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RICERCA: UN POLMONE ARTIFICIALE PORTATILE

Il progetto è stato realizzato dall'Università di Swansea. Nella migliore delle ipotesi il sistema si porrà come alternativa al trapianto, dando un’ulteriore speranza a chi è affetto da enfisema o fibrosi cistica.

18/07/2006
È stato progettato un sistema portatile, uno scambiatore di massa sangue/aria integrato al sistema respiratorio del corpo umano, che permette a pazienti con disfunzioni polmonari di respirare. I pazienti non dovranno più rimanere ricoverati nei reparti di medicina intensiva e potranno muoversi liberamente. Il sistema avrà dei costi limitati: si stima che il polmone artificiale permetterà al sistema sanitario (NHS) di risparmiare milioni di sterline ogni anno. Il progetto di ricerca e sviluppo è guidato dal prof. Rhodri Williams della Swansea University, con l’aiuto dell’ Engineering and Physical Sciences Research Council (EPSRC) e la collaborazione del Complex Fluids e Complex Flows Porfolio. Questa collaborazione nasce dalle sempre maggiori competenze in nanomedicina del Centro multidisciplinare di nanotecnologie dell’Università. I polmoni lavorano scambiando ossigeno-anidride carbonica con il circolo sanguigno. Il sangue, se messo a contatto con una superficie artificiale, coagula e per superare questo ostacolo i ricercatori stanno approfondendo attraverso studi clinici il fenomeno della coagulazione sanguigna, nel laboratorio di ematologia del Morriston Hospital. La Haemair Ltd sta lavorando con il gruppo universitario per trovare soluzioni innovative che assicurino la produzione di un nuovo sistema realizzabile, economicamente vantaggioso e commerciabile. Il prof. Rhodri Wlliams e il dr. Adrian Evans, del laboratorio di ematologia della Swansea, hanno presentato la ricerca al Primo Ministro della Camera dei Comuni enfatizzando le importanti applicazioni delle nuove scienze e tecnologie. I primi risultati sono incoraggianti ma ci sono anche dei limiti. A questo proposito il professore precisa che nel mondo circa 4 milioni di persone muoiono ogni anno per l’insorgere di infezioni respiratorie acute (ARI): se la respirazione viene indotta con metodi artificiali, aumenta il rischio di infezione. Ma va evidenziato che il sistema sviluppato dalla Swansea offre un ponte al trapianto, il che significa le persone arrivano ad affrontare l’operazione in migliori condizioni cliniche e quindi con maggiori probabilità di riuscita. Nella migliore delle ipotesi il sistema si porrà come alternativa al trapianto, dando un’ulteriore speranza a chi è affetto da enfisema o fibrosi cistica. Il prof. Bill Johns, direttore generale della Haemair Ltd; ha avviato il progetto al fine di sviluppare un polmone artificiale studiando il processo evolutivo della fibrosi cistica, una malattia polmonare di cui soffriva suo fratello più grande Graham e che è stata causa della sua morte prematura all’età di 32 anni. Il prof. Johns ha affermato: “Speriamo di aver creato un gruppo veramente motivato per la ricerca in questa nuova tecnologia. L’aspetto economico è importante in ogni business, ma per noi è soltanto un mezzo e non un fine. Siamo motivati dal desiderio di salvare delle vite. Se saremo in grado di salvare anche la vita di una sola persona, come poteva essere per mio fratello Graham, l’intera iniziativa avrà successo. A quel punto il guadagno di un milione di sterline, sarebbe un bonus”. (vipas)
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