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Rene da vivente: un prelievo eccezionale.

Per la prima volta un rene è stato prelevato attraverso la vagina. L’intervento è stato eseguito nel Policlinico San Matteo di Pavia.

06/08/2011
Quando una madre dona un rene ad un figlio per consentirgli una vita migliore, compie un gesto di immenso amore. Quando lo stesso gesto è reso meno traumatico grazie ai prodigi della chirurgia, allora è qualcosa di più. È una speranza diventata realtà. Per la prima volta in Italia un rene è stato prelevato attraverso la vagina, quindi senza tagli. È stato possibile grazie ad una tecnica assolutamente unica nel suo genere. Una madre di 48 anni ha potuto così donare il rene al figlio, da 2 anni in dialisi, senza eccessivi traumi invasivi. L’intervento è stato eseguito nel Policlinico San Matteo di Pavia dal prof. Andrea Pietrabissa, direttore di Chirurgia Generale 2. Questa tecnica è stata usata per la prima volta negli Stati Uniti - spiega il prof. Pietrabissa -e consente l’estrazione del rene attraverso la vagina limitando notevolmente il trauma chirurgico per la paziente. In condizioni tradizionali, l’organo viene prelevato attraverso un taglio di sette centimetri. In questo caso invece viene evitato il taglio e permesso un rapido recupero. L’intervento è stato realizzato insieme con il prof. Massimo Abelli, che ha trapiantato il rene al figlio della donna. Il dott.Arsenio Spinillo, ginecologo, ha invece predisposto la preparazione del campo operatorio in vagina. Questo metodo è stato utilizzato per la prima volta al mondo poco più di un anno fa negli Stati Uniti, nel centro medico dell’università Johns Hopkins di Baltimora, con il quale il Policlinico San Matteo di Pavia ha un rapporto di collaborazione. Con questa nuova tecnica - precisa Pietrabissa- si inserisce il rene all’interno di un sacchetto di plastica protettivo e la sua estrazione avviene attraverso l’apertura naturale rappresentata dalla vagina. Per la prima volta al mondo, è stato utilizzato per l’espianto il robot chirurgico Da Vinci. Abbiamo esaminato la possibilità di intervenire in questo modo, parlandone con la paziente, nel gennaio scorso - racconta ancora Pietrabissa -. La donna è madre di cinque figli. Proprio le numerose gravidanze avute, l’hanno resa ideale per questo tipo di tecnica. Grazie al suo gesto d’amore il figlio, un ragazzo di 22 anni appassionato di sport, potrà tornare presto ad una vita normale e a giocare nella nazionale di calcio a 5. È una famiglia molto unita - racconta Pietrabissa - sono persone meravigliose. Abbiamo offerto loro di proteggerli dai media, proprio perché sapevamo che una notizia del genere avrebbe suscitato interesse. La famiglia però non si è tirata indietro anzi, si è resa disponibile da subito a raccontare la propria storia nei dettagli perché possa essere un esempio positivo di vita e speranza.
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