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SALVATA DA UN CUORE "USA E GETTA"

Si tratta di un congegno che sostituisce il ventricolo sinistro e viene usato come "ponte" verso il trapianto.

24/09/2002
Un cuore artificiale 'usa e getta', piu' piccolo e sottile di una comune sigaretta, ha salvato la vita a una donna di 55 anni che, in attesa di trapianto di cuore, era in condizioni tanto critiche che i medici disperavano di portare fino al trapianto cardiaco. La donna, affetta da cardiomiopatia ischemica post-infartuale, in attesa di trapianto cardiaco presso il Dipartimento 'A. De Gasperis' dell'Ospedale milanese di Niguarda, e' stata cosi' la prima paziente al mondo ad essere arrivata al trapianto di un cuore vero grazie a questo dispositivo. Si tratta di un sistema di assistenza ventricolare sinistro intracardiaco chiamato 'Impella Recover 100', come ha spiegato Ettore Vitali, direttore dell'Unita' Operativa di Cardiochirurgia del Niguarda, durante i lavori di apertura del 36* Convegno Internazionale di Cardiologia. Il dispositivo, messo a punto in Germania, e' stato utilizzato finora una settantina di volte nel mondo per supportare i pazienti in stato di shock cardiogeno successivo all'infarto o quelli il cui cuore non e' in grado di riprendere a funzionare da solo dopo la circolazione extracorporea applicata in occasione di un intervento chirurgico. Mai era stato utilizzato come 'ponte temporaneo' al trapianto. ''Questo perche' - ha spiegato Vitale - questa piccolissima pompa elettrica, una microturbina in grado di fornire una portata di 5 litri al minuto a una velocita' di rotazione di 32.000 giri al minuto, ha il difetto di usurarsi nel giro di una settimana. Noi infatti vi avevamo fatto ricorso per consentire alla paziente di superare il momento critico in attesa di metterle un 'vero' cuore artificiale. Il caso ha voluto che dopo tre giorni si e' invece reso disponibile un cuore da donatore. Cosi' la signora e' stata sottoposta a trapianto''. Il dispositivo delle dimensioni di un catetere lungo 6,5 centimetri, con un diametro di 6,4 millimetri, viene inserito direttamente nell'aorta ascendente e quindi, attraverso la valvola aortica, nel ventricolo sinistro, con un intervento minimamente invasivo e con un rischio chirurgico assolutamente limitato. ''Cosi' posizionato - ha spiegato il cardiochirurgo milanese - aspira nel ventricolo sinistro e pompa fuori sangue nell'aorta''. Costa circa 8000 euro, contro gli 80 mila di un normale cuore artificiale. Ma non e' nel costo, relativamente basso, la forza di questo dispositivo: essa risiede nella capacita' di aiutare immediatamente - ha spiegato Vitali - il paziente critico, che a causa del cuore che non funziona ha anche altri organi in sofferenza, reni, polmoni, fegato e che si definisce in stato di shock cardiologico, con un deficit circolatorio globale che comporta un grave rischio di morte nell'arco di poche ore. Nel caso della paziente di Niguarda, una volta che il cuore veniva 'aiutato' da Impella, anche gli altri organi hanno ripreso a funzionare, tanto da consentirle di sopportare dopo soli tre giorni, con un rischio molto inferiore, un intervento serio come quello del trapianto cardiaco. L'utilizzo di questo dispositivo come 'ponte' al trapianto vero e proprio ha pero' un preciso limite di tempo: una settimana secondo le 'istruzioni per l'uso' (perche', a 32 mila giri al minuto, in quell'arco di tempo i materiali usati si usurano) dopo di che deve essere sostituito e gettato via. Gli ideatori di questo 'cuore usa e getta' stanno studiando la possibilita' di modificarlo per permettere ai chirurghi di inserirlo per via percutanea, attraverso l'arteria femorale (esattamente come per un' angioplastica). ''A quel punto - ha osservato ancora Vitale - potra' essere utilizzato con profitto, sempre in via temporanea, anche per interventi chirurgici non cardiologici, quando serve sostenere l'attivita' di pompa del cuore, ad esempio se il paziente ha problemi cardiaci''. (ANSA)
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