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RIGETTO: LA TECNICA - CHIMERA

Positivi i primi test per abolire i farmaci anti-rigetto nei trapiantati

07/09/2004
È il sogno di tutti gli esperti di trapianti: arrivare alla completa accettazione dell'organo trapiantato da parte dell'organismo del ricevente, ovvero alla totale immunotolleranza, senza che il paziente sia sottoposto per tutta la vita alle pesanti terapie immunosoppressive che, indebolendone le difese immunitarie, fanno sì che il nuovo organo non venga attaccato. Questo obiettivo sembra ora essere più vicino: sono infatti positivi i primi risultati della cosiddetta tecnica-chimera, alla quale lavora da alcuni anni la ricercatrice Megan Sykes del Massachusetts general hospital di Boston. A illustrare i dati preliminari delle sperimentazioni in corso, la stessa Sykes, in una affollata conferenza stampa nel corso del Congresso internazionale della Società dei trapianti a Vienna. "L'immunotolleranza - ha affermato la ricercatrice - è un obiettivo raggiungibile anche se saranno necessari ancora alcuni anni". La tecnica si basa sull'idea è di indurre l'organismo ad accettare il nuovo organo, ha spiegato Sykes, "creando una sorta di effetto-chimera tra il sistema immunitario del ricevente e quello del donatore: per fare ciò, al paziente viene trapiantato oltre all'organo, in questo caso un rene, anche il midollo osseo del donatore. In questo modo, le cellule generate dal midollo del paziente, porteranno al sistema immunitario il messaggio di non attaccare i tessuti dello stesso organismo; al contrario, quelle generate dal midollo del donatore diranno al sistema immunitario di non attaccare l'organo trapiantato, riconoscendolo come familiare". In questo modo, ha proseguito, "l'uso dei farmaci antirigetto non è più necessario e il sistema immunitario del paziente è libero di reagire a infezioni e tumori, mentre l'organo trapiantato viene pienamente tollerato". Il principio, insomma, è semplice: "Da un lato - ha sottolineato la ricercatrice - l'eliminazione dei farmaci immunosoppressivi fa sì che le cellule del midollo osseo del paziente continuino a prodursi, garantendo la difesa dell'organismo, mentre il midollo del donatore permette la tolleranza dell'organo trapiantato. La tecnica - ha aggiunto - ha dato risultati positivi sui topi ed è attualmente in sperimentazione sull'uomo". Sono infatti nove i pazienti trattati in questo modo: "Il primo - ha detto Sykes - è stato trapiantato sei anni fa; tutti e nove i pazienti - ha aggiunto - hanno sospeso le cure con i farmaci antirigetto e i risultati sono incoraggianti". Si tratta tuttavia di dati preliminari, ha precisato l'esperta, e bisognerà attendere altri due anni per un'analisi complessiva dei risultati sul primo gruppo della sperimentazione. Il passo successivo sarà la "sperimentazione allargata a un numero maggiore di pazienti e l'obiettivo è estendere la tecnica anche ai trapianti non renali". Naturalmente, ha continuato, "esistono ancora molti ostacoli da superare, a partire dalle difficoltà legate al trapianto di midollo e alla tossicità per le terapie che devono precedere il trapianto stesso, ma certamente - ha concluso Sykes - possiamo dire di essere oggi più vicini al traguardo dell'immunotolleranza nei trapianti". (vipas)
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