi, irrorandolo con sangue e altre sostanze nutrienti. “Prima dell’intervento, potevo a malapena camminare, mi mancava il respiro molto facilmente e la mia qualità di vita era pessima”, ha raccontato il paziente trapiantato alla Bbc. “Ora mi sento più forte ogni giorno che passa, e son arrivato in ospedale senza problemi”. Se si escludono due interventi analoghi a quello del Papworth effettuati l’anno scorso in Australia e negli Stati Uniti, i trapianti di cuore sono sempre stati eseguiti usando organi prelevati da soggetti con morte cerebrale, ma il cui cuore era ancora in attività, mediata dalle macchine. “Abbiamo tenuto il cuore in attività per circa 50 minuti”, spiega Stephen Large, il chirurgo che ha coordinato l’équipe medica, “e monitorandone le funzioni abbiamo accertato che fosse in buone condizioni”. L’organo è stato quindi rimosso dal corpo del donatore e trasferito in una cosiddetta macchina heart-in-a-box, che l’ha mantenuto ben nutrito e in attività per oltre tre ore prima dell’impianto. Secondo Large, la tecnica potrebbe consentire di aumentare di almeno il 25% il numero di cuori disponibili per i trapianti. Resta da chiarire, il bollettino del Papworth non dà alcun dettaglio, quanto tempo fosse passato dalla dichiarazione di morte cardiocircolatoria al tentativo di riavvio dell’organo. Un’informazione, come spiega a La Repubblica Alessandro Nanni Costa, direttore del centro nazionale trapianti, fondamentale per determinare la fattibilità di ripristino del battito: “Bisogna capire come è stata accertata la morte dell’individuo donatore (da noi si dichiara il decesso dopo 20 minuti dall’arresto cardiaco, meno in altri paesi) e come è stato fatto ripartire il cuore”, sostiene il medico. “Se hanno inventato una tecnica che fa ripartire il cuore dopo 20 minuti, allora si aprirebbero delle possibilità. Mentre il professor Francesco Musumeci, primario di Cardiochirurgia dell’Ospedale San Camillo di Roma, ha commentato così la notizia all’AGI. “Ipoteticamente si può pensare di trapiantare il cuore di un cadavere solo se l’organo viene prelevato nel giro di 10-15 minuti dopo che ha smesso di funzionare. Questo significa che l’equipe medica deve essere presente al momento della morte del donatore, un’evenienza non così comune da pensare di poter accorciare significativamente le liste d’attesa. Un cuore non può più essere trapiantato senza perfusione di sangue per più di 15 minuti. Ritengo che sia più probabile che i medici britannici abbiano prelevato subito l’organo dal paziente deceduto per poi trattarlo opportunamente fino al suo trapianto. Sarebbe sicuramente la prima volta che viene eseguita una procedura simile sul cuore. Lo si fa per altri organi, come il rene, che hanno una durata maggiore, ma non è mai stato fatto per un cuore. Per fare una valutazione più corretta e onesta dell’intervento dovremmo avere tutte le informazioni necessarie. Prima quindi di pensare di avere in mano una soluzione al difficile problema della scarsità di cuori da trapiantare, sarebbe più corretto aspettare di leggere la descrizione della procedura su una rivista scientifica”. L'INTERVISTA Il presidente del Centro nazionale trapianti: "Problema è tempo di accertamento della morte: in Gb è 5 minuti, in Italia è 20" Repubblica.it DONAZIONE A CUORE FERMO: COS’È E QUANDO AVVIENE In allegato il documento del Centro Nazionale Trapianti.
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