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Roma: niente soldi per fare i prelievi di cornea. Tra sette giorni stop ai trapianti di cornea.

Blocco per il mancato rinnovo del contratto degli oftalmologi.

10/01/2013
La spending rewiew nella sanità lascia senza speranza i non vedenti. La Banca degli Occhi di Roma ha bloccato i trapianti di cornea per il mancato rinnovo del contratto degli oftalmologi. Effetti perversi della revisione della spesa pubblica in uno dei servizi d’eccellenza della sanità romana. A causa dei tagli imposti dal commissario governativo, non sono stati rinnovati i contratti di lavoro ai quattro medici precari addetti al prelievo delle cornee nei donatori per conto della Banca degli Occhi, centro di riferimento regionale che ha sede all’ospedale San Giovanni Addolorata. Il fermo degli specialisti, avvenuto con l’inizio dell’anno, si traduce nell’impossibilità di restituire una speranza alle persone che hanno perso la vista per una patologia corneale. Un miraggio che nel 2012 la Banca ha trasformato in felice realtà per più di mille malati. Esattamente 1.062. Il tema sanitario riguarda una notevole quantità di patologie oculari. Il trapianto di cornea o cheratoplastica è rivolto a tutte le patologie che riducono l’acuità visiva o per un’opacità del tessuto, come cicatrici post-infettive o post-traumatiche, distrofie o degenerazioni corneali, oppure per una sua distorsione, come nel caso del cheratocono e di traumi. L’EMERGENZA Bisogna fare in fretta perché nei congelatori ci sono scorte solo per i prossimi sei-sette giorni. Scaduto quel termine, l’unica alternativa per un trapianto di cornea sarà quella di affrontare un viaggio della speranza a Milano o nel Veneto dove si trovano altri centri specializzati. Un paradosso dover affrontare un intervento in trasferta quando la Banca degli Occhi di Roma è uno dei presidi di maggior qualità nazionale e in Europa. Ed è ancora più insensato, se non addirittura mortificante, che si debba fare a meno della preziosa opera degli addetti al procurement ovvero dei sanitari che nei ventiquattro ospedali della Capitale e del resto della regione si occupano di convincere e ottenere il consenso dai parenti dei donatori. Dopo un lungo impegno nella sensibilizzazione alla donazione, come livello di adesione l’Italia è seconda solo agli Usa. «Questa vicenda - conferma il direttore generale dell’azienda ospedaliera San Giovanni, Gianluigi Bracciale - è motivo di forte preoccupazione: siamo di fronte ad una struttura d’avanguardia mutilata. Purtroppo nel decreto commissariale di fine anno non sono stato autorizzato a rinnovare i contratti ma ho trovato la Regione Lazio molto sensibile a trovare presto una soluzione». (Giulio Mancini, ilMessaggero.it)
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