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SI' ALL' UTILIZZO DI CELLULE FETALI

Il Comitato nazionale di bioetica approva l' uso a fini terapeutici di cellule fetali dopo l'interruzione volontaria di gravidanza.

24/05/2005
Sì del Comitato nazionale di bioetica all'uso a fini terapeutici di cellule fetali provenienti da interruzione volontaria di gravidanza, qualora siano rispettate alcune condizioni indicate nel documento. Il parere, che era stato richiesto dal direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa, in merito a un progetto di ricerca che coinvolge l'Istituto neurologico Besta di Milano, è stato approvato oggi a larghissima maggioranza (1 astenuto, 1 voto contrario). Punto di partenza del parere espresso oggi dal Comitato nazionale di bioetica che considera "moralmente accessibile" l'uso delle cellule fetali da feti che derivano da aborto volontario è stato il quesito sottoposto al Comitato da Nanni Costa e relativo alla partecipazione italiana al più grande studio internazionale mai organizzato sulla Corea di Huntington, una delle più gravi e diffuse malattie neurologiche ereditarie. Lo studio, al quale partecipano centri di Francia, Belgio, Svizzera, Germania e Italia (tramite l'istituto Besta), prevede l'impianto di cellule nervose (neuroni) prelevate da feti di sei-nove settimane provenienti da interruzione volontaria di gravidanza. Il sì del Comitato nazionale di bioetica è stato quasi unanime, ma a condizione che vengano rispettati sette requisiti. Il primo, imprescindibile, prevede che il gruppo di medici che opera l'interruzione volontaria di gravidanza non abbia alcun rapporto con il gruppo che utilizza le cellule a scopo di ricerca o terapeutico. "In questo modo si evita il rischio che queste pratiche possano essere di incentivo all'aborto", ha osservato la vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica, Cinzia Caporale. La seconda condizione è che le cellule possano essere utilizzate soltanto con il consenso della donna che interrompe la gravidanza, richiesto a intervento avvenuto. In terzo luogo le modalità dell'interruzione di gravidanza non possono essere modificare in funzione del reperimento delle cellule fetali. In altre parole, la tecnica dell'intervento non può subire alcuna modifica in relazione al fatto che le cellule fetali dovranno essere utilizzate. La quarta condizione è che venga rispettato il diritto alla riservatezza della donna. La quinta prevede che il tessuto fetale possa essere utilizzato solo per sperimentazioni a scopi di ricerca o terapia di elevato contenuto scientifico. In sesto luogo ogni protocollo di sperimentazione clinica o di ricerca basato sulle cellule fetali deve essere sottoposto alla valutazione del Comitato etico locale. L'ultima condizione, giudicata fondamentale dai bioeticisti, è che il tessuto fetale deve essere donato gratuitamente. Viene anche lanciato un appello perché gli aspetti di commercializzazione vengano presi in considerazione dal legislatore allo scopo di contrastare il fenomeno dei cosiddetti "mediatori di tessuto fetale". Grande soddisfazione per il parere è stata espressa da Cinzia Caporale perché la possibilità di utilizzare cellule da feti volontariamente abortiti "era legale, ma non regolamentata. Adesso si sono stabiliti dei limiti e nello stesso tempo è stato legittimato moralmente questo tipo di ricerca". (vipas)
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