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RITORNO A CASA PER L'UOMO CON IL CUORE ARTIFICIALE

Un uomo, senza speranza di vita, vive da ottanta giorni con in petto una macchina che si affianca al cuore naturale.

13/01/2002
E' tornato a casa, il primo uomo in Italia al quale è stato applicato un cuore artificiale definitivo. Come si ricorderà il 25 ottobre 2001, a Rino Frugoni, di 65 anni, il prof. Mario Viganò, direttore della divisione di cardiochirurgia del policlinico San Matteo di Pavia, aveva impiantato il cuore elettromeccanico denominato Lionheart. Un cuore artificiale di nuova generazione, adatto soprattutto a tutti coloro che non possono ricevere un cuore naturale per motivi legati all'età e alle condizioni generali. Lionheart è un progetto dell'università della Pennsylvania in sperimentazione clinica in Germania, Francia, Stati Uniti e Italia. La persona che da più tempo vive grazie a questo sistema ha ricevuto l'impianto più di due anni fa. Rino Frugoni è il decimo paziente. Quando sarà raggiunto il numero di trenta, verrà richiesta alla Food and Drug Administration l'autorizzazione a commercializzarlo. Il pregio di questo nuovo cuore artificiale è la mancanza di fili che colleghino il dispositivo con l'esterno del corpo. "Al sistema non occorre alimentazione con un cavo che attraversa la pelle e che quindi è vettore di infezioni", spiega il prof. Viganò. "Lionheart è totalmente impiantabile e definitivo, risponde a una strategia diversa e rivoluzionaria". La macchina pesa un chilo e mezzo e pompa da tre a sette litri di sangue al minuto a secondo la necessità che il computer rivela. L'energia necessaria alla pompa e al computer-regolatore è fornita da una batteria interna, ricaricata costantemente da fuori. La ricarica avviene per contatto tra una serpentina esterna e una interna sovrapposte attraverso la cute intatta. La batteria interna ha una autonomia di venti minuti, durante i quali il paziente può rimuovere la serpentina appoggiata sulla cute e ad esempio fare tranquillamente una doccia. (vipas)
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