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Religioso dona rene a suo confratello

Non essendo consanguinei, i due religiosi hanno dovuto attendere il parere del Tribunale di Pisa.

26/10/2015
Padre M.C., sacerdote della Congregazione degli Oblati di Maria, ha donato un rene ad un suo confratello missionario, padre R.G.. Non essendo consanguinei, i due religiosi Omi hanno dovuto attendere il parere del Tribunale di Pisa prima di procedere alle analisi mediche e al trapianto, avvenuto il 7 ottobre. Ne dà notizia oggi il Servizio Informazione Religiosa della Cei, che rivela un antefatto: padre R. già nel 2000 aveva ricevuto un trapianto, poi andato male e attendeva da tempo che il telefono squillasse da Cisanello di Pisa per la nuova operazione. Dieci anni di dialisi - sottolinea il Sir - sono tanti, indeboliscono, condizionano la vita di ogni giorno. Così padre M. ha sentito di "doversi fare ancora più fratello". "Te lo do io il rene!". I due si conoscono dal 1975, sono stati compagni di cammino verso il sacerdozio. "Ricordo durante lo scolasticato che ci dicevano: 'Siete pronti a dare la vita gli uni per gli altri?' Ecco, io ho dato solo un rene", riflette padre M. "Pensaci, riflettici, pregaci", gli aveva chiesto padre R. "Ho deciso di farlo: se si può dare una vita diversa, lenire le sofferenze di padre R., perché non aiutarlo?", racconta padre M. Non essendo consanguinei, padre G. e padre C. hanno dovuto attendere il parere del Tribunale di Pisa prima di procedere alle analisi mediche e all'eventuale trapianto. Solo dopo 9 mesi i giudici si sono espressi positivamente e sono iniziate le prescritte prove di compatibilità anche attraverso il "cross match": in sostanza, contemporaneamente sono stati monitorati i reni di diversi possibili donatori. Alla fine, quello di padre M. è risultato il più compatibile. "È una storia condivisa da tutta la Provincia d'Italia e di Spagna e nelle terre di missione", chiosa padre M., che è ancora in ospedale a causa di qualche intoppo nel drenaggio renale.Adesso padre R. sta compiendo il decorso operatorio in una casa di accoglienza a due passi da Cisanello, dove è sottoposto ai controlli di routine. È missionario, abituato ad andare di qua e di là, secondo il carisma della congregazione, secondo la proposta del fondatore, Sant'Eugenio de Mazenod. Ora, però, i medici gli hanno consigliato riposo assoluto. Lui lo sa, non vuole affrettare i tempi, i suoi giovani, che guida da anni, pazienteranno un pò. "Adesso devo gestire un dono che è frutto dell'atto d'amore di un confratello". "Per ora - commenta il Sir - è questa la sua missione". (Avvenire.it)
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