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Sangue cordonale: verso un regolamento comunitario.

Lo chiedono le associazioni italo-francesi.

17/03/2011
La guerra dei sostenitori della donazione solidaristica del sangue cordonale alle banche private si sposta a Bruxelles. Martedi 15 marzo, il “Comitato italo-francese per il buon uso del sangue del cordone ombelicale”, un network di cui fanno parte personalità del campo scientifico e di quello del volontariato provenienti da Italia e Francia, in un audizione alla Commissione Sanità dell’Europarlamento e alla presenza della Vicepresidente del Parlamento Roberta Angelilli, ha richiesto l’assunzione di un impegno ritenuto ormai improcrastinabile: il settore sia regolamentato su scala comunitaria. Chiare le richieste del Comitato. Innanzitutto una distinzione netta tra la raccolta del sangue cordonale per uso autologo nel caso in cui il neonato sia sano (in banche private a pagamento) e nel caso in cui nasca affetto da una patologia curabile con trapianto autologo (gratuita e già garantita dal sistema sanitario pubblico). Inoltre, si chiede una definizione delle basi medico-scientifiche e delle utilità pratiche delle due tipologie, nonché la determinazione delle norme di qualità e sicurezza per raccolta, controllo, conservazione, stoccaggio e uso delle due tipologie. “Se le banche pubbliche del cordone infatti eseguono una selezione delle donazioni rigorosa in base a precisi e imprescindibili parametri, che porta a un bancaggio del 30% delle sacche (quelle non idonee vengono impiegate per la ricerca), le banche private, in nome della logica del lucro, accettano tutte le donazioni”, si legge in una nota. Inoltre, dal Comitato, arriva la richiesta che “sia precisato il carattere lucrativo della conservazione autologa in banche private e che vengano adottate misure per limitare se non a impedire del tutto la deriva mercantile che con tale pratica è stata introdotta nei Paesi europei nella raccolta e conservazione a fini terapeutici di componenti del corpo umano e particolarmente del sangue del cordone ombelicale”. Ogni anno le unità stoccate nelle banche private del cordone superano di 2÷3 volte quelle bancate nelle strutture pubbliche (Italia: 60.000 circa contro 22.772). Quanto alla legislazione europea in materia, è un puzzle molto variegato. Nella maggioranza dei Paesi operano una o più banche private per la conservazione autologa mentre in quattro Paesi (Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo) vi è un divieto esplicito alle banche di sangue cordonale di tipo autologo nelle normative. Una situazione, che secondo il Comitato viola “i principi generali che ispirano le norme della Comunità Europea in materia di dono e uso del sangue e di altre parti del corpo umano per fini terapeutici” e che è inoltre “contraria alla direttiva 2004/23/CE del Parlamento Europeo che riguarda anche specificamente le cellule staminali ematopoietiche del sangue cordonale”. I parlamentari si sono detti disposti a esaminare la proposta e ad agire sui governi nazionali affinché recepiscano almeno le direttive europee esistenti. “È un dovere di tutti quello di impegnarsi per combattere le malattie invalidanti”, ha affermato Antonio Cancian, eurodeputato del gruppo PPE. “Per questo dobbiamo lavorare per istituire una fonte importante di cellule staminali giovani e indifferenziate, evitando speculazioni e anomalie che oggi purtroppo rischiano di imperversare”.
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