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RETINITE PIGMENTOSA: UNA SPERANZA DALLE CELLULE STAMINALI

Il tema è affrontato nell’ultimo numero della rivista New England Journal of Medicine.

22/04/2007
La cecità è spesso causata da condizioni fisiopatologiche in cui le cellule della retina vanno incontro prima a degenerazione e poi a morte. Questo è ciò che accade, per esempio, nel caso della retinite pigmentosa o della degenerazione maculare correlata all’invecchiamento. Le cellule fotorecettrici della retina, coni e bastoncelli, smettono di dividersi alla nascita, per cui la loro degenerazione e morte può essere contrastata solo grazie ad un trapianto. La ricerca di base negli ultimi anni ha dimostrato, prima su animali e per la prima volta nel 1996 in alcuni esseri umani, come il trapianto di cellule embrionali non ancora differenziate possa essere una via terapeutica per il ripristino della funzionalità della retina. Il tema è affrontato anche nell’ultimo numero della rivista New England Journal of Medicine. Il trapianto di cellule embrionali della retina è già stato effettuato sia in modelli animali che nell’uomo. Inizialmente sembrava che le cellule trapiantate non potessero stabilire connessioni funzionali con il resto delle cellule ospiti. Si è scoperto poi che cellule embrionali di età compresa tra le 11 e le 15 settimane di gestazione erano in grado di stabilire contatti con le cellule circostanti e recuperare l’attività cellulare anche delle cellule della retina parzialmente degradate. Pazienti in cui è stato trapiantato questo tipo di cellule hanno recuperato la capacità di distinguere gli oggetti, le forme e talvolta una visione più che parziale. L’effetto tempo però è determinante: cellule isolate due giorni prima o due giorni dopo l’intervallo ottimale non hanno lo stesso tipo di effetto. Questa tecnica presuppone l’uso di tessuti fetali umani, che però è soggetto a regolamentazioni etiche e legislative diverse nelle varie parti del mondo. Quella che potrebbe essere una via percorribile in fase sperimentale può incontrare delle riserve e imbattersi in ostacoli. Per ovviare a questo problema negli ultimi anni è in corso di sperimentazione una via alternativa: incubare cellule embrionali umane e farle crescere in coltura per poi impiantarle nel ricevente. In questo caso, dunque, si potrebbero usare delle cellule embrionali che si differenziano in seguito alle stimolazioni tessuto-specifiche. Ma queste cellule riuscirebbero a risanare completamente il tessuto? È questo uno degli interrogativi a cui la ricerca vorrebbe dare una risposta. Fonte: Bennet J . Retinal progenitor cells - timing is everything. NEJM 2007;356:1577-9. emanuela grasso  
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