indietro

ROMA: PRIMO IMPIANTO DI CUORE ARTIFICIALE AL POLICLINCO

Il paziente al quale è stato impiantato il sistema è un uomo di 65 anni.

29/07/2009
L'intervento, eseguito sabato scorso al Dipartimento "Cuore e Grossi vasi", diretto dal professor Carlo Gaudio, consisteva nell'impiantare un sistema di assistenza ventricolare sinistra (Lvad) tipo Jarvik 2000. E' il primo che viene impiantato a Roma e il 21.mo in Italia dal 2007. Questo sistema è composto da una pompa centrifuga che viene inserita nel ventricolo sinistro del paziente e svolge la funzione di incrementare, fino a livelli fisiologici, la portata del sangue in tutto il corpo. Le dimensioni sono di 7 cm di lunghezza e 2,5 cm di diametro, ha forma cilindrica e resta alloggiato all'interno del cuore. L'intervento, durato complessivamente 6 ore, è stato eseguito dalla equipe composta dai professori Giuseppe Mazzesi e Fabio Miraldi con il dr. Antonio Barretta e il dr. Piero Proietti; hanno fornito il loro supporto tecnico il prof. Massimo Massetti dell'Universita' di Caen (Francia) e il prof. Guido Sani dell'Universita' di Firenze, che seguono il progetto multicentrico europeo di tali impianti. La delicata gestione anestesiologica dell'intervento, che e' stato eseguito senza l'impiego della circolazione extracorporea, e il successivo trattamento in terapia intensiva sono stati condotti dalla unita' operativa di Cardio-Anestesia diretta dal prof. Luigi Tritapepe con il dr. Claudio Di Giovanni. Tale procedura costituisce di fatto l'avvio del nuovo programma per il trattamento chirurgico dello scompenso cardiaco presso il Policlinico Umberto I di Roma. Il paziente al quale è stato impiantato il sistema è un uomo di 65 anni che, come conseguenza di un esteso infarto miocardio a marzo era stato trattato per quasi due settimane con una contropulsazione aortica e con il supporto farmacologico necessario. Dimesso dopo un mese, l'uomo era stato ricoverato molte altre volte per il trattamento di ricorrenti episodi di scompenso cardiaco. Nonostante le cure farmacologiche massimali, il paziente non è riuscito a sostenere un trattamento domiciliare con un minimo di autonomia. Non esistevano peraltro, i presupposti per un trattamento chirurgico convenzionale, ne' per un trapianto cardiaco, controindicato a causa di una forma di diabete estremamente aggressiva. Il paziente è attualmente in buone condizioni generali.
torna su